Giancarlo Consonni, Filovia

Giovedì 26 maggio 2016 alle ore 18.00 presso la Sala del Grechetto di Palazzo Sormani, Via Francesco Sforza 7, Milano, la Biblioteca Sormani e l’Associazione dipoesia promuovono la presentazione della nuova raccolta poetica di Giancarlo Consonni Filovia (Einaudi 2016). Intervengono: Bruno Nacci, scrittore, francesista e saggista e Mario Santagostini, poeta. L’attrice Elisabetta Vergani leggerà alcuni testi poetici. Qui si possono leggere alcune poesie dal libro, mentre di seguito propongo una nota di Alida Airaghi.

Poesia quanto basta
di Alida Airaghi

La poesia come sguardo “di sbieco”, a osservare il mondo intorno cogliendone qualche particolare trascurato dai più: come fosse dal finestrino di un tram, senza alcuna insistenza, protervia, volontà di giudizio.

Poesia q.b., quanto basta, «come il sale / nell’acqua della pasta», è quella che Giancarlo Consonni ci offre nel suo ultimo, delicato, volumetto di versi. Brianzolo, nato nel 1943, professore emerito di Urbanistica al Politecnico di Milano, sembra aver assorbito dalla sua professione la capacità tecnica di inquadrare all’interno di un disegno ampio il dettaglio o la sfumatura che lo rende unico, insostituibile, e proprio per questo “poetico”.

Ereditando da una tradizione tutta italiana (Saba, Penna, Betocchi, e più vicine a noi Lamarque e Candiani) il gusto per la pennellata impressionistica, la cadenza epigrammatica, il lindore lieve di immagini addomesticate – sempre innocenti, in uno spirito di francescana clemenza assolutoria, sia che appartengano alla realtà urbana o alla natura -, Consonni rende omaggio all’esistenza dei vivi e dei morti, di piante e animali, con un’empatia che lo rivela interprete indulgente del respiro universale.

La comprensione verso l’altro non deve escludere nessuno: “Se mi fermo da uno / mi sembra / di fare torto agli altri. // Per questo / non vado al cimitero“; “Fosse per me / santi ne farei tanti. / Che siano costretti / ad allargare il paradiso“; “Se sbaglio tram / non fa niente / vado fino al capolinea / tengo compagnia al conducente“; “La 90 abbraccia la città, / leggo in pace. / Non c’è il mare? / Ci sono tutte le lingue del mondo“.

Il viaggio quotidiano in filovia è un modo gentile di appropriarsi di ciò che ci circonda, con una solidarietà quasi evangelica, e con un gusto ribadito per l’elementarità, in cui il minimalismo diventa una dichiarazione di poetica: “Lasciare che le parole / vengano a galla / stupirsi d’un tratto / come il gatto / che scompagina il volo / d’una farfalla“.

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