17 aprile 2016. Riprendiamoci la sovranità donataci dai nostri padri

corona

 

Ciò che caratterizza la democrazia è che la sovranità appartiene (o dovrebbe appartenere) al popolo, invece che a un sovrano e alla sua corte. Così afferma la Costituzione. Ed è come se tutti gli italiani con capacità di voto, una volta ogni tanto, avessero una corona in testa per prendere decisioni importanti.

L’aspetto preoccupante è che pochi sono consapevoli di essere sovrani, anche se solo per il tempo necessario ad esprimere una preferenza di voto su una scheda. Ma ancora più preoccupante è che moltissimi non sappiano  cosa è la Costituzione, come è nata, i diritti e gli obblighi che ci vengono attribuiti, la ragion d’essere degli organi costituzionali, le loro funzioni e i loro limiti. Quanto meno sappiano delle frequenti violazioni o disapplicazioni dei suoi principi e delle sue norme. Della sottrazione di sovranità che i governi e partiti ci hanno riservato soprattutto in questi ultimi anni.

Per guidare una moto, un’auto, un’imbarcazione è richiesta un’abilitazione attraverso il superamento di un esame. Per contribuire a decidere il destino politico ed economico del nostro Paese, i valori e gli obiettivi che caratterizzano un’azione di governo – con le varie implicazioni sul nostro status di cittadini e di lavoratori e sul futuro dei nostri figli – non è invece richiesta alcuna abilitazione. Recita la Costituzione (Art. 48): “Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge”. Ciò è comprensibile, considerando le esperienze del passato e il rischio di una manipolazione nella concessione delle “abilitazioni”.
Dobbiamo però domandarci se i programmi scolastici diano quelle competenze minime necessarie a compiere delle scelte consapevoli, raggiunta la maggiore età, e se non sarebbe opportuna, in caso contrario ed anche per coloro che sono ormai fuori dal percorso scolastico, un’azione urgente e diffusa di alfabetizzazione. Se il diritto di voto “è dovere civico” (Art. 48 Cost.), tutti dovrebbero essere messi nelle condizioni di esercitarlo al meglio, nell’interesse del Paese e di sé stessi, tanto più in tempi di gravissima crisi di legalità e di deriva etica.
Ma non è mai troppo tardi, e avremo conferma a breve se l’ignoranza e il disinteresse incidono o meno sull’efficacia di uno strumento di democrazia importante come quello referendario.
Intanto, l’augurio che tutti oggi ci si rechi a votare in occasione del referendum anti trivelle, dimostrandoci degni della sovranità duramente conquistata, anche per noi, dai nostri padri. Dando così prova che esistiamo, come cittadini, decisi come non mai a esercitare le nostre prerogative non ostante le esortazioni, sconcertanti, a non farlo, in violazione della stessa Costituzione e della legge elettorale.

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