CRESTOMAZIA 22: Percivalle Doria, “Come lo giorno…”

Come lo giorno…

Come lo giorno quand’è dal maitino
claro e sereno – e bell’è da vedere,
per che gli augelli fanno lor latino,
cantare fino, – e pare dolze audire;

e poi ver’ mezzo giorno cangia e muta,
e torna in poggia la dolze veduta
che mostrava;
lo pellegrino ch’a securo andava
per l’alegrezza de lo giorno bello,
diventa fello, – pieno di pesanza:
così m’ha fatto Amore a sua possanza.

.
Così m’ha fatto Amor certanamente,
ch’allegramente – imprima mi mostrao
sollazzo e tutto ben della più gente,
poi per neiente – lo cor Il mi cangiao;
ch’io mi crede a laudar tutta mia vita,
avere grande ben di sua partita
e star baldo,
quella ch’avanza giachinto e smeraldo
ed ave le bellezze ond’eo disvio:
or sento e vio -che gran follia lo tira,
chi lauda ‘l giorno avanti che sia sera.

Per voi, madonna con tante bellezze,
sanza ferezze – lo mio cor sotrasse
e sì m’ha preso e tene l’adornezze,
vostra bellezze – che ‘1 mio core atrasse.
Perché mi siete fatta sì orgogliosa,
oi gentil donna bene aventurosa?
Se pensate
come s’avene a donna in veritate .
mostrare amore e met[t]ere in er[r]ore
suo servidore – e sì fedele amante,
tu doni e tolli come fa lo fante.


“Dell’altra moltitudine che abbiamo di versi, quasi infinita, ha scelto ciò che gli è riuscito o più elegante, o più poetico, o anche più filosofico, e infine, più bello […]” (Tratto dalla Prefazione alla crestomazia italiana de’ poeti di Giacomo Leopardi)

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