CRESTOMAZIA 15: Eugenio Montejo, “GLI ALBERI”

GLI ALBERI

Parlano poco gli alberi, si sa.
Passano tutta la vita meditando
e muovendo i loro rami.
Basta guardarli in autunno
quando si riuniscono nei parchi:
soltanto i più vecchi conversano,
quelli che donano le nuvole e gli uccelli,
ma la loro voce si perde tra le foglie
e assai poco percepiamo, quasi niente.

È difficile riempire un piccolo libro
coi pensieri degli alberi.
Tutto in essi è vago, frammentario.
Oggi, ad esempio, mentre ascoltavo il grido
di un tordo nero, di ritorno verso casa,
grido ultimo di chi non attende un’altra estate,
ho capito che nella sua voce parlava un albero,
uno dei tanti,
ma non so cosa fare di quel grido,
non so come trascriverlo.

(da Alcune parole, 1976 in Eugenio Montejo, La lenta luce del tropico, Antologia poetica, a cura di Marta Canfield, traduzione e note di Luca Rosi, Le Lettere / Ediciones del Fóndaco, Firenze 2006 )


 

“Dell’altra moltitudine che abbiamo di versi, quasi infinita, ha scelto ciò che gli è riuscito o più elegante, o più poetico, o anche più filosofico, e infine, più bello […]” (Tratto dalla Prefazione alla crestomazia italiana de’ poeti di Giacomo Leopardi)

Un pensiero su “CRESTOMAZIA 15: Eugenio Montejo, “GLI ALBERI”

  1. Mi permetto di rispondere a Montejo, in lingua d’alberi.
    Un saluto e un grazie a tutta la redazione,
    Annamaria Ferramosca

    alberi

    non sappiamo di avere accanto mappe di salvezza
    dispiegate nei rami
    gli alberi sono bestie mitiche
    invase dall’istinto fieri suggerimenti
    restare accanto
    non per generosità ma per pienezza
    — intorno l’aria splende in rito di purità —
    la terra tenere salda
    perché sia quiete ai vivi

    gli alberi hanno strani sistemi di inscenare la vita
    prima di descrivere la morte
    s’innalzano
    con quei loro nomi di messaggeri
    le vie tracciate sulle nervature
    lo sgolare dei frutti
    sii migliore del tuo tempo dicono

    devo
    far correre quest’idea sulla tua fronte
    devo
    e tu su altra fronte ancora
    e ancora prima
    che precipiti il sole

    da Annamaria Ferramosca “Ciclica”, La Vita Felice, 2014.

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