53. Conversione

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Il primo prete sgozzato provocò un sussulto, ma la falange del politicamente corretto non cambio la propria posizione. Evidentemente non bastava. Ormai era chiaro, a chi aveva gli occhi in fronte, che l’attacco era stato avviato e altre vittime sarebbero arrivate ad avvalorare un’ipotesi scontata. Che l’intreccio – diciamo pure l’intrigo – fosse più complesso di motivazioni semplicemente religiose era noto dall’inizio: le lobby finanziarie volevano accelerare gli incassi assicurati dall’industria della guerra; le grandi potenze si contendevano le risorse naturali a colpi di rivoluzioni e controrivoluzioni, finché la situazione non sarebbe sfuggita di mano ai sedicenti padroni del mondo. Le conseguenze, questa volta, sarebbero state molto più drammatiche, perché spalmate sull’orizzonte di una globalizzazione che non avrebbe risparmiato niente e nessuno. I primi a essere travolti dal disastro sarebbero stati coloro che lo avevano innescato: il male gli si sarebbe rivoltato contro come un cane rabbioso, impaziente di mordere e uccidere. Ancora una volta sorgeva spontanea una domanda: come salvarsi dalla catastrofe imminente? L’unica risposta sensata era il cambiamento sociale e personale, la conversione al bene e ai valori, il riconoscimento di una verità al di là delle scelte di comodo e di tutte le forme più o meno mascherate di egoismo. Era giunto il momento di gettare la maschera: lasciando emergere il non senso, qualcuno si sarebbe ricreduto, orientandosi a una storia rinnovata, all’alba imprevista e imprevedibile di un mondo nuovo.

7 pensieri su “53. Conversione

  1. allora, cosa aspettiamo? convertiamoci, convertiamoci al bene. “riconosciamo una verità al di là delle scelte di comodo e di tutte le forme più o meno mascherate di egoismo”.
    grazie, Fabrizio, per l’indicare. lo sapevamo, in fondo. ma quanto difficile. dovremmo iniziare un “coming out” a catena, con un dichiarato codice di comportamento assolutamente etico. io ci sto. adesioni?

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  2. La scena di un siffatto equilibrio mondiale mi fa ricordare quella “situation” di colore in cui quattro compagni di cella aspettando di scontare la pena si giocavano a poker la diaria del detenuto e allorchè il primo tra essi ebbe perso tutto, pur di non privarsi del divertimento, gli altri tre furono costretti a rifonderlo della perdita.
    Anche i “padroni del mondo” si troveranno presto privati del loro giochetto.I costi delle immigrazioni, le spese per la sicurezza, lo stallo commerciale, il bail in delle banche sono il prezzo della “cupidigia” che li ha ghermiti fin da piccoli. A meno che prima qualche sparuto psicotico suicida non li faccia saltare insieme ai loro figli. Come fanno a non sapere che già 2016 anni orsono un kamikaze “ante litteram” di nome Gesù si era già sacrificato per fare strage di tutti i peccati e darci un mondo migliore,
    Quei quattro carcerati di se stessi è bene che si scordino il poker e provino a pensare al pentimento e a convertirsi al bene se vogliono un gioco dove si vince davvero.

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  3. Il Sultano d’Egitto sottopose a Francesco D’Assisi un’altra questione: “II vostro  insegna nei Vangeli che voi non dovete rendere male per male, e non dovete rifiutare neppure il mantello a chi vuol togliervi la tonaca,dunque voi cristiani non dovreste imbracciare armi e combattere i vostri nemici”.

    Rispose San Francesco: “Mi sembra che voi non abbiate letto tutto il Vangelo. Il perdono di cui Cristo parla non è un perdono folle, cieco, incondizionato, ma un perdono meritato. Gesù infatti ha detto: “Non date ciò che è santo ai cani e non gettate le vostre perle ai porci, perché non le calpestino e, rivoltandosi, vi sbranino”. Infatti il Signore ha voluto dirci che la misericordia va dispensata a tutti, anche a chi non la merita, ma che almeno sia capace di comprenderla e farne frutto, e non a chi è disposto ad errare con la stessa tenacia e convinzione di prima. Altrove, oltretutto, è detto: “Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo lontano da te”. E, con questo, Gesù ha voluto insegnarci che, se anche un uomo ci fosse amico o parente, o perfino fosse a noi caro come la pupilla dell’occhio, dovremmo essere disposti ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tentasse di allontanarci dalla fede e dall’amore del nostro Dio. Proprio per questo, i cristiani agiscono secondo massima giustizia quando vi combattono, perché voi avete invaso delle terre cristiane e conquistato Gerusalemme, progettate di invadere l’Europa intera, oltraggiate il Santo Sepolcro, distruggete chiese, uccidete tutti i cristiani che vi capitano tra le mani, bestemmiate il nome di Cristo e vi adoperate ad allontanare dalla sua religione quanti uomini potete. Se invece voi voleste conoscere, confessare, adorare, o magari solo rispettare il Creatore e Redentore del mondo e lasciare in pace i cristiani, allora essi vi amerebbero come se stessi”. (Numero 2691 delle Fonti Francescane)

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