DANZAS DE AMOR Y DUENDE, poesie di Gianpaolo Mastropasqua

MUna lettura del libro di poesia di Gianpaolo G. Mastropasqua non dovrebbe tener conto di questo approfondimento. È un testo completamente accessibile, di lettura più che gradevole ed enormemente suggestivo; però voglio confessare che l’autore di questo commento fu un appassionato di astrologia alla quale si dedicò per spiegare temi astrali ai suoi amici. Aiutato da tavole di posizione, lapis, squadra, compasso e cartacarbone, ai tempi delle stampanti a matrici di punti o anche prima, cercò di applicare le conoscenze acquisite con le letture dei libri dell’editore Kier per prognosticare il futuro dei conoscenti. Non sempre con l’esito sperato.  E comunque fu già molto.  Chi introduce questo libro si è riconosciuto un credente del condizionamento operante di Skinner e un fanatico delle terapie di accettazione e compromesso e ha lasciato poco spazio alla psicologia profonda. Lettura dei tarocchi e chiromanzia non hanno fanno ancora parte delle sue abilità sociali. Ugualmente come Mastropasqua nella sua vita professionale, anche il sottoscritto ha scelto il cammino della Scienza, però quello che si apprende nell’adolescenza, specialmente dal contenuto a carattere simbolico e mitologico, permane nell’arco delle conoscenze molto oltre il periodo della giovinezza.

In Danzas de Amor y Duende, Mastropasqua ci offre una serie di poesie raggruppate in distinti capitoli, ognuno dei quali si identifica con una “Danza” distinta: le minerali, le vegetali, le animali, le danze del duende, le spirituali, quelle delle leggi, e le danze di Dio. Senza il timore di svelare alcun mistero, c’è in ogni capitolo a piè di pagina la successione chiave con i nomi dei sette pianeti per gli gnostici (Alfa, épsilon, Eta, Iota, Omicron, Ipsilon) il nome in italiano degli stessi pianeti, i sette arcangeli (che entusiasmerà i lettori che seguono la serie televisiva Dominion), i sette registri vocali maschili e femminili, la scala diatonica, i sette metalli alchemici, i sette chakra dello yoga e l’acronimo della parola Vitriol. La parola Vitriol si mostra nella Camera delle Riflessioni, utilizzata in alcuni rituali massonici come il primo contatto del candidato con la loggia. Il suo significato non è chiaro ai profani, comunque la sua origine alchemica è ben conosciuta. La Camera delle Riflessioni, nella concezione massonica, è da intendere come la stanza in cui si chiude il neofito prima della sua iniziazione, per meditare su un certo numero di simboli. É lì dove deve, anche, compilare nel silenzio il suo testamento filosofico.

La parola Vitriol si compone realmente delle iniziali di una orazione latina: Visita Interiora Terra Rectificando Invenies Occultum Lapidem
É una esortazione; visita l’interno della terra e rettificando (ossia evolvendo) si incontrerebbe la pietra filosofare. Ciò viene interpretato come un messaggio che incita l’iniziato a scrutare la sua anima per incontrare la sapienza. Il nostro poeta ci sta proponendo un viaggio iniziatico nella direzione della sapienza divina o terrena? Sono la stessa cosa? Se un libro di poesia può condurre a conoscere gli oggetti che rappresenta, c’è da dire che queste parole pietra e metamorfosi, si ripetono nelle varie poesie. Però procediamo per gradi. Nel secolo XV, nella corte di Firenze, sotto Cosimo dei Medici si ebbe una vera rivoluzione che ruppe definitivamente con i principi del Medioevo per introdurre la Modernità. La creazione dell’Accademia, come emulazione del giardino platonico di Academos, volle essere un paradiso simbolico del sapere. Alla stessa parteciparono poeti, pittori, architetti, politici, borghesi e banchieri. Si trattava di recuperare le forme e il pensiero di Platone. Per questo compito il principe affidò a Marsilio Ficino (1433- 1499) la direzione dell’Accademia e la traduzione dei testi di Platone. Ficino non solo tradusse Platone e i suoi commentatori, il suo neoplatonismo costituì la sintesi della cultura rinascimentale, tante volte citata e allusa nel libro di Mastropasqua. Prima di interessarsi all’ambito filosofico, Ficino si nutrì di tutto il pensiero mitico orientale e fu affascinato dalla magia, l’astrologia, l’alchimia e il mondo dei sogni.  Sia a Ficino che al suo circolo dell’Accademia interessavano tutte le relazioni con il linguaggio, in quanto l’arte per loro aveva considerazione altissima, poteva servire per interpretare l’Universo. La restaurazione dell’ellenismo fu sin dal principio unita al recupero della filosofia orientale. Ficino si sentì attratto dall’esoterismo e in particolare dalla scienza di Ermete Trismegisto. Ermete Trismegisto, il padre della mistica della natura e dell’alchimia e creatore dell’ermeneutica (tanto amata dalla psicanalisi freudiana), rappresentava la scrittura geroglifica e il sapere occulto di cui era il depositario mediante una tavola artistica particolare che conteneva il sapere dell’antico Egitto. L’ermetismo promosse una grandiosa immaginazione linguistica (allegorie, allusioni, immagini e simboli) che tendeva più a privilegiare la percezione e l’intuizione piuttosto che la ragione. L’altro illustre esponente dell’Accademia, Paracelso,  attraverso la Medicina aveva scoperto una forma di terapia basata sulle corrispondenze tra il mondo esterno e l’organismo umano (le parti del corpo frequentemente, ossessivamente nominate da Mastropasqua), giunse a proclamare la superiorità dell’intuizione di fronte alle facoltà discorsive, e quello che appare più consono alla nostra presentazione, portò a proclamare l’avvento del tertium status, o terzo regno dello Spirito Santo. Questo stato, già profetizzato da Gioacchino da Fiore nel secolo XII, consisteva nella trasmutazione di testi in una dimensione visionaria che permetteva di giungere a comprendere la lingua originale del Paradiso, dove tutte le cose sono nominate con il proprio nome. In tal modo la Natura ritornerà a essere un immenso libro aperto dove tutti gli enigmi verranno decifrati e il linguaggio sarà una realtà unica. L’interesse di Ficino per Ermes e Zoroastro, Pitagora e Platone, proveniva dal considerarli depositari di un sapere primordiale assoluto.

Il grande lavoro sui geroglifici Hieroglyphica, origine della scienza iconica, attribuite al leggendario egiziano Horapollo (Orapollo, V secolo d.C.), è stato considerato nel Rinascimento come un vero e proprio codice in cui le chiavi di lettura permettevano di decifrare molti dei segni segreti del linguaggio divino.

Ficino tradusse dal latino il Pimandro, libro capitale dell’esoterismo alessandrino. Nel Pimandro le teorie gnostiche espongono una concezione magica del mondo che ha influenzato, tra gli altri, Dürer, il cui lavoro la sfera armillare, che riproduce il movimento dei corpi celesti, può essere considerato il simbolo del Rinascimento.

Il valore dell’allegoria, da Ermes, ha posto l’accento sulla parola come enigma, uno dei termini più utilizzati e quindi trasposto nella poesia. I geroglifici per Ficino divennero i simboli esistenti perfetti perché rappresentavano, come le idee platoniche, la fusione tra forma e concetto visibile.

Alcuni potrebbero chiedersi a cosa giova per un novello psichiatra come Mastropasqua giungere in un giardino siffatto? Per tal motivo rivelo che questo “problema” è anche il fondamento del lavoro di G. Jung, Psicologia e Alchimia, autore sul quale non ho alcun dubbio che il nostro poeta ne sia estimatore. In Italia il libro “Alchimia e mistica” a carattere informativo scritto da Alexander Roob è ugualmente popolare. Comunque, qualunque sia la fonte alla quale ha bevuto Gianpaolo, il risultato è altamente personale.

C’è bisogno di anticipare al lettore queste nozioni per la lettura di “Danzas de Amor y Duende”? Probabilmente non è del tutto necessario, ma nel primo gruppo di poesie, raccolte sotto il titolo di “Danze Minerali”, il mito dell’eterno ritorno è evidente già nei primi versi:

Ya hemos sido- hace tres mil años

llevabas la misma armadura, ¿te acuerdas?

(Siamo già stati – tremila anni fa

portavi la stessa armatura, ricordi?)

In Sottopelle troviamo riferimenti alla Terra primigenia, alla Creazione, all’origine delle cose, alla Pangea.

Islas lejanas se volvieron única tierra

/../aquel acordarse primitivo /…/

en el prematuro amanecer de las cosas.

(Isole distanti divennero unica terra

/…/ quell’accordarsi primitivo/…/

nel mattino prematuro delle cose).

E nel testo L’incontro (El encuentro) abbiamo riferimenti alla Metempsicosi e alla Reincarnazione:

/…/Era por la tarde

como hace mil años, estabas todavía allí, mirándome.

(/…/Era sera

come cento anni fa, eri ancora lì, a guardarmi).

O divengono pregnanti le allusioni ai primi congegni meccanici di Leonardo da Vinci e di altri inventori rinascimentali, alla sfera armillare, per esempio.

Tú, pálida peonza tambaleante

que he aprendido a manipular

con estas últimas manos de herrero

(Tu pallida trottola abbambinante

che ho imparato a corrompere

con queste ultime mani di fabbro)

I riferimenti all’Alchimia e al Rinascimento si fanno più evidenti nella poesia Llama alquímica (Fiamma alchemica):

como una arcaica madre obsesiva

yo bebo los albores de cada edad

/…/en tu olor a antimonio puro

para refugiarme en tu profecía

/…/remonto el cordón celeste de la sabiduría.

(come un’arcaica madre ossessiva

io bevo gli albori di ogni età

/…/nel tuo odore di antimonio puro

per rifugiarmi nella tua profezia

/…/risalgo il cordone celeste della sapienza)

La sezione termina con Contradanza (Contraddanza), un’anticipazione del giudizio finale e della sua profezia.

Nel secondo capitolo, Danzas vegetales (Danze vegetali), sotto il segno di Marte, il poeta ci ricorda che tutti siamo una stessa sostanza, una Babilonia dove il poeta beve l’epopea del primo poema del mondo (la parola primigenia della profezia di Gioacchino da Fiore). L’autore si domanda:

¿cuántos árboles y bosque y amazonas descansan en ti?

(quanti alberi e boschi e amazzonie riposano in te?)

In questa sezione ci avviciniamo alla musica delle sfere profetizzate nel sogno riguardante Scipione l’Africano, secondo la descrizione di Macrobio.

/…/música de silencios/…/

se volatilizan las prendas en el cuerpo sonoro

(/…/musica di silenzi/…/

s’involano le prede nel corpo sonoro)

O  come nella poesia Como alma fija (Come anima fissa), quando il poeta si trasforma in un pianoforte che un essere innamorato suona.

cuando ignoraba tus suicidios cotidianos

y no me importaba ser un piano

bajo tus dedos blandos como teclas negras

(quando ignoravo i tuoi suicidi quotidiani

e non mi importava che essere un pianoforte

nelle tue dita morbide come tasti neri)

Questa poesia, e altre, rivelano non solo l’influenza della psicologia del profondo di Jung, ma anche quella della psicoanalisi di Freud (Freud è il motivo per cui l’autore dice in una poesia di amare la F?), in virtù del quale compaiono anche i segreti nell’uso dell’ermeneutica o arte di interpretare oltre il senso letterale (anche se questa è una tautologia). Quindi, Mastropasqua prosegue il viaggio sconfinando in alcune poesie di un universo veramente surreale, nello stile di Dalì, Bunuel e Lorca, non si limita solo al titolo del libro e all’uso della parola Effe nel suo senso lorquiano, ma all’utilizzo di un universo immagini oniriche di grande suggestione.

Ne Las adolescentes maltesas (Le adolescenze maltesi) è presente un verso sublime:

La vida es un ligero movimiento de lo desconocido

(La vita è un leggero movimento dell’ignoto)

Nella terza sezione, le Danzas animales (Danze animali), scopriamo, prima di uno spazio fatto di un erotismo raffinatissimo, le sensazioni, lo straniamento erotico, le sinestesie, il bacio d’acqua, il petto d’aria.

L’autore compie un salto e nomina i buchi neri, il deglutire dello spazio oscuro:

Las paredes son ya agujeros negros (Le pareti son già buchi neri) – assicura.

Ne La habitación del médico (La stanza del medico) abbondano i riferimenti alchemici:

/…/sobre metales febriles de vínculos,

en las tablas periódicas del invisible

(/…/sui metalli febbrili dei legami

nella tavola periodica dell’invisibile)

Nelle Danzas del Duende (Danze del Duende), nel capitolo IV, spicca Nubaire (Nuvolaria), poesia d’amore piena di immagini vivide y di sorprendenti proposte visuali.

In Canto coral (Canto corale), un omaggio a Buñuel si estrinseca in analogia a Un perro andaluz e La edad de oro:

si las partituras tienen notas u hormigas migrantes

quiero nacer en las notas de tu garganta

/…/marcar el límite entre el sonido y el semen

/…/y allí, en la cola del piano gorjean.

(se le partiture sono note o formiche migranti

voglio nascere nelle note della tua gola

/…/segnare il confine tra il suono e il seme

/…/e lì, nella coda del piano gorgheggiano)

Pare che il senso del testo di Macrobio sia presente in questi versi della poesia Entre  cantos (Nei sassi)

allí donde las casas se apoyan a la luna

donde las teclas del piano son planetas

y del conservatorio las ventanas vocales

gritan la última aria y mueren.

(lì dove le case si appoggiano alla luna

dove i tasti del pianoforte sono pianeti

e dal conservatorio le finestre vocali

gridano l’ultima aria e muoiono)

Nell’ultimo, Vida en la calle Zaragoza (Vita in via Saragozza), la profezia sul linguaggio unico si fa realtà quando la lingua dell’anima e del corpo è una, e parla ai muri, agli alberi e agli uccelli.

Mastropasqua propone il meglio della sua opera nei capitoli finali, in occasione del lirismo delle Danze Spirituali, delle Danze Legibus e, soprattutto, delle Danze Deum, che ci ricordano il Dios deseato y deseante di Juan Ramón Jiménez per la loro  profondità y sensibilità mística.

Sono convinto che la lettura delle poesie da parte dell’autore stesso sarà molto più illuminante della poetica insita nell’umile spiegazione del mio punto di vista. Spero di non aver eccesso troppo sia con Macrobio che con il mondo rinascimentale, ma a volte, la più bella e anche la più grande poesia, è radicata in un altrettanto grande passato in cui le utopie che sono state generate non hanno ancora perso la speranza di rinascere. LUIS MIGUEL RUBIO DOMINGO

(Il testo è stato tradotto e rivisitato dall’autore)

Vita in via Saragozza

Ti ho visto camminare in via Saragozza

prendere  il largo con passo svelto

e scomparire nei capelli ricci della notte

che danzavano e ridevano come foglie

e io come un bimbo orfano all’altalena

senza motivo ridevo e non ti raggiungevo

tu alemanna, spagnola, belga, italiana

tu slovena, danese, francese, indiana

Anka, Thasala, Noemi, Suemi, Maria

Macarena, Ramona, Rachele, Zamora, Chiara

eri povera e bellissima come una foresta estiva

lussuriosa e schiva come l’oceano in tempesta

tu madre, fidanzata, figlia, bimba come una bimba

tu bionda, nera, rossa, castana, gitana, tinta

tu bianca, tu orientale, lappone come la neve

e io non potevo che amarti tra gli angoli

dell’incomprensibile, come i gatti sui tetti con la luna

perché la lingua dell’anima e del corpo è una

e parla ai muri agli alberi e agli uccelli

e va via come l’ombra sul tuo volto antico.

 Vida en la calle Zaragoza

Te he visto caminar por la calle Zaragoza,

marcharte a paso rápido

y desaparecer en los cabellos rizados de la noche

que danzaban y reían como hojas,

y yo como un niño huérfano al columpio

reía sin motivo y no te alcanzaba,

tú, alemana, española, belga, italiana,

tú, eslovena, danesa, francesa, india,

Anka, Thasala, Noemi, Suemi, Maria

Macarena, Ramona, Rachele, Zamora, Chiara,

eras pobre y bellísima como una foresta veraniega,

lujuriosa y esquiva como el océano en tempestad,

tú, madre, novia, hija, niña como una niña,

tú, rubia, negra, roja, castaña, gitana, teñida,

tú, blanca, tú oriental, lapona como la nieve,

y yo no podía más que amarte entre los rincones

de lo incomprensible, como los gatos sobre los techos con la luna,

porque el idioma del alma y del cuerpo es uno

y habla a las paredes, a los árboles y a los pájaros,

y se va como la sombra sobre tu rostro antiguo.

da “Danze del Duende”

Karmica

Tu sei la mia anima e mi tocca

vivere senza, come una tomba

che cammina, un vizio vuoto.

Tu sei il mio corpo illuminato

e ora spento, nel sudario del letto.

Vago senza pupille nell’estate autunnale

nella schizofrenia delle stagioni

come una foglia volata

tra i piedi di Dio. Dove sono

i tuoi occhi neri e le dita rituali

che mi cullavano fino all’estasi?

Nessuna creatura comprenderà mai

i tuoi cento travestimenti, il respiro,

la strage dell’amore e del dolore

a ore, in quale celeste cantano

la tua voce di violino in fiamme?

Ritorno ogni resurrezione

al cimitero, raccolgo un fiore

di vento per Amelia e attendo il bacio

marziale, quel tocco illimitato

nel punto sciolto dove giace l’uomo

il cui nome fu scritto nell’acqua.

 Karmica

Tú eres mi alma y me toca

vivir sin ella, como una tumba

que anda, un vicio vacio.

Tú eres mi cuerpo alumbrado

y ahora apagado, en el sudario de la cama.

Vago sin pupilas en el verano otoñal

en la  esquizofrenia de las estaciones

como una hoja volada

entre los pies de Dios. ¿Dónde están

tus ojos negros y los dedos rituales

que me acunaban hasta el éxtasi?

Ninguna criatura comprendará nunca

tus cien disfrazes, el aliento,

la matanza del amor y del dolor

por horas, ¿En qué celeste cantan

tu voz de violín en llamas?

Devuelvo cada resurrección

al cementerio, recojo una flor

de viento por Amelia y espero el beso

marcial, aquel toque ilimitado

En el punto suelto donde yace el hombre

cuyo nombre se escribió en el agua

 da “Danze legibus”

 Mercuriale

Tu donna indicibile del primo giorno

gridato, quando ti vidi piansi e nacqui

estratto a sorte come sinfonia lattescente

dall’orchestra di una madre all’anfiteatro

terrestre, nel golfo mistico degli elementi.

Tu che vieni dal buio e dalla luce

incomprensibile come la ruggine

come smorfia in un codice irripetibile

nella mappa cromosomica del cielo.

Tu primitiva come un fiore introvabile,

come un’idea mai nata, schiva

come una rivoluzione non rivelata

come un segreto in una tomba vuota.

Ti acquatti nei solai con gli antenati,

ironica come una zingara, paziente

come una ladra, tu danzi dando la sintesi

alle piante, le radici, le mani alle foglie.

Tu che fai salti mortali con le nuvole

canti come tramonti alle porte della notte

dai forma alla materia e non sei più materia

sei eterna metafora della metafora che era luce.

Tu come un mendicante nella casa dei corpi

celesti, come un primogenito puro sgorgato

dall’abisso, tu ritorni alla festa delle rotazioni.

E io che ero un frugolo di luce, ogni anno

celebro l’ultima recita della luce, indosso

i panni del sacro bimbo e provo la taglia esatta

della nascita, e provo la vertigine

dell’ultimo respiro, quel passaggio

agli anni-luce in cui ritornerò luce.

Mercurial

 Tú, mujer indecible del primer día

gritado, cuando te vi, lloré y nací

extraído al azar como sinfonía láctea

de la orquestra de una madre en el anfiteatro

terrestre, en el golfo místico de los elementos.

Tú, que procedes de la sombra y de la luz

incomprensible como herrumbre,

como mueca en un código irrepetible

en el mapa cromosómico del cielo.

Tú, primitiva como flor rara,

como una idea nunca surgida, esquiva

como una revolución no revelada,

como un secreto en una tumba vacía.

Te escondes en los desvanes con los antepasados,

irónica como una gitana, paciente

como una ladrona, danzas dando la síntesis

a las plantas, a las raíces, las manos a las hojas.

Tú, que das saltos mortales con las nubes,

cantas como atardeceres a la puerta de la noche,

das forma a la materia y ya no eres materia,

eres eterna metáfora de la metáfora que era luz.

Tú, como un mendigo a la casa de los cuerpos

celestes, como un primogénito puro brotado

del abismo, tú vuelves a la fiesta de las rotaciones.

Y yo, que era un niño de luz, cada año

celebro la última representación de la luz, me pongo

la ropa del niño sagrado y pruebo la talla exacta

del nacimiento, y pruebo el vértigo

del último aliento, aquel pasaje

a los años luz en el que regresaré luz.

da “Danze Deum”

 Luis Miguel Rubio Domingo, traduzione di Julio Pavanetti e Francesca Corrias

(Il testo critico che segue ha introdotto la prima presentazione del libro avvenuta al Festival Internacional de Benidorm y Costa Blanca, letto per l’occasione dal direttore artistico Annabel Villar, pubblicato dal Editorial Enkuadres di Valencia)

Gianpaolo G. Mastropasqua. Medico specializzando in Psichiatria e Maestro di Musica (clarinettista) è nato a Bari, ha vissuto a Santeramo in Colle e vive attualmente a Brescia. Ha pubblicato Silenzio con variazioni (2005) Andante dei frammenti perduti (2008) Partita per silenzio e orchestra (2015) e Danzas de Amor y Duende (2016).

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