Guido Michelone intervista Gianluca Barbera

barbera scrittore
La truffa come una delle belle arti

Gianluca Barbera, cinquantenne reggiano (ma senese d’adozione), dopo Finis Mundi (2015), ha da poco pubblicato il suo secondo romanzo, dal titolo spiazzante: La truffa come una delle belle arti.
Si tratta di una notevole opera letteraria, come sostiene anche Giulio Mozzi nell’aletta di copertina: “(…) il romanzo La truffa come una delle belle arti di Gianluca Barbera racconta le vicende di una dinastia di truffatori, i catanesi Lopiccolo, dal 1842 a oggi, intrecciandola con le vicende storiche italiane ed europee, ed evocando pian piano un’immagine del mondo come grande coacervo di truffe, d’illusioni, di millantature, di finzioni condivise o fintamente condivise – dalla sirena delle Galàpagos del primo capitolo ai titoli derivati dell’ultimo – in nome di un principio elementare: la ricerca della felicità. E, al lettore che voglia farsi abbindolare – perché che cos’è un romanzo, se non un mucchio di bugie? – Barbera ne offre parecchia, di felicità”.
D’altronde persino la grande letteratura classica è ricca di episodi consimili: “Il vero truffatore è una sorta di Don Chisciotte rovesciato: l’ingegnoso hidalgo desiderava assolutamente credere vere le favole dei libri di cavalleria; il truffatore fornisce la materia prima a chi cerca qualcosa da credere assolutamente vero. Picaresco, avventuroso, divagante, comico, a modo suo filosofico (di una filosofia illuministica e sorniona, alla Diderot)” appare dunque il libro di Barbera, con il quale La Poesia e lo Spirito si intrattiene in esclusiva, per tentare di carpire alcuni segreti dell’opera stessa.

Gianluca Barbera, ci rivela da cosa nasce l’idea di questo libro?
Dal desiderio di mostrare che la storia è un imbroglio. Per dirla con Cioran, “una sfilza di falsi assoluti, di templi innalzati a dei pretesti”. E l’ipocrisia l’acqua in cui nuotiamo (Pontiggia). Il peggio è che siamo talmente abituati alle bugie che la verità ci offende. Tutti i giorni m’imbatto in persone che fingono di essere ciò che non sono. Vogliamo far credere di essere migliori di ciò che siamo, quando è chiaro che l’amor proprio è alla base di ogni nostra scelta. La Rochefoucauld scriveva: “Spesso ci vergogneremmo delle nostre più belle azioni se la gente vedesse tutti i motivi che le determinano”. Trovo che il lavoro di smascheramento operato dai moralisti francesi sia uno dei lasciti più preziosi della cultura occidentale. La più colossale tra le menzogne? Quella – tutta contemporanea – di far coincidere onestà e legalità. Per essere onesti non basta rispettare le leggi. Bisogna essere uomini retti, virtuosi. Questo significa la parola “onesto”.

Perché proprio oggi un argomento così pericoloso, almeno in Italia, con il populismo politico che si scaglia contro i ladroni e i ladruncoli?
I populisti sono i veri truffatori. Basta un dizionario per dimostrarlo. Populismo: “Atteggiamento ideologico che esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi”. Se questa non è truffa! Il debito greco non è finito nelle tasche dei politici ma in quelle dei cittadini. In Italia è lo stesso. Il quaranta per cento del debito pubblico è stato prodotto dal deficit pensionistico. Anche se dirlo è peccato. La bugia viene spacciata per verità e la verità calpestata. Questo è il populismo. Il popolo ha sempre ragione. Anche quando è complice. Vogliamo la democrazia diretta? Bene. Allora quando si vota si accetti un’assunzione di responsabilità. Democrazia deve significare anche responsabilità. Doveri e non solo diritti. Troppo comodo scagliare il sasso e poi nascondere la mano. Io sono per il voto palese. Il popolo voti su tutto, come vorrebbe il M5S, ma ne risponda. Se un referendum produce delle conseguenze negative sul piano sociale perché dovrebbero risponderne tutti e non solo chi ne è la causa? Ma questo avverrà nella fase matura delle democrazia. Forse tra cinquant’anni.

Come s’è documentato per questo Truffa? che tipo di lavoro preparatorio ha svolto?

Molto semplicemente, ho letto numerosi libri e fatto molta ricerca su Internet.

A quali modelli narrativi o letterari ha guardato? Mi sembra di avvertire parecchie positive influenze, ce le dica Lei.

I modelli a cui ho guardato sono Diderot, Voltaire, Swift, i moralisti francesi. E poi Boccaccio, Cervantes, De Quevedo, il Lazarillo de Tormes. La letteratura sudamericana. Il post-moderno, tra tutti Donald Barthelme e John Barth. Con gli anni mi sento sempre più vicino alle posizioni dei sofisti. Mi accorgo che potrei sostenere una tesi e il minuto dopo quella contraria. Buon segno. Sono diventato nemico del dogmatismo. Al mondo tutto si tiene. Perciò tanto vale guardare alla cose con gentilezza, tolleranza. Del resto la sofistica è la cifra intellettuale del secolo. Gli intellettuali non fanno che produrre sofismi. Solo che sono gli ultimi a saperlo. La ragione stessa è inaffidabile. Per mezzo di essa è possibile sostenere qualsiasi posizione. Lo constato ogni giorno. Specie nei social.

Tra le varie figure raccontate nella Truffa a chi va la sua simpatia?

A tutti i truffatori del romanzo. Sono loro i migliori, sul piano etico. E dunque in primis a re Ferdinando. Che cos’è un re se non un usurpatore? Mai dimenticare che i perseguitati di oggi sono i persecutori di domani. Gli sfruttati di oggi gli sfruttatori di domani. È la storia a insegnarlo. Quasi ogni rivoluzione è finita così. Nel mio romanzo i veri truffatori sono i truffati. Tutti accomunati dall’ipocrisia. E che cos’è l’ipocrisia se non un imbroglio? I miei truffatori invece sono di un candore e una generosità esemplari. La domanda che aleggia per tutto il libro è: si può vivere al di fuori della legge e tuttavia essere virtuosi? Ma La truffa come una delle belle arti è anche un romanzo sulla ricerca della felicità. Fin dove è lecito spingersi per essere felici? Dopotutto, scriveva Diderot, “abbiamo un’unica passione: quella per la felicità”. L’importante è essere onesti prima di tutto con se stessi.

Esiste qualche autobiografismo traslato fra i personaggi che mette in scena? O magari qualche freudiana proiezione?

Se non facessi lo scrittore (e l’editore), non mi dispiacerebbe mettere a segno colossali truffe da lasciare di stucco il mondo intero. A patto di uscirne indenne. Purtroppo i truffatori sono inevitabilmente dei perdenti. Lo Stato è troppo forte. Vince sempre. O quasi. Sono appassionato di libri sui fuorilegge del Far West. I Dalton, Jesse James, Billy The Kid. Tutti morti giovani. E di film come Il mattatore, I soliti ignoti, Totòtruffa 62.

Quali rapporti esistono con Finis Mundi? a me paiono due romanzi di proposito assai diversi fra loro in tutti i sensi.

Sì, però entrambi filosofici. Nel primo, sono andato in cerca di Dio. In questo, dell’uomo.

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