Vegan. Le città di Dio di Remo Bassini

Bassini
Quando uno scrittore ‘diventa’ vegano…

di Guido Michelone

Un’investigatrice privata, Anna Attrici di mezz’età, intelligente, preparata, curiosa, nevrotica, su precise richieste, torna a occuparsi di un caso dimenticato: la morte improvvisa di Adriano Bronzelli, guaritore di tumori a base di diete, insomma guru e teorico a firma ‘vegan’ che utopizza un’ipotetica città degli orti, in cui le persone vivranno comunitariamente mangiando sani cibi biologici in ambienti naturali incontaminati, ovvero lontani da industrie e inquinamento.
Il “Fol” (pazzo), come viene soprannominato nella città in cui abita – mai nominata ma facilmente identificabile con quella dell’autore, Vercelli – muore ufficialmente per infarto, ma, scavando in profondità, la protagonista riscontra parecchie contraddizioni, soprattutto quando entra via via in contatto con una serie di personaggi talvolta ambigui, talaltra misteriosi (o incompiuti), i quali comunque le faranno aprire gli occhi su clamorose verità, che qui si tacciono per lasciare il gusto della sorpresa.
Come ogni romanzo giallo che si rispetti, anche in Vegan la trama è fittissima, con qualche tipica difficoltà per il lettore (non avvezzo al thriller) a giostrarsi fra il teatrino delle figure in ballo, tutte comunque assai ben delineate, nel condurre un gioco rischioso, terribile, spesso drammatico.
Ma il testo di Bassini si propone anche come una riflessione molto documentata sulla medicina alternativa e sulla cultura vegetariana, che sono qualcosa di serio e sedimentato, andando per esempio ben oltre l’omeopatia o la scelta di frutta e verdura al posto di carni e salumi. La prosa del resto è volutamente scarna, essenziale, quasi cinematografica, al punto che Vegan si presterebbe benissimo a una sceneggiatura filmica o televisiva: in tal senso Anna, tra insonnia, sigarette e caffè, risulta visivamente la figura meglio riuscita dell’ormai affollata commedia umana che Bassini sta tratteggiando, di libro in libro, in questi ultimi vent’anni.
Infatti per il vercellese di origini toscane (non a caso Vegan si svolge anche a Siena), giornalista, politologo e drammaturgo, il nuovo romanzo è l’ottavo di una narrativa all’insegna dell’impegno sociale e della denuncia civile, che però non scade mai in retorica o ideologismo, bensì affronta ogni volta argomenti complessi, porgendoli al lettore con un gusto descrittivo limpido, nel solco di una tradizione neorealista, che, a sua volta, affonda le radici nella grande cultura italiana otto-novecentesca. Ma Vegan, molto più dei precedenti, risulta, come già detto e visto, un libro che segue anche le regole di un genere – il noir, giallo o poliziesco – oggi affrontato o fatto proprio dai migliori letterati nel mondo intero, quasi si trattasse di una sfida con regole, trabocchetti, pedinamenti, inganni, schemi, fino alla tumultuosa casistica di personaggi, luoghi, azioni, psicologie.

Bassini Remo, Vegan. Le città di Dio, Edizioni Tlön, Roma 2016, pagine 219, euro 13,90.

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