Gian Piero Stefanoni, Poesie

IMG_0856 “Pirchì a li vostri figghi
ci facite l’occhi
si nun ponnu vidiri lo jornu?”

Ignazio Buttitta

Fuori dalla notte
per Don Pino Puglisi

A che ora termina la notte,
fin dove si apre la luce nel giorno natale
a cui- per primo- ad ognuno è rimesso lo sparo?

Legalità è sacralità, sacralità è legalità
qui si apprende- e solo questo da questa terra,
per una via di spine, e da tutte le terre è dato sapere.

Uomini che il male disfece ed uomini
a vincerne il lutto, tra il passato del grembo
e il futuro del gambo nel mezzo recisi:
agli altri nella promessa, agli altri nella sostanza
giacché Uno è l’incontro- nell’ Uno il ritorno.

Palermo, Cattedrale, 16 dicembre 2016. Per Franca Alaimo.

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SUL TAMBURO n.17: Paolo Colagrande, “Senti le rane”

Paolo Colagrande, Senti le ranePaolo Colagrande, Senti le rane…, Roma, Nottetempo, 2015

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di Giuseppe Panella

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Senti le rane è un canto tradizionale delle mondine della Bassa che l’oggetto principale della narrazione che costituisce il motivo conduttore del romanzo di Colagrande, a un certo punto, si mette a stonare intervallandolo con poderose bestemmie – una rana che affiora dal pelo dell’acqua gli fa da controcanto gracidando in maniera cacofonica (il richiamo, oltre che all’anfibio in questione, è al coro delle rane nell’omonima commedia di Aristofane indirizzata contro l’opera tragica di Euripide).

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Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcia Lorca. 5

da qui

Federico García Lorca
Banderuola (Fuente Vaqueros, Granada, luglio 1920)
Veleta, Libro de poemas -1921
Voce recitante: Luigi Maria Corsanico
Fotografie di L.M. Corsanico – Cieli del Sur de Chile
Heitor Villa-Lobos
Melodia Sentimental
Traduzione di Carlo Bo Continua a leggere

Lucetta Frisa, poesie su dipinti

Frisa
La dame à l’unicorne

a Chiara D.

Perverso un vento penetra la trama
del silenzioso arazzo scompiglia imprevedibile
il disegno dell’isola perfetta oh bella dama
e l’unicorno si sveglia alza la zampa snella
dal tuo impeccabile grembo oh mia bella
ed attraversa il prato calpestandone il fiore
dentro lo specchio si è precipitato e bianco
più non è ahimé e c’è rumore e odore
di prato di fiore di specchio rotto sporcato
e sparito è il disegno e la trama oh brutta dama
bella di un’altra dolcezza.

44. Il buon seme

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Non era facile scorgere il Progetto nella trama della vita quotidiana. Anche gli amici faticavano a trovare il bandolo, preferendo, a volte, un posto più gratificante in quella che chiamavano realtà, sentendosi accettati, accolti nel sistema riconosciuto ufficialmente. Tendevano perciò, insensibilmente, a distanziarsi, a formulare distinzioni un po’ capziose, a trovare, insomma, ragioni plausibili al loro scetticismo sull’impresa. Il coraggio della fede era sempre più richiesto, di fronte a un futuro che appariva cupo, tormentato, cosi lontano da qualunque sicurezza umana. Noi eravamo sentinelle che guardavano dall’alto delle mura, pronte a cogliere ogni lieve segnale degli eventi che sarebbero accaduti. Profeti scomodi, che mettevano un inciampo a chi avrebbe anelato a un porto più sicuro, un rifugio nella notte, una grotta in cui sottrarsi all’assedio dell’ennesima tempesta. Tornava l’eterna domanda di Isaia: sentinella, quanto resta della notte? Eravamo abituati alle attese più snervanti, gli altri no: quale strada avrebbero intrapreso? Sarebbero rimasti sospesi tra un’opzione e l’altra, fino alla verifica dei fatti? Eravamo, per loro, soltanto visionari inaffidabili? Come sempre, ci avrebbe pensato il Signore a realizzare il suo disegno; allora ognuno avrebbe raccolto ciò che aveva seminato. E si sarebbe capito con chiarezza quale fosse il buon seme.

Sette domande sulla poesia

di Deborah Mega

Limina mundi

Proseguiamo con le interviste di autori e personaggi potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate il lunedì. Il titolo di questa intervista è Sette domande sulla poesia, perché sottoponiamo all’autore sette domande su importanti temi della poesia e della narrativa. A differenza dell’intervista “Il cerchio e la botte” qui la risposta è di lunghezza libera. Anche questa, come “Il cerchio e la botte”, è un’intervista tipo che sarà sottoposta ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è FABRIZIO CENTOFANTI.
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Vivalascuola. La scuola in retromarcia

La scuola in retromarcia. Sia sul piano didattico che sul piano normativo, economico, sociale. Ne parlano in questa puntata di vivalascuola Benedetto Vertecchi e Giovanna Lo Presti. Mai come quest’anno avanzano nelle scuole comportamenti da caserma o da cosca, sottosviluppo culturale promosso da ubriacatura di test e tecnologie, lavoro nero non pagato per conto dello Stato. Quali soluzioni? La raccolta delle firme per il referendum abrogativo di alcuni commi della legge 107 può essere una grande occasione di discussione nazionale sulla scuola. E poi, come dice Anna Maria Bellesia, una soluzione anche se contingente e provvisoria è “mandare a casa Renzi col referendum istituzionale di ottobre e votare successivamente solo per chi si impegna in modo chiaro e preciso a cambiare gli aspetti controversi della legge 107“. E per cominciare ricordiamoci della cosiddetta “Buona Scuola” del governo in carica anche in occasione delle prossime elezioni amministrative del 5 giugno.
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Pasquale Almirante, Da Pasquale a Giorgio Almirante

E’ appena uscito Da Pasquale a Giorgio Almirante di Pasquale Almirante (Marsilio 2015), che ricostruisce la storia di una stirpe di attori e capocomici, con l’eccezione di un politico, un Almirante a parte, cone lo definisce l’autore. Continua a leggere

La vita senza consapevolezza.

Due cose realizzano la vita: la consapevolezza e la pienezza. 
Si possono vivere grandi emozioni, grandi sensazioni (ancora più epidermiche), ma se non si è consapevoli di ciò che (si) vive, tutto scorre senza lasciare traccia, tutt’al più pallidi ricordi. 
Ciò avviene perfino per le sofferenze.  Nella nostra vita ce ne sono di molte inautentiche. Crediamo di star male per quel motivo, molto spesso banale. Invece l’origine del malessere è di tutt’altra natura.  Le sofferenze inautentiche infatti, sono definite da Carl Gustav Jung, come nevrosi. 
Anche discernere una vera sofferenza, dunque, si può fare soltanto se si è consapevoli di essa.  Di cosa è che la fa scaturire, di cosa e perché (ci) provoca quella reazione.

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Sporcabile Mela

la piccola melaSono appena tornata dalla mia quarta visita a New York. L’ultima volta fu 12 mesi prima della demolizione controllata delle torri gemelle, 16 anni fa. Carlo Giuliani non era ancora morto e dall’allegria dei suoi pochissimi anni pensava a un mondo migliore e possibile − che non ci fu, quando tutte le bocche vennero tappate dalla Grande Lacerazione che rimise in moto l’economia mondiale con il warfare. E l’altro mondo non fu più possibile e dovette chinare la testa e riporre la coda tra le gambe. Nulla di nuovo poté più essere incisivo, ci accontentammo di obiettivi piccoli, noi che ci avevamo creduto: decrescita home made, riciclo, riuso, attenzione ai consumi, e altri piccoli speranzosi granelli di sabbia che infiliamo nella clessidra del tempo sperando finiscano anche in qualche ingranaggio.
L’ultima volta a New York − prima di tutto questo e prima di trasferirmi in Svezia dall’Italia − la City mi era rimasta nel cuore, e mi dicevo che sarebbe stato divertente se la vita mi avesse servito sul piatto della casualità un paio di anni di soggiorno lì, per qualche misterioso percorso. Una finestra di vita a Manhattan, mi immaginavo, per vivere un quotidiano così big shot. Continua a leggere

LUCA ORLANDINI, “VELLEITÀ DELLA MATERIA”

Conversazione tra Giovanni Agnoloni e Luca Orlandini

OrlandinivelleitaVelleità della materia (Aragno, Torino, 2016, pp. 190, Euro 15) è un testo di Luca Orlandini composto da pensieri brevi, introdotto da due paradossali citazioni d’eccezione; una lunga, pressoché sconosciuta al grande pubblico, di Giorgio Manganelli, nella quarta di copertina:

«Bisogna arrivare a parlare di cultura come si parla della figa: diciamolo chiaro, se la cultura, se il pensare, non è vitale, se non impegna proprio le viscere (e non metaforicamente, perché il pensare è cosa totale come il morire, è un ‘fatto’, un vero e tangibile oggetto), se non ha anche addosso qualcosa di sporco, di fastidioso, di disgustoso, come è di tutto ciò che appartiene ai visceri, se non è tutto questo, non è che vizio, o malattia, o addobbo: cose di cui è bene o anche necessario ed onesto liberarsi (spogliarsi). … I libri non esistono: ma esiste il nostro fare carne di loro. E sono anni che mi affatico a cercare il come, e tra i miei libri me ne sto goffo e prepotente come un orso, e sostanzialmente impotente. Sono afflitto da una vera, continua, maligna impotenza, che riconosco affatto estranea al mio carattere, ma che c’è, come un porro sul naso, o un odore fastidioso di vivande di terz’ordine. È la mia volgarità, una sorta di fisiologicità intellettuale: una cosa vergognosa

E una di Giacomo Leopardi (Zib., 1252):

«Nessuno è meno filosofo di chi vorrebbe tutto il mondo filosofo, e filosofica tutta la vita umana, che è quanto dire, che non vi fosse più vita al mondo. E pur questo è il desiderio ec. de’ filosofastri, anzi della maggior parte de’ filosofi presenti e passati.» Continua a leggere

CRESTOMAZIA 16: Giacomo da Lentini, «Meravigliosamente»

«Meravigliosamente»

Meravigliosamente
un amor mi distringe
e mi tene ad ogn’ora.
Com’om che pone mente
in altro exemplo pinge
la simile pintura,
così, bella, facc’eo,
che ’nfra lo core meo
porto la tua figura.

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Il jazz-film: dalla musica al cinema

Perfumo e Michelone
Dialogo fra Guido Michelone ed Elisabetta Perfumo

Guido Michelone presenta il libro Il jazz-film. Rapporti tra cinema e musica afroamericana (Edizioni Arcana, Roma 2016) sabato alle ore 12 presso lo stand della Regione Friuli al Salone del Libro di Torino: con lui saranno Stefano Zenni (docente, musicologo, direttore del Torino Jazz Festival) ed Elisabetta Perfumo (operatrice culturale) che per l’occasione gli ha rivolto in anteprima alcune domande. Continua a leggere

ALESSANDRA ANGELUCCI, “IL ROVESCIO DELLE LETTERE”

Il rovescio delle lettere, di Alessandra Angelucci – Prefazione di Franco Speroni (Di Felice Edizioni – Fili d’erba, collana d’arte diretta da Alessandra Angelucci)

In copertina: dettaglio dell’opera Il rovescio delle lettere di Fabrizio Sclocchini

Nelle librerie italiane a partire dalla fine di aprile

La prefazione di Franco Speroni

cop-2b“Cercando di vedere il mare” potrebbe essere un sottotitolo che, da lettore, mi viene in mente per questa serie di interviste di Alessandra Angelucci. Quasi fosse nascosto nel “rovescio delle lettere” – titolo vero del libro – “cercando di vedere il mare” è l’espressione che mi è suggerita dall’articolo su La Grande bellezza di Paolo Sorrentino, in chiusura di questa raccolta.

Mi sembra, infatti, che i “ricordi” finali dedicati, oltre che a Sorrentino, a Ettore Spalletti e a Pippa Bacca, contengano il colore necessario per immergersi nella lettura delle interviste che compongono questo volume. Colore non tanto come elemento suggestivo – retinico – piuttosto come corpo concreto poiché ogni pensiero non può essere disgiunto dal corpo che lo anima. È il corpo, infatti, che anima il pensiero, e non viceversa, in questa serie di incursioni in diversi aspetti della realtà attraverso il filtro, soprattutto, delle arti. Proprio perché corpo, quindi, il colore, a cui alludevo, non è superficie ma sostanza di un sentire che aiuta a percepire lo spirito con il quale l’autrice si è confrontata con i suoi ospiti, nelle interviste scritte come in quelle radiofoniche. Continua a leggere

L’urlo di Munch

Munch
di Augusto Benemeglio

“La natura è l’opposto dell’arte. Un’opera d’arte proviene direttamente dall’interiorità dell’uomo… La natura è il mezzo, non il fine. Se è necessario raggiungere qualcosa cambiando la natura, bisogna farlo… L’arte è il sangue del cuore umano”.
Sono parole di Edvard Munch, autore de L’urlo, o il grido, tempera su cartone, cm. 83,5 x 66, dipinto nel 1893, che fa parte di quelle opere che l’artista raccolse idealmente in una serie intitolata Fregio della vita, inerente ai temi della vita, dell’amore, delle passioni, della morte, destinati ad assurgere a emblemi del suo immaginario. Continua a leggere

Finché mi regge la carta. Incontro con Francesco Balsamo

BEVOVIVERE 2016 – Finché mi regge la carta
con Francesco Balsamo e Enrico Testa
domenica 15 maggio ore 19
Salone Pier Lombardo, via Pier Lombardo 14, Milano, tel. 02.59995206 Continua a leggere

FRANZ KRAUSPENHAAR, “GRANDI MOMENTI”

Franz Krauspenhaar, Grandi momenti, NEO Edizioni, 2016

Grandi momentiFranz Krauspenhaar è uno dei pochi, sulla scena letteraria italiana, che fa veramente sul serio. Che si misura col limite estremo senza chiudere gli occhi, ma anzi li tiene ben aperti, perfino sbarrati. È uno scrittore viscerale, un autentico artista. Grandi momenti lo dimostra, e non solo perché nasce dalla sua esperienza di vita, l’infarto subito e superato. Altrimenti si ridurrebbe a un romanzo autobiografico, o comunque auto-ispirato. Ma non è così, come non era nel suo pure eccellente romanzo del 2008 Era mio padre (Fazi Editore). Anzi, il valore più autentico di questo suo nuovo cimento letterario sta nell’essere una trasfigurazione del suo vissuto. Krauspenhaar riscrive, variati e potenziati, i contorni della sua stessa esistenza, quasi come il da lui amato pittore irlandese Francis Bacon faceva con i volti che raffigurava. E, così facendo, traccia l’itinerario di un delirio. Continua a leggere