Il libro proibito di Céline

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di Nicola Vacca

 

Riprovevole, infrequentabile, osceno, oltraggioso, infame, abietto e pornografo: sono solo alcuni degli aggettivi affibbiati al personaggio Céline.  L. F. Céline è lo scrittore perfetto, grande penna, maestro di stile e autore di capolavori. Ha attraversato la storia della letteratura francese e non solo creando con i suoi libri casi letterari. E a  più 50 anni dalla morte la sua scrittura  suscita ancora scomuniche e censure. Ancora oggi  i  suoi pamphlet danno enormemente fastidio. Come non ricordare le vicende editoriali legate a  Bagatelle per un massacro» , libro in cui troviamo  lo scrittore di «Viaggio al termine della notte» e di  «Rigodon».

Oggi «Bagatelle per un massacro » non si può leggere. Ed è molto triste quando un libro  sparisce per via della censura. Il libro del grande scrittore francese uscì in Italia nel 1981  nella traduzione di Giancarlo Pontiggia. Qualche mese dopo fu ritirato dalle librerie.

«Bagatelle» è diventato  un testo «ingombrante»  proprio in quanto libro proibito.  Come «Mein Kampf». Cartina di tornasole di ostilità e usi strumentali che la cultura postmoderna ha fatto della tragedia dell’antisemitismo e delle sue radici culturali, il pamphlet di Céline finisce per diventare il pretesto intorno al quale si giocano le partite più diverse.

Personalmente penso che sia stato un errore censurare il libro di Céline. Il dibattito che si scatenò in Italia sullo scrittore francese ebbe toni violenti.

I censori non persero l’occasione di attaccare l’opera intera di Céline, definita approssimativamente da questi custodi del luogo comune e del pregiudizio  mera   «spazzatura ideologica».

Quando «Bagatelle per un massacro» uscì negli anni ’30 fu davvero un fulmine al ciel sereno  nella cultura francese. Non si erano ancora placate le polemiche sul pamphlet «Mea culpa», in cui Céline smascherava le bugie del comunismo sovietico.

Le invettive del grande scrittore francese sono estreme e scomode, ma soprattutto sono letteratura. Penso, soprattutto per questo motivo, che fu un gravissimo errore censurare «Bagatelle» e chiederne il ritiro dagli scaffali delle librerie.

Lucette, la vedova dello scrittore, non ha più autorizzato alcuna edizione di quel libro. Torneremo a leggere «Bagatelle per un massacro» dopo il 2031, quando scadranno i diritti sulle sue opere, essendo trascorsi settanta anni dalla sua morte.

«Bagatelle per un massacro» è il libro di uno scrittore eccentrico e libero che ha sempre apertamente dichiarato il proprio pensiero senza mai nascondersi. Céline non ha mai cercato compromessi e soprattutto non ha mai messo in vendita la sua scrittura e la sua esistenza.

La notte céliniana definisce lo stato estremo in cui dal momento che nulla esiste più separatamente, tutto ricade, annega e si asfissia in tutto. Louis Ferdinand Céline è lo scrittore disperato, sregolato profeta di sventure che ha testimoniato,  meglio di chiunque altro, il frangersi dell’essere, la dissoluzione  del viaggio esistenziale al termine della sua notte.

Comunque si voglia giudicare i contenuti degli scritti polemici(ma sarebbe il caso di ricordare, almeno ogni tanto, che si tratta di testi letterari, nei quali la natura metaforica del discorso prevale di gran lunga sui discorsi apparenti), resta il fatto che è  impossibile capire il passaggio  di Céline dai primi capolavori narrativi («Viaggio al termine della notte»,  «Morte a credito») a quelli della maturità ( «Il castello dei rifugiati», «Nord») se ci si ostini a prescindere, in base a un’astratta discriminazione ideologica, dalla straordinaria novità stilistica introdotta dalle concitate invettive cui lo scrittore si abbandonò nelle sue pagine  rischiose, provocatorie, e laceranti.

«Ma quel che voglio prima di tutto è vivere una vita piena di incidenti che spero la provvidenza vorrà mettere sulla mia strada, e non finire come tanti avendo piazzato un solo polo di continuità amorfa su una terra e in una vita di cui non conoscono le svolte che permettono di farsi un’educazione morale –  se riuscirò a traversare le grandi crisi che la vita mi riserva, sarò meno disgraziato di un altro perché io voglio conoscere e sapere  in una parola io sono orgoglioso – è un difetto? Non lo credo, e mi creerà delle delusioni  o forse la Riuscita».

Non c’è dubbio alcuno, Céline è uno dei più grandi scrittori del secolo scorso. La sua opera irriverente e la sua stessa vicenda biografica fanno di lui un personaggio del quale si discute ancora.

«Bagatelle per un massacro» è un libro che vive nonostante il cieco rancore degli oscurantisti e dei censori miltanti, perché il suo autore ha vissuto liberamente per osare, ha scritto per svegliare e disturbare. E ancora oggi la sua irriverente e schietta scomodità provoca enormi fastidi a coloro che sono soliti servire ideologie e ragionare da benpensanti.

 

4 pensieri su “Il libro proibito di Céline

  1. uno dei massimi scrittori del 900 e oltre…. Ho un debole per lui. Anche se leggere ininterrottamente invettive e imprecazioni disperate e viscerali non sempre è piacevole anche se comprensibile,non sempre può essere considerato “letteratura”…..Per me il capolavoro dei capolavori è “Il viaggio”. Chi può stargli alla pari come stile? Eppure lui non lo considerava molto rispetto ai libri successivi. Inarrivabile Cèline!
    ((e inarrivabile don Fabrizio che permette si parli di Céline in modo entusiata sul suo blog).
    Grazie Nicola Vacca.sempre bravo.

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  2. Beh, cosa dire allora di “Socialismo fascista” di Drieu La Rochelle? Ma per lui i totalitarismi erano l’unica gabbia possibile per tener su carne e pelle, altrimenti flosce, dell’uomo novecentesco e decadente. E poi il nazismo come risposta positiva alla società delle merci americana e alla massificazione comunista (anche se, poi…). Eppure, poi, i capolavori “Fuoco Fatuo, “L’uomo pieno di donne”, “Diario di un delicato”, il suo “Journal” ecc ecc. Non mi vergogno a dire che l’ho amato molto! Un caro saluto, Nicola.

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  3. Caro Nicola, sono d’accordo che togliere un libro dalla circolazione non sia una cosa da fare. Però il mio giudizio sulle “Bagatelle” è negativo. Le invettive contro i “Giudei” sono ripugnanti, oggi come nel contesto della Francia del 1937, e di dubbio interesse letterario, semmai documentale. A me pare che il rifiuto del conformismo, la concezione elitaria della cultura e della società, diffusa nella cultura europea (i casi di Pound, Jünger, il nazista Heidegger) siano presto, già prima della guerra, scaduti a cliché. Come al solito, in Italia abbiamo anticipato i tempi con D’Annunzio, altro elemento umanamente repellente.

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