Vita da Paz. Storia e storie di Andrea Pazienza

Giubilei Paz COPERTINA
di Guido Michelone

Un nuovo libro di Franco Giubilei intitolato Vita da Paz. Storia e storie di Andrea Pazienza, edito da Odoya, con premessa di Sergio Rossi e introduzione di Luca Raffaelli, torna a occuparsi di un artista ‘sui generis’ nato il 23 maggio di sessant’anni fa a San Benedetto del Tronto: Andrea, figlio di Enrico Pazienza, insegnante di educazione artistica, e di Giuliana Di Cretico, casalinga.
Cresciuto a San Severo di Foggia (la città paterna), appena dodicenne, in pieno Sessantotto, Andrea si trasferisce a Pescara per studiare al liceo artistico (dove stringe amicizia con il futuro cartoonist Tanino Liberatore), ma torna quasi ogni fine settimana al paese, dove continua a frequentare gli amici di sempre e inizia a lasciare i segni di una precoce genialità, ad esempio realizzando alcuni fondali per il Teatro Verdi. Grosso modo dal 1972 inizia a dedicarsi al fumetto, con storie e tavole ancora parzialmente inedite, e al contempo intraprende a sperimentare la pittura con una serie di dipinti a olio. Andrea collabora, altresì, con il Laboratorio Comune d’Arte “Convergenze”, che dal 1973 espone i lavori del giovane in mostre sia collettive sia personali.
Nel 1974, dopo il diploma, Andrea si iscrive al DAMS di Bologna (settore Arti Visive) che abbandona a soli due esami dalla laurea: molti i docenti a cui resta impresso il ricordo di uno studente timido ma preparato. Del resto Paz, come ormai viene chiamato dagli amici, vive sulla propria pelle il triennio di una nuova contestazione che a Bologna in particolare si lega ai Movimenti del Settantasette, dai punk ai demenziali, dall’autonomia operaia agli indiani metropolitani: è il tessuto socioculturale che fa da sfondo al fumetto Le straordinarie avventure di Pentothal, che è il primo lavoro di Andrea Pazienza a venir pubblicato in volume da Alter Alter nel 1977.
In Ateneo, Pazienza incontra un artista poliedrico come Gian Ruggero Manzoni, il rocker Roberto Freak Antoni degli Skiantos, i romanzieri Pier Vittorio Tondelli e Enrico Palandri e il critico d’arte e assistente universitaria Francesca Alinovi (orrendamente uccisa dal pittore Francesco Ciancabilla). Sempre nel fatidico 1977 Andrea, con Filippo Scòzzari, si unisce al gruppo che, collegialmente, realizza la rivista Cannibale, fondata da Stefano Tamburini e Massimo Mattioli, a cui si unisce in seguito lo stesso Liberatore. Mentre dal 1979 al 1981 collabora al settimanale satirico Il Male, al contempo, grazie agli amici di Cannibale (e con Vincenzo Sparagna), fonda il mensile Frigidaire, sulle cui pagine compare il personaggio di Zanardi.
Grazie a Frigidaire, Pazienza si svela artista prolifico, nonostante l’insofferenza verso scadenze e pressioni editoriali: nei primi mesi della rivista scrive soggetti e disegna decine di storie sia in bianco e nero sia a colori, spesso con tecniche miste. Tra i personaggi all’epoca celeberrimi al lettore di sinistra, Paz inventa Francesco Stella, L’investigatore senza nome e Pertini, per un albo speciale “disegnato in tre giorni” stando alle dichiarazioni dell’autore. Ma Andrea fa di tutto o quasi in campo grafico, realizzando copertine di dischi, un calendario, alcuni poster e diverse pubblicità.
Vincendo la proverbiale timidezza, il fumettista si dedica anche all’insegnamento, vicino a Gubbio presso la Libera Università di Alcatraz, di Dario Fo (ma coordinata dal figlio Jacopo), in seguito alla bolognese Scuola di Fumetto e Arti Grafiche Zio Feininger (fondata da Brolli e Igort in collaborazione con l’Arci locale), lavorando a fianco di Magnus, Lorenzo Mattotti, Silvio Cadelo e avendo tra gli allievi Francesca Ghermandi, Alberto Rapisarda, Enrico Fornaroli e Sauro Turroni: quell’esperienza di insegnante appare qualche anno più tardi nel romanzo grafico Pompeo.
Senza limitarsi al fumetto, Pazienza firma altresì lavori assoggettabili alle arti decorative dai due manifesti cinematografici (tra i quali, nel 1980 e 1983 rispettivamente i poster per la Città delle donne di Federico Fellini e per Lontano da dove di Stefania Casini e Francesca Marciano) ai tre videoclip (Milano e Vincenzo di Alberto Fortis e Michelle dei Beatles per il programma di Rai 1 Mister Fantasy), dalle due copertine di long-playing (Robinson di Roberto Vecchioni e S.o.S brothers di Enzo Avitabile) alle diverse campagne pubblicitarie, non disdegnando persino di operare per i teatri con scenografie e locandine.
Paz vuole cimentarsi anche nella pittura, restando però fedele a uno stile prossimo al linguaggio fumettistico: espone dunque le nuove opere durante il 1982, in occasione della rassegna Registrazione di Frequenza presso la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna, ripetendosi l’anno dopo alla galleria milanese Nuages e nella mostra Nuvole a go-go, presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma in compagnia di Francesco Tullio Altan e Pablo Echaurren. Comincia inoltre a dipingere su larga scala, decorando con pitture murali l’aula del Polo Didattico della Facoltà di Lettere di Genova, oppure realizza il gigantesco Zanardi equestre a Cesena. Purtroppo in quei primi anni Ottanta Pazienza incontra da un lato una fama enorme (grazie a un poliedrico instancabile lavoro), dall’altro un problema di droghe pesanti (soprattutto eroina), alternando i periodi tranquilli (quando vuole ripulirsi) a momenti in cui non riesce a far meno di bucarsi.
È proprio a causa di questi alti e bassi che Andrea ben presto è bollato come “tossico”, anche se egli stesso, per primo, ama scherzarci sopra: tuttavia lavora di meno e viene pure abbandonato dalla storica fidanzata, Elisabetta Pellerano, che inizierà una relazione con l’amico comune Marcello Jori. Nel 1984, forse per sfuggire agli spacciatori, Pazienza si trasferisce a Montepulciano, in apparenza ‘guarito’; nel giugno 1985 si innamora della fumettista Marina Comandini, che sposa un anno dopo, e comunque si impegna a collaborare alle maggiori testate fumettistiche, da Linus a Frigidaire, partecipando altresì alla creazione del mensile Frizzer.
Negli ultimi anni, tra il 1986 e il 1988, si intensifica l’attività vignettistica con l’adesione ad altre cinque nuove riviste: Comic Art, Tempi Supplementari, Avaj (supplemento di Linus), Tango (distribuito con L’Unità), Zut (satira diretta da Vincino). E nel 1987 ci sono di nuovo il teatro e il cinema: da un lato la scenografia per Dai colli balletto del coreografo Giorgio Rossi, dall’altro sceneggiatura (non accreditata) de Il piccolo diavolo di Roberto Benigni, il quale dedicherà il film, uscito postumo, alla memoria di Pazienza. È a Montepulciano che prendono forma storie e personaggi che Andrea colllega ad una crescente passione verso la poesia e la storia, da Pompeo, ad Astarte, fino a Campofame (da un poema di Robinson Jeffers), sempre con un tratto fra il magico e il reale, il grottesco e il surrealista, l’espressionismo e la caricatura.
Nella notte del 16 giugno 1988, Paz muore all’improvviso a casa propria, senza che la vera causa del decesso sia resa ufficialmente nota. Anni dopo il collega Sergio Staino rivela che Andrea, nella primavera di quell’anno soggiorna in Brasile per tentare di disintossicarsi, ma che al ritorno in Italia, il 15 giugno si fa prestare una forte somma di denaro grazie a uno stratagemma: si tratta di soldi che gli servono per procurarsi molta eroina, che, sempre stando al racconto di Staino, lo stronca a causa di un’overdose.
“A me – dice Andrea Paz Pazienza in un’intervista a 25 anni – non interessa la maturità perché io non credo nella maturità nel senso di acquisizione di conoscenza, responsabilizzazione, presa di coscienza di certi fatti. Mi piacerebbe rimanere giovane il più possibile, nel senso di non doverla mai menare a nessuno dicendogli quello che secondo me deve o non deve fare”.
Franco Giubilei, Vita da Paz. Storia e storie di Andrea Pazienza, Odoya, Roma 2016, pagine 301, euro 18.

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