“MIRACOLO A PIOMBINO”, DI GORDIANO LUPI

Recensione di Marino Magliani

PiombinoOgni anno, a fine maggio, quando torno in Italia e rientro nella mia vallata, dopo aver scorrazzato un po’ in giro, alla fiera del libro di Imperia trovo Gordiano Lupi con la sua casa editrice, Il Foglio Letterario, di Piombino. Un miracolo: il libro che Gordiano ha pubblicato quest’anno (perché l’editore è anche autore, per la sua casa e per altre, ed è saggista e traduttore) si intitola proprio Miracolo a Piombino. Ma non lo pubblica il Foglio, bensì Historica. È un libro di circa 180 pagine e contiene alcune foto molto belle. Foto di paesaggi marini, di fauna, di cieli, edifici, spiagge, porti. Miracolo a Piombino potrebbe essere proprio Il Foglio Letterario, dunque. Una piccola casa, dinamica, che ha pubblicato e scoperto parecchi talenti. Che ha scritto pagine importanti sulla Cuba che lui, Lupi, conosce molto bene, avendo tradotto grandi cubani, o giovani dissidenti ed esordienti. Perché Lupi oggigiorno è un cubanista tra i più preparati in Italia, ha curato collane e ha fatto conoscere in Italia autori come Fernando Velázquez Medina, alla traduzione del cui romanzo, Ultima rumba a L’Avana, hanno collaborato lo stesso Lupi e Riccardo Ferrazzi. E Carlos Alberto Montaner, Amir Valle, tradotto da Giovanni Agnoloni. Sono altri autori del pianeta di Lupi.

Inoltre, Foglio Letterario significa libri di cinema. Di poesia. Ma qui, oggi, si è detto, parleremo di quest’ultima sua opera, dell’ultimo miracolo. La storia di Marco e Robert, un ragazzo che vive a terra col mal di mare e un gabbiano che gli abita sopra e che un giorno spicca il volo altrove. Ecco la storia, storia di pensieri grandi e fragili. Storia di voli. Che strano, dovrebbe essere il contrario, un gabbiano non emigra, mentre un umano malinconico, (e Marco lo è) solitamente tenta di sottrarsi alla malinconia andandosene, nel tentativo di sostituire una categoria dello spirito, cambiare posto, lasciarsi alle spalle la malinconia. Marco tutto questo sembra saperlo, e sa che il posto non conta, e allora Marco incontra Robert ed è come se trasmettesse a lui il desiderio d’altro, di un altrove peraltro impossibile; e Robert quel progetto di fuga (chissà, forse per il solo gusto di tornare?) lo raccoglie come si raccoglie una sfida. Marco non ha solo il mal di mare, ma il mal di ferro che l’umano soffre sulle navi, il mondo come una nave in balia delle onde, che lo stringe come stringe il mondo a vent’anni.

Azzeccatissima l’immagine e l’epigrafe di Nizan: avevo vent’anni. Non permetterò… Aggiungerei Carlos Gardel: “veinte años no es nada”… I capitoli si alternano. Lo stanziale e il fuggitivo. Entrambi macerati dalla solitudine, e diciamolo subito: non sappiamo se ci sarà miracolo. Questo lo direte voi. Certo c’è il miracolo delle storie e l’essere riusciti a dare parole a un animale, l’altra più bella sfida della letteratura. E qua e là fotografie in bianco nero, scelte con cura, belle come sono belle le finestre finte e sbiadite sulle facciate dei palazzi toscani. Marco che resta, Marco che ha amato e perso l’amore perché è sopraggiunta la morte con il suo alito freddo, Marco che resta da solo a monitorare da lontano il volo del gabbiano Robert. Anche Robert, dopo aver conosciuto scogliere e tramonti e perso un padre capo-volo, ma aver scoperto che il vivere in comune non fa per lui, conosce l’amore. E allora forse il miracolo è davvero l’amore.

Chiude il libro un racconto brasileiro, calcio e ragazzi e favelas e spiagge, e ancora materiale iconografico che non ci mette mai davanti i panorami del fotografo, le cartoline, ma i paesaggi, l’altro miracolo del libro: il limite, sostiene qualcuno, tra oggetto e soggetto.

2 pensieri su ““MIRACOLO A PIOMBINO”, DI GORDIANO LUPI

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