Pre-nota di lettura a “La scuola cattolica”, di Edoardo Albinati

image
di Maurizio Soldini

Finalmente ho portato a termine la lettura de La scuola cattolica, che rimetto in coperta e ripongo in libreria tra i vincitori del Premio Strega.
Non perché sia d’accordo, a proposito della vittoria dello Strega, tanto più per il valore del libro, ma perché così pare sia già deciso, del resto come ogni anno a questa parte, in cui avviene che si sappia anzitempo quale libro sia destinato a vincere.
Come vedete dico libro e non romanzo, perché a me pare che il libro che quest’anno vincerà il più ambito premio letterario italiano sia tutto tranne che un romanzo.
Difatti ne La scuola cattolica il romanzo latita in uno sguazzo di notazioni psicologiche e sociologiche che saranno pur interessanti, ma che lasciano il tempo che trovano. Anche la trama è scarna e confusionaria. Per di più Albinati ne è consapevole e dedica un capitolo a una excusatio non petita. Mi piacerebbe scrivere qualcosa a nota della mia lettura, ma temo di cadere in una paccottiglia lunga di critiche per lo più negative se dovessi scendere in una analisi dettagliata. A meno che non mi colga un colpo di sintesi che mi permetta di dire evitando quello che soprattutto vorrei criticare, la logorrea. Infatti, se Albinati rivedesse il suo libro e sforbiciasse tutti i complementi filosofeggianti sul versante sociologico e psicologico, e ci narrasse qualcosa in più, lasciandoci liberi di trarre dalla narrazione le nostre deduzioni, sarebbe di gran lunga meglio. Del resto, lo stesso Manzoni trasformò Fermo e Lucia ne I promessi sposi.
Se non è un romanzo, è forse un saggio? Neppure. Chi è abituato a leggere saggi, filosofici o giù di lì, sa bene che certe cose vanno dette e soprattutto scritte con cognizione di causa. Per questo è importante una bibliografia. Albinati non è un filosofo e neppure un sociologo e nemmeno uno psicologo. E nella nota finale avverte di aver attinto a piene mani qua e là.
Albinati è indubbiamente sic et simpliciter uno scrittore e anche bravo. Lo si vede quando narra in quei pochi sprazzi del libro.
Se rivedesse, allora, il libro, sforbiciando e riscrivendolo, sarebbe una buona cosa. Per riportare il libro a romanzo, a opera letteraria. Tra l’altro toglierei i versi presenti nel libro, tutti, dacché piuttosto che aggiungere, tolgono, così come tolgono le chiacchiere psico-sociologiche.
Che l’Autore ci faccia vedere pure i problemi, ma evocandoli attraverso la narrazione e attraverso la costruzione dei caratteri dei personaggi.
Più narrazione e meno chiacchiere, dunque. Ecco la ricetta che mi sento di suggerire, da lettore, ad Albinati per “riscrivere” il suo libro e trasformarlo in quello che ora non è, come dicevo, un romanzo.
Che La scuola cattolica vinca il premio Strega così come è, è altro discorso. Ma non si dica che è il grande romanzo borghese della nazione, perché che sia “grande” (1294 pagine) non v’è dubbio, così come è libro proprio della borghesia, ma il dubbio è che sia un romanzo.
Tralascio, quindi, per ora, di entrare nel merito di una analisi maggiormente argomentata, che richiederebbero molti altri punti controversi. A cominciare dal fatto che si vuole demonizzare, almeno così pare, tutto ciò che è cattolico. A tale proposito, ad evitare qualunque universalizzazione indebita che avrebbe fatto inorridire Wittgenstein, Albinati farebbe bene a cambiare titolo al libro con La scuola San Leone Magno.

6 pensieri su “Pre-nota di lettura a “La scuola cattolica”, di Edoardo Albinati

  1. I libri di Albinati mi provocano una invincibile irritazione contro me stesso: non riesco a capire cosa ha voluto dire Albinati. E per un po’ mi do del cretino. Poi mi domando: ma voleva davvero dire qualcosa? Ricordo “Maggio selvaggio”: veramente Albinati ha scritto un libro per dire che la radice della delinquenza è la mancanza di voglia di lavorare? Ma pensa un po’! Non ci sarei mai arrivato! Ma resta sempre il dubbio: magari sono io che non ho capito niente.

    Liked by 1 persona

  2. Gentile Riccardo, per quanto riguarda La scuola cattolica, mi sembra di essere d’accordo. Già il titolo annuncia una petitio principii che poi si rivelerà tale per tutto l’arco delle circa 1300 pagine. Alla fine dice poco e niente. Ma soprattutto le chiacchiere sono a danno del limitato spazio concesso alla narrazione. Il romanzo è latitante

    Mi piace

  3. Provengo dal Giulio Cesare ed Andrea Ghira era un mio compagno ,di sezione diversa .( era nella sezione H mentre io ero alla G).Fu mandato via perché aveva già minacciato la professoressa di scienze,professoressa Fancello, e fu trovato con le cesoie da giardiniere nello zaino.ILa sua indole era già aggressiva e violenta prima di riparare al San Leone Magno successivamente:quindi non è problema solo di scuole , ma proprio di educazione familiare,di amicizie e forse anche di DNA

    Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...