SUL TAMBURO n.22: Mariagrazia Carraroli, “Paesaggio condominiale”

Mariagrazia Carraroli, Paesaggio condominialeMariagrazia Carraroli, Paesaggio condominiale. Poesie, illustrazioni di Luciano Ricci, Firenze, Florence Art Edizioni, 2015

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di Giuseppe Panella

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Ciascuno di noi vive insieme agli altri, in circostanze che sono sempre diverse ma, in fondo, restano sempre le stesse, ripetute e rinnovate giorno dopo giorno, ora dopo ora. I condominii sono parte integrante del nostro paesaggio mentale, del nostro modo di vivere associato. Convivenza non sempre agevole (talvolta spiacevole, talvolta turbolenta ma anche fonte di sorprese), quella condominiale è un’esperienza comune a tutti che merita, proprio per questo, di essere trasformata in emozioni e in situazioni liriche. Mariagrazia Carraroli ne è ben consapevole nel suo libro che nasce da esperienze quotidiane e personali rivissute e trasformate in parole di consapevolezza raggiunta:

«PAESAGGIO CONDOMINIALE. Oltre il balcone / il pino marittimo in burrasca / lancia segnali. // Travolto legno / in mare sconvolgente / per folle nocchiero / ha il fiato di Monte Morello. // Il telo del quarto piano / e la selva degli aghi / ricuciono lesti la quiete. // Dipana l’azzurro / appena sbiancato / da orme fuggitive di tempesta» (p. 12).

Il paesaggio esterno disegna scenari interiori altrettanto suggestivi. Il pino si contorce sotto la sferza del vento ma non si piega né si spezza: la tempesta passa e ritorna la vita di tutti i giorni. Il pino è simbolo della resistenza alle avversità della vita che, nonostante la loro violenza e la loro insistente puntualità, vengono comunque sempre “ricucite” in nome della stabile presenza di una Natura in grado di non lasciarsi sconvolgere così come il domestico “telo del quarto piano” ricorda che la vita continua nonostante tutto. I luoghi descritti dalla Carraroli sono consueti ma sempre nuovi e anche i personaggi che li popolano si presentano con attese e aspetti che mutano nella prospettiva dello sguardo: il prato che è “la foresta dei grilli”, il gatto che, sul tetto umido e scivoloso, tenta di passeggiare disinvolto ma poi scivola, gli alberi che si scorgono dalla finestra e di cui “non si vedono i confini”… La casa è il luogo principe d’osservazione della poetessa:

«SEME VAGANTE. Trasalimento / alla vista degli arbusti / cresciuti / nella ferita del cemento. // La finestra sul cortile / non ha testimoni. // Complice un evaso grumo di terra / il seme vagante / ha esploso la vita» (p. 24).

La vita si propaga anche nell’artificialità e nel contenimento dovuto all’invasione del cemento. La vita esplode anche non dovrebbe manifestarsi perché è troppo forte e potente per fermarsi di fronte a qualsiasi ostacolo. Il “seme vagante” costituisce il nucleo puro, vibrante, intenso della poesia.

Ma non sono l’esterno della casa è il protagonista dell’avventura poetica di Mariagrazia Carraroli – anche l’appartamento, descritto minuziosamente in versi, le permette di svolgere il suo compito con intensa dedizione. Prima di tutto il:

«TERRAZZO. Sole filtrato / da righe intonate / a rigoglioso verde. // Due poltroncine / e profumi ventilati / tra lette frasi / e frasi immaginate. // La mente si distende. // S’ergono gerani / in rosso ardente» (p. 54).

Poi la casa: l’ingresso, il salotto, lo studio, la cucina, la stanza del computer (dove si aggirano i “cibernauti da tastiera”), il più modesto ripostiglio, l’interno e l’esterno di una vita che si consuma in quelle stanze, un luogo vissuto interamente e ancora da vivere.

Il condominio è popolato di altri abitanti, con i quali i rapporti possono essere serrati o inutili, intensi o distesi – in esso si possono verificare momenti di scontro ma anche di vera solidarietà:

«”NONNI”. Al nostro pianerottolo / due anziani nozze d’oro. // Affabulatore lui / d’ avventure / e tempi andati / con aiuto puntuale / di tenera consorte. // Coppia forte / di trascorse pene / condite a mani colme / con extravergine bene» (p. 40).

Il condominio è anche questo – un luogo nel quale convergono storie di vita e ricordi d’amore, vicende passate e ancora in corso, tenerezza e simpatia. Nonostante il feroce rumore del mondo all’esterno, può essere anche un rifugio per chi ama la poesia.

Questo libro di Mariagrazia Carraroli cerca di dare un senso alla convivenza civile tra gli uomini senza retorica ma con un guizzo di speranza.

 

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