Nove nuove poesie di Beppe Mariano

PH269B

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LIMPIDO E’ IL MARE…

Limpido è il mare, secondo secoli

di poesia. Dalla riva carezzo

con lo sguardo la sua distesa

e mi prolungo nel suo infinito.

Mi verrebbe voglia di citare versi

con romantico atteggiamento…

Ma so che appena oltre il mio

sguardo vi è un barcone pericolante,

stracarico di aggiogati per fame

e di qualche infame aggiogante.

CI SIAMO INTESI

Se ne sta negletto ai piedi di un muro

dove hanno pisciato tutti gli animali

rassegnato a non più poter volare,

dagli altri piccioni scartato.

Ci siamo reciprocamente guardati

ci siamo intesi, entrambi appiedati.

CONVITO AMOROSO

Meglio esser cauti, dopo
vari ammonimenti
del cuore.
Invia, al posto tuo,
un drone per la notte.

IN FALEGNAMESCO

Scusate l’irriverenza.
Mio padre allisciava con la pialla
e con tanta pazienza
il legno spinoso del bosco,
proprio come aveva fatto,
senza riposo, il padre di Gesù.

Direte: ma il suo era
un padre speciale, mentre il tuo…
Una distinzione più che ragionevole
(se fosse sufficiente la ragione…).
Eppure so che hanno parlato entrambi
in falegnamesco, le stesse favole raccontato,
e pur da epoche diverse
si sono seduti allo stesso desco.

NEUTRINO

Ti ho attraversata

come un neutrino:

senza interagire

né trovare resistenza

di atti e di parole.

Neppure ingrandendoti

vi è traccia della tua presenza.

VERSICOLITE

La poesia che per e-mail ho ricevuto

da una signora in un acuto di versicolite,

mi ha depresso: come sempre

mi deprime l’inespresso.

Ma non volendo essere sgarbato,

quando il tasto del computer

mi ha suggerito di non salvare,

ahimé, non l’ho premuto.

PAVONESSA

Non bella, di prensili gambe telescopiche
simili a quelle del modulo lunare.
Eppure sei pavonessa
con sulle piume gli occhi d’argo.
Ti ho seguita perché ti sei fatta seguire.
Ma ora mi sento alla deriva
come un satellite che si faccia ingannare
dal campo gravitazionale
del primo pianeta che passa.

RIFLESSIONE

Bellezza e crudeltà sembrano

provenire dallo stesso dio,

il quale in sé unifica i molti.

Dio Uno però non può sovrintere

a tutto, in modo soddisfacente.

Era preferibile quando molti

erano gli dei e le dee.

Ognuno si occupava del proprio settore.

L’esito era, complessivamente, migliore.

NIKE SENZA TESTA

Dicono che ad Atena-Nike
gli ateniesi tagliarono le ali
perché la Vittoria restasse in città.
Anche la Nacuma italica, dopo,
fu senz’ali preservata…
Con alterna fortuna Atena-Nike
arrise ai romani, lungamente…
finché non sopravvennero i cristiani.

L’odierna Nike in omaggio ai tempi
torna a volare, ma decapitata.
Priva perfino del sonar del pipistrello,
su quale muro finirà per sbattere?

Come si può esser certi della storia
se a scriverne sono sempre stati i vittoriosi?

Un pensiero su “Nove nuove poesie di Beppe Mariano

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