SUL TAMBURO n.20: Guido Guidi Guerrera, “La truffa”

Guido Guidi Guerrera, La truffaGuido Guidi Guerrera, La truffa, Reggio Emilia, Imprimatur Edizioni, 2016

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di Giuseppe Panella

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La più grande (e riuscita) truffa della storia dell’Occidente avvenne a Lisbona tra il 1925 e il 1926. Le sue ripercussioni furono enormi per la storia della nazione lusitana – senza il gravissimo scandalo suscitato dalla burla (come viene chiamata in portoghese) orchestrata da Arturo Virgilio Alves do Reis e dai suoi complici di tutta Europa, e dalle sue ripercussioni a livello economico nazionale e internazionale, l’inflazione non avrebbe dilagato in Portogallo e i militari non avrebbero trovato la forza e il consenso necessari a prendere il potere (con il colpo di stato del 28 maggio 1926 che portò al potere António de Oliveira Salazar per lunghi decenni fino alla “rivoluzione dei garofani” del 1975). Non si trattò, allora, solo di un evento criminale sia pure di livello notevolmente alto per conseguenze e implicazioni ma della tipica goccia che fece traboccare un vaso fino allora rimasto colmo soltanto fino all’orlo (analoghe conseguenze ebbero storicamente eventi dello stesso tipo: l’affaire Stavisky nella Francia del 1934 con le imponenti conseguenze che ebbe sul governo del radicale Camille Chautemps costretto alle dimissioni e, più indietro nel tempo, nel 1786, l’affaire del collier della regina Maria Antonietta all’alba della grande stagione della Rivoluzione Francese – sembrerebbe che, dal punto di vista della storia universale, grandi truffe siano i prodromi di grandi eventi successivi, siano rivoluzionari o meno).

La truffa di Guido Guidi Guerrara narra questa storia non troppo edificante e lo fa con gli strumenti della letteratura. Dunque, il libro mescola con sapienza elementi storici identificati (e identificabili) ad altri inventati di sana pianta (ma con verosimiglianza – così come si conviene) in modo da dare un ritratto compiuto e intrigante non soltanto dell’evento narrato ma anche di una società (quella europea) e di un momento storico ben precisi.

Anche all’origine di questo romanzo (e la tradizione è lunga e rilevante al riguardo) c’è un manoscritto ritrovato e cioè il diario della protagonista della vicenda, l’attrice Fie Carelsen (alias l’olandese dell’Aia Sophia de Jong), ritrovato dalla figlia e utilizzato per il racconto. Tutto dunque è narrato attraverso la mediazione della donna che era l’amante ufficiale (anche se poco coinvolta, sentimentalmente, sembrerebbe) di José Bandeira che fu il braccio destro di Arturo do Reis e uno dei principali esecutori della sua Truffa. I due, apparentemente uomini legalmente irreprensibili, architettarono un inganno di proporzioni gigantesche (oltre ad accumulare una ricchezza enorme, fondarono addirittura una loro Banca privata, la Banco de Angola e Metrópole, per riuscire a riciclarla) in modo da truffare lo Stato portoghese e accumulare una somma formidabile di denaro autentico. I due e i loro finanziatori Karel Marang e Adolf Hennies non falsificarono moneta ma soltanto alcune firme e bolli di natura ufficiale, riuscendo ad ottenere danaro stampato direttamente dalla ditta inglese fornitrice del governo portoghese, la Waterlow & Sons di Londra. Le somme razziate in questo modo erano enormi e l’uso spregiudicato di esse così come la natura fortemente ambigua della Banca del gruppo dei truffatori (una Banca che non aveva praticamente clienti e che non concedeva l’apertura di linee di credito a nessuno) finì per attirare l’attenzione di molti, tra cui alcuni giornalisti investigativi. Ma sarà un solido (il solito!) travet a scoprire l’arcano della truffa e a denunciarne lo svolgimento.

Guerrera racconta la truffa e il suo sviluppo criminoso, tuttavia, con mano leggera, senza puntare sugli effetti più spettacolari di essa e sondando in maniera autorevole le psicologie dei protagonisti, soprattutto quella complessa e affascinante di Fie Carelsen che, nel corso della narrazione, conoscerà e frequenterà personaggi di prima grandezza della scena intellettuale e artistica dell’Europa che allora contava.

La donna incontrerà due volte e poi intratterrà, infatti, un breve carteggio con il grande poeta Fernando Pessoa (allora peraltro assai meno noto di quanto lo sia oggi e di cui la pratica di scrittura per eteronimi non era stata ancora scoperta), intratterrà una relazione (forse omosessuale) con la grande stilista Coco Chanel, conoscerà e frequenterà la grande attrice Marlene Dietrich.

Si tratta di incontri sapientemente orchestrati dalla penna di Guido Guerrera che articola il rapporto dell’attrice con queste figure storiche (ma gli incontri non avvennero mai) analizzando e mettendo in rilievo le loro peculiarità psicologiche e caratteriali.

Romanzo storico? Fiction puramente letteraria? Libro-documentario? Romanzo-saggio?

Forse tutte queste cose insieme con in più la capacità di aggiungere, in situazioni talvolta pesanti o inaccettabili, quel pizzico di poeticità che rende questa storia degna di essere raccontata (e apprezzata dai suoi lettori).

Guerrera ricostruisce bene ambienti e situazioni e dimostra di saper mettere in rilievo al suo meglio il fascino lisboete della ville blanche, la città sul Tago dove tanti scrittori si sono impigliati, catturati dalla sua attrattiva capacità di coinvolgimento sentimentale.

 

(breve video documentario su Do Reis)

 

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