41. Triduo

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Crescevamo tra ostacoli anch’essi crescenti, ma qualcosa si muoveva. Avevano spostato la liturgia eucaristica dalle otto alle sedici: un bel vantaggio, perché la sveglia presto, la domenica mattina, era per molti uno scoglio insormontabile. Mi commuovevo a vedere la folla che sceglieva quell’orario semplicemente ritenendolo il migliore. Non venivano per me: ed era un importante risultato. Potevano scoprire qualcosa che mettesse in crisi le loro coordinate, aprirsi a un mistero che fissa, con ciascuno, un incontro decisivo. Insomma, stavamo ripartendo. La messa delle otto era un recinto che tendeva ad allargarsi, ma sottostava a limiti precisi. Ora, l’argine era rotto: il passaparola sarebbe divenuto un volano grazie al quale il Progetto avrebbe preso piede. Pensavo a don Mario e a don Umberto, che dal cielo incoraggiavano la nostra avventura sgangherata: l’esperienza quotidiana, infatti, continuava a registrare angherie ed umiliazioni, un’insignificanza simile a quella di coloro che i francesi chiamano “invisibili”. Eppure, crescevamo: tornavamo all’origine, dopo aver fatto il giro; approdavamo alla sorgente che zampilla per la vita eterna, ai fiumi d’acqua viva di cui parla il Vangelo di Giovanni. Passato il venerdì cruento di passione e il silenzio assordante del sabato santo, scorgevamo la lama di luce dell’alba della domenica di Pasqua.

6 pensieri su “41. Triduo

  1. Elegia.
    Il bene, dici, vince sempre. Come
    caligine, che prima o poi dilegua. Invece di cantare
    il merlo, a volte, salta sopra il muro e guarda verso il nulla,
    ti pare. Puoi pensare il poeta come il punto di contatto
    tra il canto e il muro, tra il nulla dello sguardo
    e il bene che la nebbia ha contraffatto.
    (di Fabrizio Centofanti)

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  2. L’ingiustizia, il male come realtà non può semplicemente essere ignorato, lasciato stare. Deve essere smaltito, vinto. Questa è la vera misericordia. E che ora, poiché gli uomini non ne sono in grado, lo faccia Dio stesso – questa è la bontà incondizionata di Dio’ ”.
    Tratto dal libro Gesù di Nazaret
    Benedetto XVI

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  3. ….La stanza era sempre piu’ bianca e i cappotti, se possibile,piu’ scuri.
    “Non so,non mi convince questa storia:stiamo concentrando le energie per “contrastare”
    il soggetto,e invece,sembra avere sempre piu’ successo.
    Non vorrei che questo spreco di forze aumentasse i suoi successi.
    Cio’ che facciamo ha il sapore della rivalsa e della frustrazione;
    Aspettiamo….dobbiamo muoverci solo spiando le sue mosse, per non restare spiazzati.
    mi chiedo se non dobbiamo cercare un’altra via per trovare il bandolo della matassa!
    L’uomo dal bavero alzato fece un leggero movimento,dove si manifestava tutto il proprio disappunto all’evolversi della realta’.
    …Gesu’ stesso e’ stato provocato a “crescere” dal continuo confronto con i farisei e gli scribi…
    …Bisognerebbe tentare di migliorare se stessi piuttosto che sentirsi umiliati dal successo del vicino.
    “Sei un idealista…siamo di carne e sangue…la vita non e’ fatta per inseguire farfalle”!!!

    Liberamente tratto da “un romanzo” con sottotitolo “” C’e’ solo un modo per essere fe_
    lici”” (2011)(spero che l’autore non mi citi per uso improprio)

    ….Immagino l’amico sacerdote che pende dalla croce ereditata da don ***** ,recitando i
    versetti desolati di una solitudine imprevista!!!

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  4. E questo è bello, quando prete che fa la messa vuole essere ascoltato, perchè vuole condivide la buona notizia dal Dio; che con suo amore e gioia riesce influenzare la gente. Così dovrebbe essere il prete. Perchè Amore viene condivizo. Bravo don Fabrizio!

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  5. Il cielo d’Irlanda è un enorme cappello di pioggia
    il cielo d’Irlanda è un bambino che dorme sulla spiaggia
    il cielo d’Irlanda a volte fa il mondo in bianco e nero
    ma dopo un momento i colori li fa brillare più del vero

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