51. Tutto pronto

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Tutto sembrava condurci in una terra ignota, dove il Signore era il Signore, e noi creature da iniziare a tutto, anche a ciò che in genere è dato per scontato. Il nostro rapporto procedeva per sussulti: alti e bassi, in sintonia con i sentieri impossibili su cui il Progetto puntava sempre più, come se solo in vicoli ciechi, davanti a porte chiuse potessimo trovare la nostra dimensione. La dinamica risultava comprensibile alla luce di uno scenario in movimento, in cui le forze del bene e del male si affrontavano in una guerra di trincea, costringendo le persone più coscienti a schierarsi da una parte o dall’altra. Intanto si moltiplicavano gli atti di violenza, gli attentati, i colpi di scena perfino sospetti, come il golpe da cui Erdoğan era uscito rafforzato, a capo di una democrazia nominale, svuotata dal di dentro. L’America sembrava indebolirsi, lasciando Israele sempre più sola in un Medio Oriente trasformato in polveriera; la Russia, paradossalmente, pareva ergersi a difesa dei valori cristiani, mentre colossi come l’India e la Cina crescevano fra tensioni di ogni tipo. Il Santuario del Divino Amore era una tessera invisibile in un mosaico mondiale di difficile decifrazione, ma anche lì s’intrecciavano visioni spirituali e materiali, flussi di luce e forze oscure interessate al potere e alla finanza. Tutto sembrava pronto per l’avverarsi delle profezie, lo scioglimento drammatico dei nodi, la morte e risurrezione del mondo, immensa Pasqua di sangue e di vita rinata dai brandelli della storia.

7 pensieri su “51. Tutto pronto

  1. Erano i tempi migliori, erano i tempi peggiori, erano giorni di saggezza, erano giorni di follia, era l’epoca della fede, era l’epoca del dubbio, era la stagione della Luce, era la stagione del Buio, era la primavera della speranza, era l’inverno della disperazione, avevamo tutto davanti a noi e davanti a noi non avevamo nulla, marciavamo diretti verso il Paradiso e andavamo nella direzione opposta.
    Storia di due città,” C. Dickens

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  2. Davanti a noi è la grande Morte
    Il nostro destino giace nelle sue quiete mani
    Quando con fiera gioia alziamo il vino rosso della Vita
    Per bere alla coppa splendente
    Della mistica estasi
    La Morte china il suo capo e piange
    Rainer Maria Rilke

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  3. Posso sperare?
    Con le profezie non si scherza. Quelle che si abbattono sui nostri tempi mi fanno venire in mente coloro che negli anni ’70 appoggiavano l’idea brigatista del “tanto peggio, tanto meglio”: meglio un popolo oppresso, meglio eliminare le persone più riformiste e illuminate, perché maggiore fosse stato il malcontento generale, più vicina sarebbe risultata l’insurrezione popolare. Mi sembra di ritrovare nelle profezie odierne quello stesso concetto per cui solo dal male, da un male estremo, possa finalmente sbocciare un vero e duraturo bene. Niente compromessi. Si potrebbe dire, venendo a ciò che sembra prefigurarsi per il prossimo futuro, che il genitore di un figlio particolarmente balordo possa vedere solo in un “salvifico” incidente del sabato sera la possibilità che, in caso di sopravvivenza, scaturisca finalmente un uomo saggio.
    Il mio approccio, al momento, lo definirei alla Gennaro Jovine, il protagonista di Napoli milionaria che, tornato dalla guerra, desideroso solo di pace e serenità, trova invece la famiglia completamente allo sbando e un mondo senza valori.
    Sua figlia si salverà se supererà la nottata e quella sera… Amedeo, rinsavito, non andrà a rubare e tornerà a lavorare onestamente; Maria Rosaria resterà in famiglia con il suo bambino; Amalia capirà di avere sbagliato a farsi prender dalla brama del denaro e piangera’ sui suoi errori confortata dal marito: «Mo avimm’aspetta’, Ama… S’ha da aspetta’. Deve passare la nottata.»
    Io voglio sperare.

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  4. è così
    ho la consapevolezza di un male terribile che si avvicina inesorabilmente e ho una quiete gioiosa,dentro, nel profondo.
    ma questa sono io, anima fortunata col conto in banca.
    ma se empatizzo con un povero, se mi metto dalla sua parte, quanto durerebbe la mia consolata consapevolezza? quanta quiete resterebbe nella disperazione.
    quanta strada devo ancora fare, quanta finta innocenza devo scollarmi dalla pelle!
    mentre scrivo sono emozionata, è un bel sentire.
    agirlo agirlo agirlo
    fortuna ho un figlio che mi mette amorevolmente in croce innumerevoli volte, e lui, lui non lo sa neppure quante cose mi ha insegnato.
    speriamo e agiamo la speranza e facciamo l’amore, facciamolo sul serio🙂

    baci a tutti

    la funambola

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  5. Se ti trovi all’interno di un tunnel tanto lungo da farti impazzire, ti devi attrezzare in un modo diverso dal solito.. Beato chi ci si trova però, perchè quello diventa il regno del Signore. Da lì ricordi il mondo fuori com’è veramente: ingiustizia, menzogna, abominio, Lo vorresti diverso: pacifico, solidale, “democentrico”.Nel tunnel ti senti inusitatamente protetto mentre la’ fuori si sta scatenando una guerra autolesionista. Diventa allora una sorta di bunker al riparo del quale potrai aspettare,indenne, il “day after” per ritrovare una terra nuova, pulita come “tabula rasa” dove ricominciare a incidere l’ABC della vita.

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