SUL TAMBURO n.18: Paolo Marati, “L’intrusione delle onde anomale”

Paolo Marati, L'intrusione delle onde anomalePaolo Marati, L’intrusione delle onde anomale, Siena, Barbera Editore, 2014

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di Giuseppe Panella

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Nella vita quotidiana, chi aspira alla normalità talvolta si trova di fronte a delle esperienze o a delle condizioni di vita che trova anormali e che, quindi, rifiuta come “intrusioni anomale” – tali anomalie, però, permettono alla soggettività di svilupparsi in direzioni e in ambiti che altrimenti rimarrebbero soffocate sotto la cappa di piombo di un vivere grigio e sempre uguale.

Nel suo primo romanzo, Paolo Marati sviluppa, in maniera contrastata e spesso provocatoria, questo concetto che solo apparentemente deriva dalla fisica ondulatoria ma che più propriamente può essere ricondotto all’esperienza di forme di vita che sono presenti nel tessuto sociale corrente ma sfuggono allo sguardo di chi non sa coglierle.

Luglio 2008: due studenti bocciati, Giacomo (che nel linguaggio giovanile si direbbe un emo e cioè magrissimo, emaciato, quasi scheletrico) e Alessandro (che, invece, è quel che si dice un nerd fanatico del computer e del suo mondo e che, forse anche per questo modo, è sovrabbondante e troppo nutrito) vivono due esperienze di vita pesanti e sconvolgenti.

Ma anche la loro insegnante di latino (e principale artefice della loro bocciatura), Claudia Galbiati, vive la tragedia sentimentale della sua esistenza: il suo amante Giulio Baldini ha deciso di sacrificarla al suo amore parallelo (una donna più giovane di nome Valentina) e le comunica che il loro rapporto, ormai in corso da anni, è finito. Le sue reazioni saranno devastate e deliranti anche se perfettamente comprensibili. Anch’essa si rivela un’onda anomala in una società apparentemente e perfettamente normalizzata. La spiegazione del titolo del romanzo arriva alla fine delle vicende parallele dei protagonisti e sarà l’emo Giacomo a darla:

«Giacomo soggiunse: “Se ci pensi bene, per gli altri noi due siamo come delle onde anomale che si intromettono nel loro mondo, quello delle onde normali. Per questo ci odiano. Sanno che possiamo distruggere la loro salute, ma non sono in grado di eliminarci. Ci combattono, ci disprezzano, cercano di renderci innocui umiliandoci, ma noi sopravviviamo. Siamo indistruttibili”. “Che intendi dire?” “Intendo dire che siamo troppo diversi da loro. Ecco perché ci danno delle etichette. Tentano di catalogarci, come fanno i medici con le onde anomale dell’elettroencefalogramma perché sono differenti dalle altre onde. Sai, sono ottusi. Si sentono rassicurati se ci affibbiano un marchio, come facevano i nazisti nei campi di concentramento con i triangoli rosa e le stelle di David. Così, marchiandoci, credono di escluderci, di preservare la purezza del loro mondo normale. Guarda me: ho i capelli neri, lisci e abbastanza lunghi, sembra che mi metta la matita agli occhi, vesto di nero, sono magro, parlo poco con loro. Quindi, in mancanza di altre categorie, mi catalogano come “emo”. Tu invece porti gli occhialoni, sei sovrappeso, indossi gli abiti di tuo padre, le ragazze non ti si filano, hai difficoltà a parlare in pubblico…”. Alessandro temeva la sentenza di Giacomo, ma si sforzò di non darlo a vedere. “… quindi per loro sei soltanto un “nerd” “. “Io, un nerd? “. Alessandro si risentì. “Non devi prendertela, non lo sei. Tu sei Alessandro Cipriani. Nerd è l’etichetta che ti hanno affibbiato perché ti temono. Metti in discussione le loro sicurezze con la tua sola esistenza. La diversità spaventa”» (pp. 154-155).

Ma Giacomo non è diverso solo perché è un emo scheletrico e un po’ spettrale – è anche un omosessuale che rifiuta di ammetterlo in pubblico ma poi, nel segreto di Internet, coltiva frequentazioni con uomini con le sue stesse tendenze. Nella notte di venerdì (il romanzo è costruito su un lungo week-end estivo – come nella migliore tradizione cinematografica) incontrerà Michele, un attore porno che lo sedurrà e alla fine lo sodomizzerà con una tale violenza da costringerlo a non sedersi con agio per tutti i giorni successivi del fine settimana.

Il segreto di Alessandro, invece, è quello di essersi incautamente invaghito di Valeria e poi di averlo rivelato al suo ex-compagno di scuola Bruno Minti che non solo gli confesserà di aver già fatto l’amore con lei ma lo inciterà a cercare di prendere il suo posto visto che ormai se ne è stancato.

L’invito a uscire insieme nella sera del venerdì si rivelerà una beffa feroce che continuerà anche la sera dopo quando Alessandro, Giacomo e il fratello di lui, Lorenzo, saranno costretti ad accettare l’invito alla festa per il compleanno della sorella di Bruno, Caterina. Anche la partecipazione al party si rivelerà un disastro e Giacomo sarà pesantemente umiliato da Bruno e dai suoi amici più violenti e volgari. Infine Alessandro scoprirà che Valeria, ben lungi dall’essere stata mollata, si è rimessa con Bruno. Nel frattempo, nella storia parallela della matura professoressa Galbiati, il tormento del dolore e dell’abbandono si lascerà dietro una sbronza colossale con il conseguente retrogusto amaro del disgusto. La donna cercherà inutilmente di riconquistare l’altrettanto maturo amante e finirà, stordita ed ebbra, in un prato non lontano dalla casa di lui.

Nel marasma generazionale e sociale che contraddistingue la vicenda narrata da Marati, però, alla fine un piccolo barlume di speranza pur sempre si profila all’orizzonte: i due amici così diversi dalla massa indistinta e perfida dei loro coetanei andranno di nuovo a scuola insieme, l’anno successivo.

Se William Golding nel suo capolavoro intitolato al Signore delle mosche ha mostrato eccellentemente come il mito dell’innocenza infantile sia fallace e si rovesci nel suo contrario, qui lo scrittore romano dimostra nei fatti che il mondo adolescenziale contemporaneo è crudele e feroce come quello degli adulti con l’aggravante della sua irrimediabilità culturale, confitto com’è in un mondo dove dominano social network e comunicazione superficiale e frettolosa piuttosto che il necessario livello di comprensione culturale e umana tra simili.

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