Il porgitore di stelle, Margherita Guidacci

Guidacci
Poesie tratte da Il buio e lo splendore, di Margherita Guidacci.
Ed. Garzanti Poesia

a cura di Barbara Pesaresi

da Il porgitore di stelle

“Una Lasa etrusca (divinità femminile alata) di nome Vecua, divenuta per amore una donna mortale, ebbe dal Collegio dei Lucumoni l’incarico di delimitare i confini dei terreni dei popoli etruschi, perché non sorgessero discordie; e, successivamente (essendo i Lucumoni rimasti molto soddisfatti dell’operato catastale di Vecua) anche di disegnare una mappa del cielo. A questo scopo fu dato a Vecua un assistente, detto «Mav Luceziniai» (il porgitore di stelle) perché le indicasse ad una ad una le stelle, che Vecua poi incluse in sedici «case del cielo». Dalla storia di Vecua, che mi piace enormemente, ho tratto il titolo di questa parte della mia raccolta.”
(Margherita Guidacci)

***

Mappa del cielo invernale

Con la mappa del cielo invernale, che tu hai disegnato per me,
uscirò prima dell’alba in una piazza ormai vuota
d’uomini e alzerò gli occhi ad incontrare
i viandanti stellari che lentamente si muovono
intorno al polo dell’Orsa. Ai più splendenti
chiederò: «Sei tu Rigel? Sei tu Betelgeuse?
O Sirio? O la Capella?», restando ancora in dubbio
(tanta è la mia inesperienza nonostante il tuo aiuto)
su quale sia la risposta. E intanto penserò
a San Juan, perché quella sarà la notte di Dio,
dopo la notte dei sensi e dell’anima; e le stelle,
riconosciute o ignote, saranno per me tanti angeli
il cui volo silenzioso mi conduce verso il giorno.
E penserò anche a te, che da un altro parallelo contempli,
ugualmente assorto, lo stesso firmamento,
sentendo come me un gelo esterno ed un fuoco interiore,
mentre i nostri cuori lontani, che sono ancora imprigionati nel tempo,
lo scandiscono all’unisono.

***

Colore di Betelgeuse

Hanno il colore di Betelgeuse
(mi scrivi) i fiori che sono riuscita
finalmente a donarti. Tu che vedi
una Galassia in ogni fioritura
terrestre e un fiore in ogni stella, hai legato
così il mio dono al più amato, per me,
fra tutti gli astri, quello che tu stesso
m’indicasti, quando Orione scalava
l’orizzonte autunnale. Nel nuovo autunno i fiori
saranno morti e il confronto avverrà
tra una presenza e una memoria, o forse
tra due memorie: chi può, infatti, dire
con sicurezza che sia ancora viva
Betelgeuse? Forse noi vediamo solo
quanto di lei ricorda il cielo, a lungo
attraversato dall’antica luce
rosata, in uno spazio così grande
che il viaggio continua, pur se la stella è spenta.
Ma resterà sempre nostro il fulgore
che abbiamo accolto, come l’altro, tenero,
dei fiori divenuti d’ombra. Che importa
il durare, se una risposta è suscitata,
di vita a vita, luce a luce? Avranno
le nostre stesse anime il colore
di Betelgeuse. Così
di riflesso in riflesso si propaga
un amore che custodisce il mondo.

***

Gli astri dei naviganti

Gli astri dei naviganti, Capella, Rigel,
alzano il capo luminoso sulle acque
mosse da venti di burrasca, mentre
la stagione precipita. Di quali
ansiosi sguardi meta, che ne spiano
l’uscire da una nube, il cenno tremulo
sul travagliato albero! (Ed il cuore
corre al sognato porto).
Cari astri,
come vorrei che poteste soccorrere
anche ogni altra navigazione: poiché tale
sempre è la vita dell’uomo, tra la sponda
natale e quella della morte, e spesso
son più feroci le onde invisibili,
più folte di naufragi che quel mare
a cui recate speranza. Né segnale
alcuno v’è, se l’uomo non lo trova
nel suo cielo interiore, e solo pochi
ne son capaci: il santo che possiede
in carità e preghiera la sua anima;
il fanciullo innocente che dispiega
la prima volta la sua vela; e i teneri,
fedeli amanti che furono
l’uno all’altro timone e stella.

***

Alla stella polare

Quando Vega avrà preso il tuo posto
fra qualche millennio, come tu
prendesti quello di Thuban, che segnava
ai più remoti Faraoni il polo
celeste – e tu, dimenticato il nome
col quale oggi ti cerchiamo e invochiamo
nostra stupenda Polare, sarai soltanto
la coda d’uno stellato animale,
esisteranno ancora sulla Terra
uomini, per chiamarti
modestamente Cynosura?

***

Arcturus

Come un lento, sicuro nuotatore
hai traversato quel lago di cielo
notturno a me visibile fra gli alberi
davanti alla mia casa,
finché il tuo rosso splendore
non ha toccato la riva del cedro,
proseguendo oltre quella, ad apparire
ad altri insonni che, forse,
ora col cuore oppresso
come il mio da una loro umana pena,
confrontano il tuo quieto
corso celeste, Arturo,
col loro breve, affannato destino.

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