Ricordando Amelia Rosselli a vent’anni dalla sua morte

Amelia
di Rosa Salvia

Non mi stancherò mai di ringraziare Fabrizio Centofanti sia per l’attenzione costante alla mia scrittura, sia per la cura che ha nella scelta
delle foto che accompagnano i miei articoli, data
la scarsa familiarità che, ahimè, ho col computer
.

Da Serie ospedaliera

(Il Saggiatore, Milano 1969)

la vita è un largo esperimento per alcuni, troppo
vuota la terra il buco nelle sue ginocchia
trafiggere lance e persuasi aneddoti, ti semino
mondo che cingi le braccia per l’alloro. Sebbene
troppo largo il mistero dei tuoi occhi lugubri
sebbene troppo falso il chiedere in ginocchio
vorrei con un’ansia più viva ridirti; semina
le piante nella mia anima (un tranello), che
non posso più muovere le ginocchia pieghe. Troppo
nel sole la vita che si spegne, troppo nell’ombra
il gomitolo che portava alla capanna, un mare
gonfio delle tue palpebre.

***

E’ intollerabile la troppa viva luce della vita, ma anche il buio, lo smarrimento del filo di Arianna, ci ‘sussurra’ attraverso questi splendidi versi la grande poetessa Amelia Rosselli, nata a Parigi nel 1930 da madre di origine irlandese e padre italiano, Carlo, antifascista e eroe della guerra di Spagna, fatto uccidere insieme al fratello Nello per ordine di Mussolini e Ciano nel 1937.
La Rosselli ebbe una vita molto movimentata fra Inghilterra, Stati Uniti, Parigi, Londra, Firenze cui approdò nella primavera del 1948 per trasferirsi definitivamente pochi mesi dopo a Roma, ove visse, con una breve pausa inglese, fino all’ 11 febbraio 1996, giorno in cui decise di porre fine alla sua vita.
Appassionata studiosa di violino, pianoforte e composizione, nelle estati 1959 e 1960 seguì i corsi estivi di composizione a Darmstadt studiando in particolare Bartok e la dodecafonia, Schonberg, Webern e Alban Berg. Nel 1950 conobbe il poeta lucano Rocco Scotellaro (e con lui Carlo Levi), del quale condivise gli interessi sociali e politici, divenendo attivista nel PCI. Scotellaro che stava lavorando a Contadini del Sud, fu un incontro fondamentale della sua vita ma brevissimo: egli infatti morì tre anni dopo, a soli trent’anni. E’ di quel periodo il primo esaurimento nervoso, spia di un malessere che, assieme al morbo di Parkinson, la tormentò per tutta la vita.
Fra le sue opere in poesia: Variazioni belliche (1964) con il suo più importante saggio “Spazi metrici”; la sopracitata Serie ospedaliera; Primi scritti 1952 – 1963 (1980); La libellula (1985); Documento 1966 – 1973, (1976); Appunti sparsi e persi (1977); Impromptu (1981); Antologia poetica (1987); Sleep, poesie in lingua inglese (1992); Diario ottuso (1996). Troppo arduo ricordare quanti, fra poeti e critici letterari, hanno dedicato la loro acuta e incisiva attenzione alla sua poesia in antologie, saggi critici, quotidiani e riviste.

Nella raccolta Serie ospedaliera, molto ampia (la seconda parte è composta di ottanta poesie), Amelia Rosselli depone “la natura sismica della lingua e di adiacenze e ambiguità per cui ogni parola tracima e sbanda in altre limitrofe: espressione dell’incandescenza del suo dire urgente ed esplosivo, passionale, mistico e visionario” (Giovanni Giudici), tipica della precedente raccolta Variazioni belliche. Ciò avviene a causa della sua malattia, privazione di vita, “ma anche convalescenza, riscoperta della natura, rinascita della speranza dopo il teso vedere a occhi sbarrati”, come dice la quarta di copertina: “La ‘serie’ rimanda al carattere di inevitabilità e di neutralità delle serie musicali, dodecafoniche e post-dodecafoniche e matematiche (tendenti a zero e a x)”.

Da quanto citato, provo a porre l’accento sul senso universale della poesia di Amelia Rosselli, andando al di là delle sperimentazioni di straordinaria potenza che la poetessa ci ha regalato nel corso degli anni.
Ella ‘inventa’ le regole di un suo nuovo ordine metrico mutuato dalla durata della battuta nell’area della composizione musicale: quasi una seconda pelle, protettiva, e al tempo stesso una forma che nel suo rigore astratto matematico-musicale permette la distanza e genera esso stesso la propria materia, pur mantenendo il flusso anarchico della parola e un fermo ancoraggio alle ragioni dell’inconscio.
Combinazione di profondità istintiva e scienza dunque; limpida, vertiginosa radiografia del visibile, preghiera straziante e illuminante, scaturita da una interrogante e stoica immaginazione.

***

Federazione Unitaria Italiana Scrittori – Piazza Augusto Imperatore 4 – 001486 Roma
Tel. 06-6833646 – email: info@fuis.it

COMUNICATO STAMPA
“Io sono come voi quel che non sapeste”
Omaggio poetico al Teatro Valle ad Amelia Rosselli a vent’anni dalla morte

Lunedì 6 giugno 2016, h. 17.00, presso il foyer del Teatro Valle a Roma (Via del Teatro Valle, 21) la FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori) organizzerà un incontro in ricordo di Amelia Rosselli, la più importante poetessa italiana del secondo Novecento, a vent’anni dalla morte.
Parteciperanno alla serata, curata da Désirée Massaroni, alcuni tra i più significativi protagonisti della scena della poesia in Italia che leggeranno sia testi della Rosselli che testi dedicati all’autrice suicida. L’elenco comprende: Carlo Bordini, Silvia Bre, Marco Caporali, Roberto Deidier, Biancamaria Frabotta, Jolanda Insana, Valerio Magrelli, Renato Minore, Davide Nota, Marco Palladini, Renzo Paris, Elio Pecora, Gabriella Sica, Luigia Sorrentino, Alberto Toni, Antonio Veneziani.
Durante la manifestazione verranno proiettati materiali filmati sulla Rosselli.

Per informazioni: Désirée Massaroni, tel. 329-4084281, d_massaroni@yahoo.it

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