LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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E se arrestassero la moglie di Cesare?

Ho letto l’intervista di Piercamillo Davigo sul Corriere e non vi ho trovato la frase incriminata: “Tutti i politici sono ladri”. Ho letto altro. Uno, che i politici che rubano sono più pericolosi dei delinquenti. Niente di più vero, atteso che il politico per un cittadino dovrebbe essere un “buon esempio”. Mentre da un ladro non mi aspetto che faccia il poliziotto. Due, che rispetto a “Tangentopoli”, non si ruba di meno, ma i politici che rubano non si vergognano più. Non posso dire se sia assolutamente vera questa frase, ma posso testimoniare che la soglia di riprovazione sociale rispetto al politico “ladro” si è molto abbassata. Diffusione di una illegalità quotidiana e spicciola, da un lato, inefficacia della “punizione” (quando non vera e propria impunità), dall’altro, hanno contribuito ad alimentare questo riflusso di delusione e disincanto nel quale la disonestà di certi politici sguazza.

06250250Neppure Raffaele Cantone ha difeso Davigo. Eppure anche lui dovrebbe essere chiamato a rendere conto di una frase che se fosse vera sarebbe altrettanto volgare di quella attribuita al presidente dell’ANM. “Chi è per bene non fa carriere nella Pubblica Amministrazione”. Incredibile, vero? Non penso che il presidente dell’Autorità Anticorruzione l’abbia mai pronunciata. Se invece fosse vera. Cantone mi scadrebbe. La frase è anche grottesca e autolesionista, atteso che sarebbe stata pronunciata da un funzionario pubblico. Ciò malgrado, non mi risulta che ci siano state le stesse reazioni. Altra è la questione della necessità di una riflessione storica su “Tangentopoli” e sulla via giudiziaria al potere che una parte della sinistra ha lambito. E’ troppo facile diventare “garantisti” una volta che il potere lo si è ottenuto.

Racconta Plutarco nel decimo capitolo della Vita di Giulio Cesare, che il dux romano venne citato come testimone in un processo che riguardava la moglie e lui accettò di sottoporsi alle domande del magistrato “perché la moglie di Cesare doveva essere al di sopra di ogni sospetto”. Ciò che è più pericoloso quando una democrazia volge in regime è che muta il “senso comune”. Per esempio, si fa passare per “giustizialisti” quelli che invitano le personalità che hanno responsabilità pubbliche a non avere “conflitti di interesse”. Ed invece si tratta di una rivendicazione di civiltà “minima” e di origine antichissima. Nell’Antica Roma come abbiamo detto persino la moglie di Cesare doveva essere al di sopra di ogni sospetto. La moglie. Neppure lo stesso Cesare.

4 pensieri su “LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

  1. Eppure la frase attribuita a Cantone (non so se l’abbia pronunciata, ma, in fondo, non è importante: non so perché lei la disapprovi) rispecchia la brutale realtà: chi è perbene non fa carriera in nessun campo. Le posso dare tutte le prove di cui ha bisogno. Io avevo un buon nome al liceo dove ho insegnato tutta la vita lavorativa, ma si sa che per i docenti della Scuola (superiore o media) non è prevista una carriera. Altre cose, purtroppo schifose, accadono all’Università. Carla Spinella

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  2. Gentile Carla. Grazie per il confronto. Il dubbio che sia tutto marcio esiste. Ma se vale questa generalizzazione, allora vale anche per Davigo (ammesso che l’abbia fatta). Quanto a Cantone (che stimo come Davigo), sottolineavo un paradosso semantico: lui era un giudice e poi ha fatto carriera (per me meritatamente); tuttavia se valesse il suo assunto, posto che ha fatto carriera nella Pubblica Amministrazione, lui “non sarebbe per bene”. E non mi pare proprio. Dunque, basta con le generalizzazioni. Credo che viviamo in un regime, non una dittatura, ma un regime: il sistema formale dei poteri dall’alto verso il basso non corrisponde più a quello reale. Come in ogni regime, la maggioranza è “conformista”, ma le assicuro che tantissime persone, come anche lei stessa, sono vittime e potenzialmente “resistenti”. Da qui si deve ripartire.

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  4. Si può anche ripartire (Io, che sono una lottatrice, riparto sempre), ma per andare dove? Non si va o, almeno non si arriva, da nessuna parte se non si hanno le carte “giuste”.E io non le ho. Ma, pur sapendo che mi attende solo l’oblio del tempo, continuo a scrivere, pagando, all’editore di turno, le copie che compro per amici e parenti, perché vorrei che serbassero vivo il mio nome almeno per qualche anno (o, se sono fortunata, per qualche decennio). Quando potevo valermi del prestigio di docente mi ha fatto schifo l’implicito ricatto ai miei studenti e ho tenuto secretate le mie creazioni Ora sono ancora al settimo volume, pur avendo materiale pubblicabile almeno per altri dieci. Infatti ho cominciato a scrivere poesie e racconti/romanzi quando avevo circa 10 anni e continuo nel modo che le ho detto ora che ne ho circa settanta. Però insegno, gratuitamente [posso permettermelo perché ho ancora la pensione della stato(insegnante di Liceo)], scrittura creativa affinché chi ha qualche “conoscenza”, oltre il merito, impari l’arte e arrivi al bersaglio.
    Non voglio parlare delle mie figlie (voti tra i più alti del liceo e dell’università) che non vanno avanti in quanto prive di un protettore potente e maneggione: una, pur avendo dedicato la vita allo studio, alla ricerca e alla scrittura, non è neanche ricercatrice incardinata, l’altra, che ha studiato con tutti i crismi veterinaria e si è dedicata all’incisione e/o alla decorazione del vetro, vive, col sostegno della mia pensione e facendo l’artigiana [( quando le case profumiere le danno da incidere le bottigliette di profumo che comprano le ALTRE, quelle che hanno il, chiamiamolo così, “mecenate”(Cesare taccio che per tante …)]. E qui chiudo dicendole: «se lei abitasse a Milano le darei le prove di ciò che dico oltreché i miei libri già pubblicati». Ma abitando lontani, le chiedo di perdonare lo sfogo del momento (stanotte non mi sono coricata per correggere i racconti e le poesie dei miei corsisti) e le auguro buon lavoro. Carla Spinella

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