Archivio mensile:giugno 2016

LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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Omaggio alla Catalogna (nei giorni di San Vito)

 Il giorno di San Vito è da ricordare non solo per il ballo. Suggerisco un libro di Joze Pirjevec, oggi purtroppo introvabile Per gli slavi è un giorno drammatico. Nel loro calendario, che è quello giuliano, corrisponde al 28 giugno, secondo il nostro calendario gregoriano. E se è drammatico per gli slavi, lo è stato anche per l’Europa. Solo che noi abbiamo perso la memoria di questo limes geografico e ideale tra l’occidente cattolico e riformato e l’oriente ortodosso. Il 28 giugno 1914 vennero assassinati l’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria, erede al trono dell’Impero Austro-Ungarico, e sua moglie la Duchessa Sofia a Sarajevo. E’ questo il casus che farà scoppiare la  prima guerra mondiale. Il 28 giugno 1990, la nuova Costituzione Croata elimina ogni legame con il popolo serbo alla base del rinato stato di Croazia. Fu il primo atto di sfaldamento della Yugoslavia. La Germania, alla faccia dell’Europa, non perse tempo. Riconobbe per prima l’indipendenza di Slovenia e Croazia.

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MARCO CANDIDA, “TROVA IL TUO PECCATO”

Estratti dal romanzo Trova il tuo peccato, di Marco Candida (Edizioni Della Goccia, 2016)

Trova il tuo peccatoPatrick mi telefona dicendo che farà tardi a causa di lavori in corso in autostrada. Non è la prima volta che succede. Per rassicurarmi (ed evitare scenate da parte mia, lo so) rimaniamo collegati su Skype per un’oretta buona. Posso così verificare con i miei occhi che Patrick sia effettivamente in macchina, in macchina sia solo e che ci sia una lunga fila di automobili davanti a lui. Bisogna ammettere che le nuove tecnologie sono un toccasana. Da un lato a causa delle nuove tecnologie le coppie scoppiano in continuazione, ma esiste anche un uso delle nuove tecnologie che consente a una coppia di durare molto più a lungo senza che il rapporto si logori o evolva in qualcosa di aberrante. Dopo un’oretta il mio cellulare si è scaricato, ma tanto ormai Patrick ci metterà un quarto d’ora a essere a casa. Posso stare tranquilla.
Rincasa alle nove di sera. Continua a leggere

47. Apocalypse now

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Più passava il tempo, più capivamo che il Signore manteneva le promesse: già quattro anni prima aveva fatto intravedere il percorso in cui ci avrebbe accompagnato, passo passo. Ci sentivamo liberati dai pesi che avevano da tempo bloccato o deviato le energie, impedendoci di attingere insieme alla sorgente della vita. Passando attraverso rinunce e sofferenze era emersa la vera identità, pronta per i nuovi scenari di cui parlavamo apertamente, quando si presentava l’occasione. La reazione era spesso la stessa: un’alzata di spalle, un sorriso di condiscendenza, un’istintiva rimozione di un’idea considerata scomoda. Eravamo troppo avanti, nella nostra avventura, per lasciarci scoraggiare dai rifiuti; anzi, il confronto col Vangelo ci convinceva interiormente che questo era lo stile del Cristo, il suo pensiero contrario a ogni moda, a ogni legge del branco, aperto coraggiosamente al volere insindacabile di Dio.
Ogni tanto provavamo a immaginare i possibili effetti di una guerra: preso atto del dramma che avrebbe devastato il nostro mondo, emergeva la speranza – la certezza – di un’epoca nuova, che dalle grigie macerie di una civiltà al declino, avrebbe fatto risplendere il Progetto originario, la creazione nella forma concepita dal Padre. La nostra intesa, dopo tanta angoscia, diventava la caparra di un dono che avrebbe rinnovato la faccia della Terra.

SUL TAMBURO n.19: Donatella Giancaspero, “Ma da un presagio d’ali. Poesie”

Donatella Giancaspero, Ma da un presagio d'aliRIMUOVERE IL SUPERFLUO. Donatella Giancaspero, Ma da un presagio d’ali. Poesie, Milano, La Vita Felice, 2015

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di Giuseppe Panella

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“Rimuovere il superfluo” dal dettato lirico e linguistico sembra la parola d’ordine di questo prezioso libretto di versi che distilla il percorso poetico di lunghi anni di riflessione di Donatella Giancaspero:

«Eppure vorremmo / rimuovere / tutto il superfluo / da noi stessi, raschiare via / ogni vanità / e la finzione, / che oscura l’animo / e ci fa vili, / soli / nella vita. // Vorremmo possedere / il nucleo / primigenio del cuore, / cellula intatta, / da cui rinascere / così chiari ed essenziali, / come lo spazio / che si rinnova infinito / nella tua mente / e si fa luce in movimento, / si fa suono, vento… // e strada, / ancora strada / da percorrere» (p. 55).

Quella di cogliere “il nucleo primigenio del cuore” è l’aspirazione poetica all’impossibile, all’impervio, all’assoluto, è volontà di cedere al rilievo infinito dei sentimenti che si propongono così come sono, senza scorie e senza compromessi, come sensazioni pure e incoercibili.

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Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcia Lorca. 9

da qui

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FEDERICO GARCÍA LORCA
LAMENTO PER IGNACIO SÁNCHEZ MEJÍAS
(1935)

Traduzione di Carlo Bo (1938)

Voce recitante: Luigi Maria Corsanico

Joaquín Rodrigo
Concierto de Aranjuez (Adagio)
Narciso Yepes Continua a leggere

Uscire da sé come la rosa. Ida Vallerugo

Vallerugo

Poesie tratte da Stanza di confine – Ida Vallerugo

Crocetti Editore

A cura di Barbara Pesaresi

 

da “Viaggio col padre”

 

Rettilineo

 

Dimmi, padre, dove stiamo noi

figli di una madre esiliata smemorata del luogo

in cui nacque e in nessun luogo si ferma

                         su nessun cuscino riposa

                         dove stiamo se non su un rettilineo? Continua a leggere

IO

di
Roberto Plevano
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§ IO

Ecco la parola più difficile da definire, a dispetto della sua brevità, tanto che non se ne dà qui, in queste pagine, alcuna voce di vocabolario: occuperebbe l’intero libro, e molti altri ancora.

Per limitarci alle lingue indoeuropee: IO ME ICH SELBST IK JAG JE MOI I SELF YO EU JA EGO EGOMET ecc. ecc.

Trattasi di pronome con cui l’essere umano designa se stesso: il significato varia con le infinite idee che gli esseri umani hanno di se stessi. L’univocazione è impossibile: il pronome viene predicato da esperienze diverse, ma non sempre si usa lo scrupolo di distinguere: «IO sono un cittadino che paga le tasse», «IO sono innamorato», «IO sono un animale che pensa» (l’ultima frase è il giudizio di un ottimista).

In seno alla civiltà del libro, il riferirsi a se stesso dell’essere umano è diventato la sua definizione, in un’autoreferenzialità paradossale. L’analisi critica di questo riferimento finisce col contraddire pressoché tutte le credenze che gli esseri umani intrattengono su loro stessi, le relazioni tra loro, il loro posto e destino nel mondo che abitano.

Ma non sono questi tempi propensi all’analisi critica.

«IO sono qualche cosa? E che cosa sono?»

«IO sono IO, e che altro?»
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I maschi che uccidono

di
Roberto Plevano

Dobbiamo spostare la questione dalle donne agli uomini: la loro voce non si sente.
È a ognuno di loro che lanciamo un appello: costruire una rete di uomini contro la violenza sulle donne.

(Lucia Annibali e Alessia Morani)

Cinquanta donne uccise in Italia dall’inizio dell’anno, in maniere raccapriccianti, da uomini con cui avevano o avevano avuto una relazione, spesso significativa. Una strage intollerabile. Cercare una soluzione è un dovere di ognuno di noi. Le donne muoiono, sono uccise, in quanto donne, per quello che sono, non per quello che hanno commesso, o per quello che gli uccisori credono che abbiano commesso.

Si sollecita l’opinione maschile, l’impegno in una battaglia culturale che sradichi atavici modi di pensare, le radici velenose della mentalità patriarcale, straordinariamente tenaci, secondo cui la donna non possiede autonomia e dipende comunque, per tutta la vita, da una figura maschile: padre, fratello, marito, figli. Michele Serra, nella sua rubrica di ieri, si appella a una rinnovata battaglia politica e culturale: “costumi e comportamenti di massa – dice – sono largamente influenzati, e sovente migliorati, dalla temperie politica e culturale dell’epoca”, addossando così parte della responsabilità del femminicidio, che non accenna ad arrestarsi, al discorso pubblico “in una società smagata, relativista più per sfinimento che per cinismo.”
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Betty Brunelli, Pianura

Sussurri

Il pomeriggio annega fulmineo mentre
scoppiano cardi, incendi. Puoi
contare lo zodiaco
i segni veloci passare fra gli steli,
lasciare i giorni sospesi come
ultime carte, sentirli affiorare
nell’onda scura del legno. Oltre
l’argine un bambino
ha toccato il fiume
ed è contento, ombre s’immergono
nel sole. Non Continua a leggere

Misericordia e medicina di Maurizio Soldini, Mattioli 1885

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Ogni artista nella sua opera parla del proprio corpo. Dunque, di ritorno, il corpo parla di noi, e se guardiamo cosa sta accadendo nel costume e nella comunicazione, verifichiamo anche che il corpo parla a noi. Ritengo che la tutela del proprio corpo, della sua intangibilità, dico per me assoluta anche di fronte alla volontà di ciascuno di noi, sia l’estremo presidio della nostra umanità ma anche dei nostri diritti e della nostra libertà.

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Intervista a Stefano Zangrando su “Amateurs”

Amateurs
di Elisabetta Bortolotti

È una delle figure più poliedriche e cosmopolite del panorama letterario transalpino: scrittore, insegnante, studioso e traduttore, Stefano Zangrando, bolzanino d’origine e residente a Rovereto, è un pendolare instancabile fra le culture italiana e tedesca. Forse anche per l’impegno profuso in questa funzione di mediatore, come narratore taceva da qualche anno: risale ormai al 2009 la raccolta di racconti Quando si vive, che uscì per l’editore Keller all’epoca in cui Zangrando era borsista presso l’Accademia delle Arti di Berlino. Continua a leggere

CRESTOMAZIA 20: Attila József, “L’inventario è pronto”

L’inventario è pronto

Confido in me fin dall’inizio –
Per chi non ha niente, non è che costi molto;
ad ogni modo non più che all’animale, che se ne va
per sempre. Pur avendo paura
ho retto al mio posto – son nato
mi sono messo insieme e mi sono distinto.
Ho anche pagato, secondo il dovuto
e a chi mi ha datisgrato, l’ho ripagato con l’amore.
Se donna si è intrattenuta con me per darmi ad intendere
davvero io l’ho creduta – e si contenti!
Ho lucidato navi, ho impanato la gramigna,
tra signori intelligenti ho fatto il finto tonto.
Ho smerciato semi di girasole, pane, libri
giornali, versi – quel che al momento era più facile.
Non in lotte trionfali, né col cappio al collo,
avrò fine in un letto, come spero a volte.
Come che sia, ormai l’inventario è pronto.
Ho vissuto – e di ciò sono morti altri.

Traduzione di Edith Bruck


“Dell’altra moltitudine che abbiamo di versi, quasi infinita, ha scelto ciò che gli è riuscito o più elegante, o più poetico, o anche più filosofico, e infine, più bello […]” (Tratto dalla Prefazione alla crestomazia italiana de’ poeti di Giacomo Leopardi)

Rose Ausländer: Nachtzauber

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Rose Ausländer

Nachtzauber

Der Mond errötet
Kühle durchweht die Nacht
am Himmel
Zauberstrahlen aus Kristall

Ein Poem
besucht den Dichter

Ein stiller Gott
schenkt Schlaf
eine verirrte Lerche
singt im Traum
auch Fische singen mit
denn es ist Brauch
in solcher Nacht
Unmögliches zu tun

Magia notturna

La luna arrossisce
l’aria fresca attraversa
la notte soffiando
nel cielo raggi magici di cristallo

Una poesia
fa visita a un poeta

Un dio silenzioso
dona il sonno
una allodola smarrita
canta nel sogno
anche i pesci cantano insieme
perché si usa
fare cose impossibili
in una notte come questa

Traduzione di Stefanie Golisch

Vegan. Le città di Dio di Remo Bassini

Bassini
Quando uno scrittore ‘diventa’ vegano…

di Guido Michelone

Un’investigatrice privata, Anna Attrici di mezz’età, intelligente, preparata, curiosa, nevrotica, su precise richieste, torna a occuparsi di un caso dimenticato: la morte improvvisa di Adriano Bronzelli, guaritore di tumori a base di diete, insomma guru e teorico a firma ‘vegan’ che utopizza un’ipotetica città degli orti, in cui le persone vivranno comunitariamente mangiando sani cibi biologici in ambienti naturali incontaminati, ovvero lontani da industrie e inquinamento. Continua a leggere

Armagheddon

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Il quinto angelo versò la sua coppa sul trono della bestia; e il suo regno fu avvolto dalle tenebre. Gli uomini si mordevano la lingua per il dolore e bestemmiarono il Dio del cielo a causa dei loro dolori e delle loro piaghe, invece di pentirsi delle loro azioni (Ap 16, 10-11).

Pre-nota di lettura a “La scuola cattolica”, di Edoardo Albinati

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di Maurizio Soldini

Finalmente ho portato a termine la lettura de La scuola cattolica, che rimetto in coperta e ripongo in libreria tra i vincitori del Premio Strega.
Non perché sia d’accordo, a proposito della vittoria dello Strega, tanto più per il valore del libro, ma perché così pare sia già deciso, del resto come ogni anno a questa parte, in cui avviene che si sappia anzitempo quale libro sia destinato a vincere. Continua a leggere

Giorgio Agamben

di
Roberto Plevano
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toccato da un angelo…

§ Giorgio Agamben

Luca P. vide per la prima volta Anna G. a una conferenza di Giorgio Agamben.

Si dovrebbe forse dire che Luca e Anna si incontrarono dopo l’applauso finale del partecipe pubblico di studenti – Giorgio Agamben è un docente prestigioso ed efficace, vale a dire comunicativo e profondo, e tenne quella conferenza quando aveva passato da poco i quarant’anni, che per gli uomini di lettere è un’età generalmente molto produttiva. Si presentava quindi con la giusta mescolanza di autorevolezza, eccellenza intellettuale e non eccessiva distanza anagrafica –, e appena fuori dalla sala conferenze; ma il valore corrente di questo termine, incontrarsi, che connota lo stabilire rapporti tra persone, amichevoli od ostili che siano, e quindi un intero mondo di relazioni sociali, non è una buona descrizione dei fatti successivi a quella conferenza.

Infatti Luca e Anna non si incontrarono mai davvero.
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Vivalascuola. La scuola del malessere

Nell’affresco del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti nel Palazzo Pubblico di Siena si vedono i cittadini vivere nell’ordine e nell’armonia, mentre nell’affresco del Cattivo Governo si vede al centro la Tirannide, circondata da Avarizia, Superbia, Vanagloria. Gli effetti sono una città in rovina, dove dominano la divisione e la miseria. La “Buona Scuola” di Renzi è una città in rovina, quindi uno specchio del cattivo governo. Lungi dal creare ordine e armonia, essa ha portato nelle scuole competizione e conflittualità. La miseria c’era già da tempo. Il malessere della scuola diventa un chiaro giudizio politico ed è all’insegna del malessere il bilancio dell’anno scolastico, a firma di Tullio Carapella, che vivalascuola propone. Questa è l’ultima puntata del 2015-2016, a meno di necessità impreviste vivalascuola riprenderà a settembre. Per intanto, invitiamo a firmare per i referendum abrogativi di 4 commi della Legge 107, finché c’è tempo – entro fine giugno. Con un grazie di cuore a collaboratori e lettori e auguri di una buona estate a tutti. Continua a leggere