44. Il buon seme

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Non era facile scorgere il Progetto nella trama della vita quotidiana. Anche gli amici faticavano a trovare il bandolo, preferendo, a volte, un posto più gratificante in quella che chiamavano realtà, sentendosi accettati, accolti nel sistema riconosciuto ufficialmente. Tendevano perciò, insensibilmente, a distanziarsi, a formulare distinzioni un po’ capziose, a trovare, insomma, ragioni plausibili al loro scetticismo sull’impresa. Il coraggio della fede era sempre più richiesto, di fronte a un futuro che appariva cupo, tormentato, cosi lontano da qualunque sicurezza umana. Noi eravamo sentinelle che guardavano dall’alto delle mura, pronte a cogliere ogni lieve segnale degli eventi che sarebbero accaduti. Profeti scomodi, che mettevano un inciampo a chi avrebbe anelato a un porto più sicuro, un rifugio nella notte, una grotta in cui sottrarsi all’assedio dell’ennesima tempesta. Tornava l’eterna domanda di Isaia: sentinella, quanto resta della notte? Eravamo abituati alle attese più snervanti, gli altri no: quale strada avrebbero intrapreso? Sarebbero rimasti sospesi tra un’opzione e l’altra, fino alla verifica dei fatti? Eravamo, per loro, soltanto visionari inaffidabili? Come sempre, ci avrebbe pensato il Signore a realizzare il suo disegno; allora ognuno avrebbe raccolto ciò che aveva seminato. E si sarebbe capito con chiarezza quale fosse il buon seme.

8 pensieri su “44. Il buon seme

  1. Se facciamo prevalere la ragione,che sempre e’ la risposta al quotidiano, allora, si diventa facilmente passivi spettatori!
    Ma dal piu’ profondo del nostro essere,…non puo’ essere!!!
    Dipende da noi stessi, vivere il materiale della nostra esistenza, e aspettare ,affacciati ad una finestra,aspettando un’alba che di certo,non avremo contribuito a far nascere;
    o partecipare alla realizzazione di cio’ che preme di piu’ dal nostro intimo;L’esigenza di veder realizzato DIO nel Suo DISEGNO; che non dobbiamo immaginare come un “building” di un fabbricato, bensi come continuazione del “CREATO” in un’opera che richiede necessita’ nei suoi tempi!…”VEGLIATE,perche’ non conoscete ne il tempo ne l’ora” diceva Gesu’.
    Al Porto sicuro si puo’ approdare solo dopo aver attraversato la tempesta!…e il buon “nocchiero” continua a dirigere la prua verso quel porto!
    Poi non dimentichiamo,chi semina vento…raccoglie tempesta!!!
    All’ascolto,si puo diventare terreno fertile per accogliere il buon seme….

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  2. Per realizzare Progetto che Dio ha per noi dobbiamo imparare ascoltare Dio quando ci indica la strada. Non è facile, perché a volte possiamo sbagliare seguendo avversario, che è furbo.

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  3. Mi hanno colpito qua le parole: ” il coraggio della fede”- si può dire, vero, con questi tempi che succede di tutto. Però, io penso che proprio fede, la vera fede che dà il coraggio.

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  4. Custos, quid noctis? Questo è il problema di chi si domanda cosa deve fare, cosa si vuole da lui, e più se lo domanda più sente franare la terra sotto i piedi, e come può scrutare nella notte se non ha certezze? “In interiore homine habitat veritas”, ma la verità umana è maledettamente variabile e l’unica certezza assoluta è il roveto ardente, l’affermazione dell’Essere, e tutto il resto è responsabilità di noi, che non sappiamo niente.

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  5. Una gran bella matassa da sbrogliare, la vita. Abbiamo pero’ solo quella da cui ricavare il filo lungo che ci colleghi alla verita’, cosi’ lontana che solo le vedette, in alto, riescono a scorgere un po, in una notte lunga e tormentosa, nell’attesa che, col fatale chiarore del giorno. appaia reale la bellezza di un sogno.

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  6. “..Quale strada avrebbero intrapreso ?…”
    Mi viene in mente il Buon Pastore che conosce tutte le sue pecore e non vuole che se ne disperda neppure una, é bello il senso di appartenenza che ci lega al Progetto di Dio. Grazie Don Fabrizio, non ci si sente mai soli in questa che è un’impresa che durera’ quanto il Signore vorrà.

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  7. Come sempre, ci avrebbe pensato il Signore a realizzare il suo disegno

    Lasciamoci dunque trasportare dalla musica, ascoltiamone le note, quelle che ciascuno ha dentro, nel profondo, lasciandole emergere, bellezza,il seme buono, dono del Cielo.

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