Buon 25 aprile! La Liberazione e altre liberazioni

fedeltà alla resistenza

La festività del 25 aprile è legata a un evento ben preciso – la liberazione dell’Italia dall’occupazione degli ex alleati tedeschi e da un dittatura sfociata in una guerra folle.
Ma è indubbio che nella stagione in cui viviamo sia diffusamente avvertita la consapevolezza di un’opprimente ingiustizia sociale, di diritti lesi e denegati; e per quanto sia frequente l’abitudine a lamentarsi, di tutto, è però palpabile tale percezione, cogliendo nelle persone che incontriamo scontentezza, sfiducia, rabbia,  disperazione.
Per prima cosa dobbiamo perciò domandarci se tali stati d’animo sono infondati oppure giustificati da una reale situazione di disagio, e se in molti ci riconosciamo in essi. Perché accendendo la tivù e seguendo i telegiornali e i programmi delle tivù con le continue interviste e interventi del Capo del Governo l’Italia sembrerebbe, invece, un Paese che gode di ottima salute, ottimista e proiettato verso un  maggior benessere. Mentre chi si lamenta finisce per apparire un povero piagnone sfigato e malevolo, incapace di vedere il buono delle cose.
Anche ammettendo che la verità stia nel mezzo, l’ottimismo baldanzoso del premier segna una distanza sempre maggiore dal reale stato d’animo delle persone; una postura ingannevole tanto più irritante quanto più permane lo stato di disagio. Egli non è arbitro imparziale e distaccato rispetto alla situazione sociale ed economica del Paese, come lo è ad esempio il Capo dello Stato, bensì l’artefice al massimo livello dell’azione politica che dovrebbe migliorare le situazioni che creano malessere e ingiustizia sociale. L’Italia, confermano le statistiche e le cronache, è un paese dove la maggioranza della popolazione è tragicamente impoverita, dove è sempre più facile perdere il lavoro e sempre più difficile trovarlo (per giunta precario e mal pagato), dove i “fortunati” che lavorano sono costretti – con la stessa bassa retribuzione – a caricarsi del lavoro di quelli che non ci sono più, restando nel posto di lavoro fino a vecchiaia avanzata, per volontà di una legge scellerata.
L’Italia è un Paese dove nulla sembra cambiare, se non in peggio, e dove quasi nulla possono ormai decidere i cittadini, mentre i loro rappresentanti quasi mai decidono autonomamente cose pur importanti, se non col beneplacito del leader e della sua corte.
Una tendenza che lungi dal contenersi andrà invece ad accentuarsi in modo preoccupante con la recente controriforma costituzionale e l’attuale legge elettorale (Italicum), che vedrà stravolto e annientato il primato del Parlamento a vantaggio del Governo, che imporrà al primo la sua agenda e le sue priorità, tenendo al guinzaglio i parlamentari della coalizione paventando la crisi e lo scioglimento del Parlamento, che li rimanderebbe a casa, e ponendo la questione di fiducia sulle sue riforme e iniziative di legge. Una verticalizzazione del potere e nelle decisioni, insomma, che sta annientando i due organismi ai quali la nostra forma di democrazia attribuisce uno status sovrano e un ruolo primario: il Corpo elettorale e il Parlamento.
Se allo stato attuale, come cittadini, contiamo dunque assai poco, proprio nulla conteremo se dovessero permanere l’attuale legge elettorale e la recente controriforma costituzionale Renzi – Boschi.
Queste due riforme, a detta dei maggiori giuristi, sono antidemocratiche; esse ci sottrarrebbero dei diritti come quello di decidere i modi e le forme del cambiamento – da molti anni tanto auspicato e mai realizzato neppure in minima parte – e le persone che dovrebbero realizzarlo. Queste riforme sono dunque nemiche dei nostri diritti e della democrazia così come era stata disegnata nella Carta costituzionale; e abbiamo perciò il diritto – dovere di esercitare le nostre prerogative di cittadini, in nome della sovranità conferitaci (art. 1 della Costituzione) e nel rispetto della legalità, per esprimerci nel merito con lo strumento che la nostra democrazia ha previsto: il referendum. Domenica 17 aprile oltre 15 milioni di cittadini lo hanno utilizzato meritoriamente; a maggior ragione, per una partita ben più alta e decisiva, bisognerà farvi ricorso in misura massiccia già da ora e per i prossimi mesi, semplicemente, avvicinandoci ai banchetti allestiti nelle vie e nelle piazze d’Italia o presso gli uffici comunali, per apporre la nostra firma sui tre modelli che richiedono i referendum (per l’abrogazione di due norme dell’Italicum e, a breve, per l’abrogazione della controriforma Renzi – Boschi).

In gioco non c’è soltanto la bocciatura di due riforme importanti e vitali, ma il riconoscimento pieno della nostra sovranità di cittadini da anni ignorata, annientata e schernita con leggi e riforme che non di rado avvantaggiano solo alcune lobby, le stesse che si stanno appropriando dei beni comuni e delle nostre risorse; come i bilanci pubblici e le cronache quotidiane rivelano (opere pubbliche inutili, privilegi scandalosi, contributi, sostegni e sgravi iniqui, terreni sottratti all’uso civico o concessi per l’installazione di impianti che avvelenano l’ambiente e uccidono), costringendo i cittadini, non più rappresentati, a difendersi direttamente organizzandosi nelle migliaia di comitati e movimenti attivi nei territori a difesa dei diritti.

Alla Liberazione dall’oppressore nemico che oggi si festeggia guardiamo dunque con un sentimento di maggiore empatia, sognando, per noi, la liberazione da altro opprimente nemico: quello che ci ha privato dei diritti duramente conquistati, che favorisce la prevaricazione antidemocratica di pochi a danno dei molti, con l’utilizzo non corretto delle istituzioni democratiche.

Buon 25 aprile a tutti, allora, con l’augurio di tempi migliori che non ci cadranno però dal cielo, se non faremo la nostra piccola, umile parte.

Giovanni Nuscis

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