Tra poesia e canzone. Intervista a Patrizia Cirulli

di Guido Michelone

È fresco di stampa per la Incipit Records – distribuito da Egea Music – l’album ‘Mille baci’ scritto e cantato da Patrizia Cirulli, la quale ha compiuto un’operazione davvero insolita per il sound popolare italiano, mettendo in musica, sotto forma di canzone, alcune celebri poesie di Oscar Wilde, Federico Garcia Lorca, Salvatore Quasimodo, Gabriel D’Annunzio, Charles Beaudelaire, Attilio Bertolucci, Catullo, Frida Kahlo, Eduardo De Filippo, Umberto Saba, Alda Merini, Trilussa, Fernando Pessoa. Accompagnano Patrizia nel disco fior fior di musicisti come Andrea Di Cesare, Fausto Mesolella, Sergio Munoz, Giancarlo Cattaneo, Lele Batista, per un risultato sorprendente, di cui si discute in quest’intervista esclusiva per ‘La poesia e lo spirito’.

Patrizia ci parli brevemente del tuo nuovo album ‘Mille baci’?

È un album in cui testi di grandi poeti diventano canzoni vere e proprie.
La prima poesia che ho musicato è stata “Forse il cuore” di Quasimodo nel 2010 con cui ho vinto il Premio Lunezia. Da qui mi sono appassionata moltissimo a questo tipo di approccio ed ho continuato su questa strada. Ho poi scelto testi di altri autori ed è così nato questo disco. E’ un disco di musica leggera/d’autore a tutti gli effetti. Il valore aggiunto è che i testi sono stati scritti da grandi poeti.

Hai trovato particolari difficoltà a mettere in musica poesie celeberrime?
No, al contrario. In realtà, come cantautrice sono sempre partita dalla parte musicale per poi arrivare al testo. Non pensavo di poter fare il contrario. Invece, dopo il primo tentativo, si è aperto un modo nuovo per me. Ho scoperto la musicalità delle parole e la facilità con cui riesco a “sentire” la musica nelle parole.
Succede qualcosa di magico, leggo un testo e riesco quasi subito a capire se può “trasformarsi” in una canzone.

Ora, così, a bruciapelo in tre parole chi è Patrizia Cirulli?

Come dico in una mia canzone: “…Una pazza che sa ancora commuoversi”.

Ci racconti ora il tuo primo ricordo letterario? E il tuo primo musicale?

Ricordo un racconto che mi aveva molto colpito da piccola, “Il buio è un cavaliere”.
E poi Calvino, “Il cavaliere inesistente” e “Il barone rampante”.
Fra l’altro ricordo che in quinta elementare ho portato come poesia agli esami “Il vecchio e il bambino” di Guccini. La maestra aveva proposto questo testo fra le poesie da scegliere dicendo che l’autore era un poeta che faceva anche il cantante.
Come primo ricordo musicale, mi viene in mente Alberto Camerini.

Quali sono i motivi che ti hanno spinto a diventare cantautrice?

Da piccola non volevo andare all’asilo. Preferivo stare a casa a giocare con i dischi. Credo sia nato tutto da lì! Ho sempre avuto questo istinto che mi portava verso il suono. Poi ho iniziato a cantare e cantavo cover e canzoni scritte da altri. Qualcuno mi ha fatto poi capire che era importante scrivere le proprie canzoni. Quindi ho iniziato a scrivere musica e testi, facendo un lavoro di ricerca su musica e parole in relazione alla mia voce.

Accetti per te questa definizione di cantautrice o ne preferisci altre (cantatessa, folksinger, ecc.)?

Si, va bene. Mi piace anche la versione spagnola del termine, la Cantautora.
Ha un suono molto bello. Autorevole e divertente.

Ti consideri più poetessa o musicista o altro ancora?

Sono una cantante che compone la propria musica. E i testi.
E cerco di farlo in modo poetico. Con intenzione poetica.
Sono molto di più nel suono che nella parola. Ma la parola diventa suono, quindi ci incontriamo.

Ma cos’è per te una canzone?

Un piccolo incanto. Piccolo perché dura pochi minuti. Ma resta nel cuore per molto più tempo.

Quali sono le idee, i concetti o i sentimenti che associ al momento di creare una canzone?

Per quanto mi riguarda è qualcosa di magico, è un processo che si mette in moto. Poi ogni canzone è un mondo a sé. Il fatto di musicare dei testi già esistenti è una cosa diversa, in quanto ho già un riferimento, so già di cosa si sta parlando. Scrivere, invece, un brano da zero, significa farmi guidare dalla parte musicale, non cosa può succedere e quali immagini possono arrivarmi. Quello che posso dirti è che normalmente non scrivo canzoni “descrittive” ma canzoni “emotive”.

Come scrivi: quaderno, bloc-notes, computer, tablet o altro?

Quaderno, fogli, agende… comunque carta e penna.

Hai luoghi o momenti della giornata che privilegi per scrivere?

Di solito la mia stanza, oppure sul divano. Il momento può variare, non è definito.

Una poesia fra tutte quelle del disco? e perché?

Più di una. Ma se mi fai scegliere ti dico “Poesia per Diego Rivera”. Una poesia scritta da Frida Kahlo per suo marito. Frida è una pittrice, ma credo poetessa a tutti gli effetti, la sua vita è stata un’opera d’arte. Ha saputo trasformare il dolore in gioia di vivere.
In questo brano descrive ciò che Diego è stato per lei. E’ un testo diretto, totale, una dichiarazione di amore e dolore. Ma anche qui il dolore si trasforma e Diego arriva ad essere “in tutto”. E “…dire in tutto, è stupido e magnifico”, dice Frida. Ho pianto mentre musicavo questo testo e ho pianto spesso mentre lo cantavo.
Sono molto vicina alla sua storia e poter cantare le sue parole mi fa percepire ancora di più il suo vissuto.

E c’è per te un libro-cult o un disco-cult tra quelli che hai letto e ascoltato?

Una delle artiste folksinger che ho amato di più è Tracy Chapman. Di sicuro un disco che è nel mio cuore è “Talkin’ Bout a revolution”.
Per i libri, mi viene in mente Simone de Beauvoir “Memorie d’una ragazza per bene”.

Almeno tre titoli che porteresti sull’isola deserta?
“Con te e senza di te” di Osho.
“Ascolta il silenzio” di Anthony De Mello.
“Una stanza tutta per sé” di Virginia Woolf.

Quali sono stati i tuoi maestri di vita, nella musica, nella letteratura?

I miei genitori prima di tutto. Poi i miei insegnanti in materia psicanalitica, che mi hanno illuminato di riflesso anche in ambito musicale.
Nella musica ricordo la mia prima insegnante di canto, Eloisa Francia.
Nella poesia, Alda Merini.

Progetti per l’immediato futuro?
Portare il nuovo disco “Mille Baci” a spasso e farlo suonare il più possibile dal vivo.
Intanto il 13 aprile al Circolo dei Lettori di Torino e il 29 aprile allo Spazio Teatro 89 a Milano.

Un pensiero su “Tra poesia e canzone. Intervista a Patrizia Cirulli

  1. Musicare una poesia è un impresa ardua..
    Si devono accostare due elementi “dominanti”, forse troppo simili e difficilmente amalgamabili.
    La canzone è un testo la cui potenza espressiva è amplificata dalla musica.
    La poesia è una musica che è difficile potenziare con altra musica e forse controproducente.
    Qualcosa rischia di passare in secondo piano.
    Sono rari i casi in cui il risultato è eccezionale.

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