5 COSE DA EVITARE NEL MONDO DELLA POESIA

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di Max Ponte

In seguito al mio post su FB, che ha aperto un ampio dibattito, ripropongo il testo con alcune integrazioni. Nella foto sopra, per addolcire la pillola, un fotogramma da “Totò truffa” dove il nostro Totò vende la fontana di Trevi. Anticipo che quanto segue è frutto di osservazioni e di errori anche da parte del sottoscritto e che non è esaustivo. Si tratta di un promemoria, spero utile e di buon auspicio per tutti noi.

5 COSE DA EVITARE NEL MONDO DELLA POESIA

1) INIZIATIVE A PAGAMENTO: LE CASE EDITRICI DI POESIA A PAGAMENTO che fanno le splendide pur rimanendo a PAGAMENTO, ormai possiamo stamparci i libri in mille modi perché regalare denari a questi qui? Si va da qualche centinaia di euro a qualche migliaia, vi consiglio una vacanza e di stamparvi i libri col “printing on demand” o andando in una copisteria. Tanto i libri di poesia alla fine si portano a mano. Sempre nella categoria includerei tutti I CONCORSI A PAGAMENTO che prevedono una “tassa” che viene spacciata come di “segreteria”. Inutile dirvi che sono tutte forme per lucrare sul povero autore che non portano da nessuna parte.

2) I POETI CHE SE LA TIRANO e al massimo son conosciuti dal vicino di pianerottolo, ma loro penseranno di essere sempre dei grandi e si incazzeranno se non vinceranno un poetry slam ad esempio. (E magari si incazzeranno pure con te, anche se gli spieghi che lo slam è un laboratorio, gratuito e nessuno li obbliga ad esserci). Sempre con la stessa spocchia vedrete alcuni critici che vi guarderanno come “unti dal signore”, tronfi, scoprirete che gran parte delle loro conoscenze son farlocche.

3) LE CRICCHE AUTOREFERENZIALI dei poeti prive di qualsiasi forma di autocritica, dove l’obiettivo è invitare e promuovere i soliti ignoti tanto che poi tali cricche implodono in loro stesse per la mia felicità. Il lavoro poetico ed intellettuale, e di ricerca, è tale perché aperto a comunicazioni continue e ad un onesto lavoro collettivo in fieri. Purtroppo l’Italia è abitata da mille piccoli clan letterari, che non comunicano fra di loro, ma è possibile immaginare orizzonti migliori.

4) I POETI-PORTABORSE, al servilismo non c’è fine, il baronato esiste anche qui e piace. Ci sono molti giovani poeti che pensano che a star dietro ad un “maestro” si possan aver vantaggi. Ora se lo fate perché credete nel maestro buon per voi, se lo fate per aver qualche “aiutino”, a livello di critica ed editoria, forse non è molto dignitoso.

5) I POETI CHE PENSANO SOLO AI SOLDI che poi mi chiedo ma non potevate trovarvi un onesto lavoro qualsiasi? Avidi letterati piccoli faccendieri di provincia. I SOLDI in poesia (rimborsi o finanziamenti) non sono da buttare ed è giusto che ci siano ma non sono neanche da inseguire calpestando il prossimo o da mettere avanti in ogni caso a scapito delle iniziative, necessario valutare caso per caso. Ho sempre pensato al mondo della poesia come un mondo fuori da dinamiche proprie della civiltà contemporanea e continuerò a puntare su questo.

I miei più alfanumerici saluti,

MP

3 pensieri su “5 COSE DA EVITARE NEL MONDO DELLA POESIA

  1. Caro Max Ponte mi sono divertita molto nel leggere questo tuo articolo: hai ragione su quasi tutti i punti. Sgomitare, lusingare, cercare pseudo-maestri o tentare di imitare veri poeti per ottenere l’aiutino’ di cui parli e via discorrendo sono tutte cose che danneggiano la poesia. E’ l’apparire che trionfa sull’essere, una smania di protagonismo che è specchio purtroppo del nostro fallace mondo contemporaneo e frutto della recessione della cultura umanistica. Oggi c’è molta poesia lifting. Mi spiego meglio: mi capita spesso di trovarmi di fronte a libri pubblicati da case editrici ‘importanti’ con presentazioni di critici autorevoli o presunti tali i cui autori pur di apparire acconsentono a sborsare fior di quattrini. Leggendo però attentamente qualcuno di questi libri solo in pochi casi mi lascio trasportare dai versi. Mi sembra tutto artificioso, concordato ‘sapientemente’ a tavolino fra editori e autori. Per questo uso il termine lifting. Se una tal persona a sessant’anni decide di ritoccarsi per ritornare alla giovinezza, si noterà nelle foto, a loro volta ritoccate, una mancanza di autenticità rispetto ai veri trent’anni… Guai poi a chi osa fare qualche intervento critico non del tutto positivo su qualche libro!… Tu ne sai qualcosa!… Non esistono più i Keats che accettavano senza fiatare anche le critiche poco lusinghiere, e di conseguenza la stessa critica letteraria in tal modo si svuota completamente di contenuto. Non esiste più, come giustamente rilevi, il senso critico, la maieutica socratica che incita al confronto dialettico come giustamente rilevano anche i miei amici poeti Sebastiano Aglieco e Stefano Guglielmin, tanto per portare un esempio. Quanto al primo punto però, secondo me c’è da fare una distinzione. Sarebbe bellissimo poter pubblicare del tutto gratuitamente, ma per chi come me, di una generazione diversa dalla tua, ama il cartaceo, le biblioteche con quel sano eterno odore di libri, di memoria, Internet è solo un surrogato. Allora bisogna fare attenzione, cercare in questo marasma editori più onesti e competenti che credono realmente nel loro lavoro e non sono disposti a pubblicare chiunque solo per denaro. La stessa cosa vale per i Premi. Certo è difficile muoversi in tal senso, ma, attraverso gli errori, si impara a distinguere, così come attraverso lo studio continuo e rigoroso si impara a migliorarsi. Un caro saluto, Rosa Salvia

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  2. Tutto fila, Max. tranne il fatto che – adottando rigorosamente il tuo decalogo – non si comprende come il poeta riesca a farsi leggere: segnalando il libro autoprodotto su facebook ? spedendone a sue spese una quarantina di copie a qualcuno ? L’editore autorevole, anche se a pagamento, invia il tuo libro almeno a una decina di critici e si ha una discreta probabilità di essere LETTI e – se i testi son validi – di essere recensiti.
    Ci sono poi i Premi letterari, ancora non pochi seri, su cui puntare, dove si legge anche il libro autoprodotto, ma se la raccolta è stata pubblicata presso un editore selettivo (questo aspetto è fondamentale) che magari invia le copie a sue spese (se il premio è importante e crede in te) le probabilità di essere letti ‘attentamente’ aumentano.
    Tutto qui. Per il resto osservazioni e consigli sono condivisibili.
    Antonio Fiori

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