LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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Il televisore di fronte allo specchio

Pasolini definisce la televisione alienante non in quanto contenuto ma come “cornice”. E’ inutile qui associarsi al giudizio profetico che condivido a pieno. Quello che invece mi attrae è il discorso sulla cornice. Ed è un discorso sul guardare, sullo specchio, sul dentro e fuori. Al cinema lo ha anticipato Hitchcock con il film La finestra sul cortile. In realtà, si tratta di una vecchia questione che parte da Lucrezio, che per primo affronta l’affronta: la distanza tra azione  – il naufragio del De Rerum Natura – e lo spettatore.

Savoldo,_adorazione_dei_pastori,_bresciaLa televisione ha la stessa ambigua e potente energia del precipizio: ne abbiamo paura ma ne veniamo attratti. Sappiamo che è falsa ma ci identifichiamo con ciò che trasmette. Ne prendiamo le distanze contestualmente all’immergerci lascivamente dentro le sue immagini. Anche il cinema produce questo effetto ma è più sentimentale. L’immedesimazione che produce la televisione – forse perché si trova “in casa” dunque “dentro” di noi è – di possessione. Eppure se ammiro il dipinto Las Meninas di Velàzquez mi viene il dubbio che questa attrazione fatale irradi dal mezzo e non piuttosto dalla funzione del guardare e dalla finzione del rappresentare. In questo opera è già presente il cinema di Hitchcock. Se poi guardo la Natività del Savoldo (che la mia Terlizzi ha l’onore di custodire) addirittura ritrovo l’intuizione della cornice di Pasolini. Dove colloca l’artista il proprio autoritratto? Dentro la cornice di una finestra sul presepe: guarda e insieme è guardato; sta fuori e dentro allo stesso tempo. Sta già dentro la televisione se questo mezzo può diventare concetto – prima che sia stato inventato l’oggetto.

Avete mai provato? La stessa sensazione che emana un precipizio, la trasmette uno specchio a corpo intero: respinge e attrae contemporaneamente. Per questo la televisione, più del cinema, è uno specchio. E lo aveva compreso benissimo Nanni Loy quando portò in Italia la candid camera. La chiamò Specchio segreto, proprio così dentro e fuori, spettatori e insieme protagonisti.

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