Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcia Lorca. 3

da qui

Romance de la luna luna
A Conchita García Lorca

Romancero gitano, 1924-1927

La luna vino a la fragua
con su polisón de nardos.
El niño la mira, mira.
El niño la está mirando.
En el aire conmovido
mueve la luna sus brazos
y enseña, lúbrica y pura,
sus senos de duro estaño.
– Huye luna, luna, luna.
Si vinieran los gitanos,
harían con tu corazón
collares y anillos blancos.
– Niño, déjame que baile.
Cuando vengan los gitanos,
te encontrarán sobre el yunque
con los ojillos cerrados.
– Huye luna, luna, luna,
que ya siento sus caballos.
– Niño déjame, no pises
mi blancor almidonado.
El jinete se acercaba
tocando el tambor del llano.
Dentro de la fragua el niño
tiene los ojos cerrados.
Por el olivar venían,
bronce y sueño, los gitanos.
Las cabezas levantadas
y los ojos entornados.
Cómo canta la zumaya,
¡ay, cómo canta en el árbol!
Por el cielo va la luna
con un niño de la mano.
Dentro de la fragua lloran,
dando gritos, los gitanos.
El aire la vela, vela.
El aire la está velando.

Sound:
Nadège Rochat & Rafael Aguirre
NanaManuel de FallaSiete canciones populares españolas

***

Romanza della luna luna

A Conchita García Lorca

da Romancero gitano, 1924-1927

Traduzione di Carlo Bo

La luna venne alla fucina
col suo sellino di nardi.
Il bambino la guarda, guarda.
Il bambino la sta guardando.
Nell’aria commossa
la luna muove le sue braccia
e mostra, lubrica e pura,
i suoi seni di stagno duro.
Fuggi luna, luna, luna.
Se venissero i gitani
farebbero col tuo cuore
collane e bianchi anelli.
Bambino, lasciami ballare.
Quando verranno i gitani,
ti troveranno nell’incudine
con gli occhietti chiusi.
Fuggi, luna, luna, luna
che già sento i loro cavalli.
Bambino lasciami, non calpestare
il mio biancore inamidato.
Il cavaliere s’avvicina
suonando il tamburo del piano.
nella fucina il bambino
ha gli occhi chiusi.
Per l’uliveto venivano,
bronzo e sogno, i gitani.
le teste alzate
e gli occhi socchiusi.
Come canta il gufo,
ah, come canta sull’albero!
Nel cielo va luna
con un bimbo per mano.
Nella fucina piangono,
gridano, i gitani.
Il vento la veglia, veglia.
Il vento la sta vegliando.

5 pensieri su “Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcia Lorca. 3

  1. Questo testo del “Romancero gitano” di Garcia Lorca è un chiaro esempio della simbiosi molto personale tra tradizione e modernità che caratterizza il poeta andaluso. Così, utilizzando gli elementi di una forma ben radicata nella nostra lirica – “romance” – ricrea in modo suggestivo alcuni dei temi, ossessioni e simboli più rappresentativi del suo lavoro.
    In breve, il poema racconta una semplice e toccante storia: la morte di un bambino gitano in una notte di luna piena. Ora, in García Lorca è quasi una fusione costante tra realtà e mito, in modo da poter dire che traspone la realtà nel mito in un modo originale e accattivante. Cosí, la storia si sviluppa in un mondo confuso e variegato di sensazioni che puntano alla primordiale ed eterna paura ancestrale della morte.

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