52. Le mura del mondo

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Sì, la gente cominciava a interrogarsi. Anche perché nessuno poteva sentirsi più al sicuro: in qualsiasi posto si trovasse – al bar o al ristorante, al teatro o allo stadio -, era difficile scacciare il pensiero delle stragi perpetrate all’improvviso, come richiami a una realtà diversa e opposta a quella quotidiana. Anche tra le grandi firme del nostro giornalismo, c’era chi coglieva i segnali di eventi inquietanti che premevano alle porte. Ogni giorno si apriva la schermata dei notiziari online per capire se ci fosse stato un altro attacco, o se avessero pensato a qualche nuovo sistema di difesa. In realtà, l’unico argine efficace era guardarsi dentro, distogliere lo sguardo dai lustrini ingannevoli, dalle luci psichedeliche di una civiltà al tramonto. Solo una presa di coscienza collettiva avrebbe potuto fermare l’onda del caos, l’incalzare di una violenza cieca e sorda. Ma chi aveva intenzione di cambiare? I governi continuavano a operare con la miopia di sempre, i privati cittadini a ripetere il tran tran di tutti i giorni, nel rifiuto di vie nuove, di visioni inedite dell’uomo e della vita. Queste toccavano a noi, profeti solitari, pecore nere nell’immenso gregge che seguiva chi gridava più forte. Chi erano i pastori? Quali le guide che indicavano la strada senza conoscerla? Sul Titanic dell’Europa si seguitava a ballare e banchettare; il gossip continuava a fare affari, la pubblicità a smerciare prodotti taroccati. Nessuno osava più contrapporsi a una folla compatta e conformista. Voce di uno che grida nel deserto: solo il Vangelo continuava a lanciare il suo messaggio, sentinella inascoltata sulle mura del mondo.

6 pensieri su “52. Le mura del mondo

  1. [ …] Le misericordie del Signore non sono finite,
    non è esaurita la sua compassione;
    esse son rinnovate ogni mattina,
    grande è la sua fedeltà.
    “Mia parte è il Signore – io esclamo –
    per questo in lui voglio sperare”.
    Buono è il Signore con chi spera in lui,
    con l’anima che lo cerca […]
    Lamentazioni 3, 22-25

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  2. Tra l’Ottocento e la prima metà del Novecento la grande paura che morbi sconosciuti quanto aggressivi e spesso letali potessero distruggere l’umanità in tempi ridotti, accelerò l’impegno trasnazionale a trovare rapidi rimedi avverso le incombenti minacce. Nell’arco di una generazione o giù di lì si scoprirono vaccini sieri e antidoti per debellare gravissime malattie come il vaiolo, il carbonchio, il colera, la malaria, la lebbra, la polio. Scoperte che cambiarono il corso della storia legate a nomi come Jenner, Behring, Pasteur, Fleming, Sabin che si votarono alla causa non certo al pari di nomi come D’Alema, Prodi, Renzi, Monti o Berlusconi. Uomini con attributi , di inedita morale, provata capacità, innata creatività, indiscussa competenza e su tutto un’ altezza di spirito in grado di interpretare il volto del mondo. L’infezione del momento si chiama “terrorismo fondamentalista” di tipo A: islamico o di tipo B. antropico.Il termine valeva allora come ora a provocare psicosi di massa. Esaminatane l’eziologia bisogna isolarne il virus maligno individuarne l’origine e trovare la sintesi del principio attivo atto a snidarlo. Credo che in questo caso, vada ricercato nel fondo dell’anima del soggetto colpito, laddove si annida, togliendo la pace. Tutti noi possiamo trasformarci in medici disponibili a lavorare nel team di ricerca e prevenzione. E’ la scoperta del Vangelo e….sarà un’altra storia.

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  3. “Nonostante tutto, continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità.”
    ANNA FRANK

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