Premio Strega a “La scuola cattolica”

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di Maurizio Soldini

Ripubblichiamo l’articolo in cui Maurizio Soldini aveva previsto la vittoria di Albinati al Premio Strega 2016, recensendone il libro.

Finalmente ho portato a termine la lettura de La scuola cattolica, che rimetto in coperta e ripongo in libreria tra i vincitori del Premio Strega.
Non perché sia d’accordo, a proposito della vittoria dello Strega, tanto più per il valore del libro, ma perché così pare sia già deciso, del resto come ogni anno a questa parte, in cui avviene che si sappia anzitempo quale libro sia destinato a vincere.
Come vedete dico libro e non romanzo, perché a me pare che il libro che quest’anno vincerà il più ambito premio letterario italiano sia tutto tranne che un romanzo.
Difatti ne La scuola cattolica il romanzo latita in uno sguazzo di notazioni psicologiche e sociologiche che saranno pur interessanti, ma che lasciano il tempo che trovano. Anche la trama è scarna e confusionaria. Per di più Albinati ne è consapevole e dedica un capitolo a una excusatio non petita. Mi piacerebbe scrivere qualcosa a nota della mia lettura, ma temo di cadere in una paccottiglia lunga di critiche per lo più negative se dovessi scendere in una analisi dettagliata. A meno che non mi colga un colpo di sintesi che mi permetta di dire evitando quello che soprattutto vorrei criticare, la logorrea. Infatti, se Albinati rivedesse il suo libro e sforbiciasse tutti i complementi filosofeggianti sul versante sociologico e psicologico, e ci narrasse qualcosa in più, lasciandoci liberi di trarre dalla narrazione le nostre deduzioni, sarebbe di gran lunga meglio. Del resto, lo stesso Manzoni trasformò Fermo e Lucia ne I promessi sposi.
Se non è un romanzo, è forse un saggio? Neppure. Chi è abituato a leggere saggi, filosofici o giù di lì, sa bene che certe cose vanno dette e soprattutto scritte con cognizione di causa. Per questo è importante una bibliografia. Albinati non è un filosofo e neppure un sociologo e nemmeno uno psicologo. E nella nota finale avverte di aver attinto a piene mani qua e là.
Albinati è indubbiamente sic et simpliciter uno scrittore e anche bravo. Lo si vede quando narra in quei pochi sprazzi del libro.
Se rivedesse, allora, il libro, sforbiciando e riscrivendolo, sarebbe una buona cosa. Per riportare il libro a romanzo, a opera letteraria. Tra l’altro toglierei i versi presenti nel libro, tutti, dacché piuttosto che aggiungere, tolgono, così come tolgono le chiacchiere psico-sociologiche.
Che l’Autore ci faccia vedere pure i problemi, ma evocandoli attraverso la narrazione e attraverso la costruzione dei caratteri dei personaggi.
Più narrazione e meno chiacchiere, dunque. Ecco la ricetta che mi sento di suggerire, da lettore, ad Albinati per “riscrivere” il suo libro e trasformarlo in quello che ora non è, come dicevo, un romanzo.
Che La scuola cattolica vinca il premio Strega così come è, è altro discorso. Ma non si dica che è il grande romanzo borghese della nazione, perché che sia “grande” (1294 pagine) non v’è dubbio, così come è libro proprio della borghesia, ma il dubbio è che sia un romanzo.
Tralascio, quindi, per ora, di entrare nel merito di una analisi maggiormente argomentata, che richiederebbero molti altri punti controversi. A cominciare dal fatto che si vuole demonizzare, almeno così pare, tutto ciò che è cattolico. A tale proposito, ad evitare qualunque universalizzazione indebita che avrebbe fatto inorridire Wittgenstein, Albinati farebbe bene a cambiare titolo al libro con La scuola San Leone Magno.

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