L’azzardo di andare a vedere cosa succederebbe se…

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Un’interessante articolo dello scrittore e accademico Tobias Stone sulle possibili conseguenze della Brexit e di un’eventuale elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti sta facendo in questi giorni il giro del mondo. Nel dubbio che nessuno abbia ancora provveduto a renderne  il contenuto accessibile al pubblico italiano, mi permetto qui di seguito di riassumerne i punti essenziali.

Nell’articolo, l’autore individua nell’ascesa di Vladimir Putin e di Donald Trump, insieme alle future conseguenze della Brexit, i segni più riconoscibili dei presupposti di una possibile nuova guerra mondiale.

Stone mette in primo luogo in evidenza le inquietanti somiglianze tra i dittatori e gli eventi che portarono alle due guerre precedenti e gli atteggiamenti di politici moderni quali Putin, Mugabe, Farage e il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti.

Malgrado le dichiarazioni di Trump di rendere nuovamente grande l’America cozzino in maniera evidente contro le statistiche (che provano che oggi l’America sia tutto sommato più in salute di dieci anni fa) l’aggressivo carisma con cui il candidato repubblicano le sostiene ha creato e sta creando un principio di “culto del capo” e un supporto crescente da parte di quella percentuale della popolazione non soddisfatta dell’attuale stato delle cose.

Secondo Stone, sia Putin che Trump stanno sempre più alimentando nei rispettivi paesi un sentimento d’insicurezza e di orgoglio patriottico le cui similarità pur nelle evidenti differenze (Putin vuole ‘restaurare’ il suo potere nell’Europa dell’Est e nel mondo, mentre Trump vuole costruire muri e isolare l’America) sono evidenziate dal fatto che i due non nascondino la reciproca simpatia.

“Quando personaggi del genere prendono il potere”, dice Stone, “la storia si ripete sempre con le medesime modalità”.

Questa allora è la situazione attuale:

Da una parte gli Stati Uniti sembrano sul punto di mettersi nelle mani di un multimilionario arrivista che poco sembra interessarsi di politica estera e di equilibri internazionali, dall’altra, invece, la Russia è sotto il controllo di un leader carismatico che ha creato un culto di se stesso e governa il Paese con piglio dittatoriale. La Turchia nel frattempo sembra aver imboccato la medesima strada e Ungheria, Polonia e Slovacchia si sono già messe in scia. In Europa il populismo alla Trump e alla Putin sta prendendo sempre più campo e potrebbe venire rinforzato da nuovi attacchi terroristici e dalle conseguenze della Brexit. Aggiungete appunto la Brexit, e la “tempesta perfetta” è servita.

Cosa potrebbe accadere, dunque? La ricostruzione che fa Stone è inquietante, consequenziale e in una certa misura condivisibile:

“L’effetto Brexit si ripercuote sull’Europa e altri Paesi (inclusi alcuni dei fondatori) indicono referendum e votano l’uscita dall’Unione. Le Pen vince le elezioni in Francia. L’Europa adesso è a pezzi. Europa che”, precisa Stone, “pur con tutti i suoi errori e le sue debolezze ha avuto il merito di aver prevenuto lo scoppio di guerre nel Vecchio Continente più a lungo di quanto fosse mai accaduto in precedenza e che al momento è una delle principali forze di contenimento delle ambizioni militari di Putin”. (Checché se ne dica, infatti, le sanzioni europee nei confronti della Russia hanno perlomeno ottenuto l’effetto di stemperarne gli attacchi in Ucraina).

Trump intanto vince le elezioni, mantiene la sua promessa d’isolazionismo e indebolisce la Nato (Ha già dichiarato che non ne onorerà necessariamente gli obblighi in caso di un attacco russo nei Baltici).

“A questo punto, con un’Unione Europea a pezzi e una Nato indebolita, Putin potrebbe cercare di risolvere la crisi che investe l’economia e la società russe con una ‘distrazione’ estera: finanzia attivisti anti-europei d’estrema destra in Lettonia, e crea i presupposti per un sollevamento della popolazione russa nell’est del Paese”.

“La Russia invia forze di pace in Lettonia, come ha già fatto in Georgia e Ucraina e successivamente ne annette i territori orientali, come già fatto con la Crimea”.

“Un’Europa divisa”, sintetizza Stone, “non si prenderebbe mai la responsabilità di ulteriori sanzioni economiche o di un intervento militare, e la Nato faticherebbe a rispondere o non risponderebbe”.

La Russia potrebbe allora decidere di non accontentarsi di una semplice fetta e  di cercare di riprendersi una volta per tutte l’intera torta (in fin dei conti un tempo gli apparteneva): penetra maggiormente nei Paesi Baltici e determina una reazione militare degli stessi. Mezza Europa si schiera con loro. L’altra metà rimane neutrale. Ulteriori Paesi si schierano apertamente con la Russia. Quale posizione sceglierebbe la Turchia in questo scenario? E con quali conseguenze?

“È tutto un ciclo” dice Stone, “che accade e riaccade. Ma la maggior parte delle persone ha una memoria e una prospettiva storica dai 50 ai 100 anni, e quindi non si accorge che sta accadendo nuovamente”.

Stone sviluppa poi una sintetica (anche se sotto molti punti di vista sommaria) analisi degli eventi che prepararono le due guerre mondiali (e della percezione che i contemporanei ebbero degli stessi): “le poche menti brillanti che misero in guardia dal rischio che si stessero ponendo le basi di qualcosa di tremendo furono tacciate d’isterismo o follia. (…) Le popolazioni sentivano di aver perso il controllo dei propri Paesi e dei propri destini, e finirono per preferire i leader carismatici alle poche menti brillanti”.

Una risposta motivata più dalle emozioni che dal ragionamento, come successo pochi mesi fa con la Brexit.

“La Storia ci è chiara adesso”, dice Stone, “perché ad anni di distanza ne riconosciamo dinamiche e conseguenze, ma per i contemporanei non era facile (e tutt’ora non lo è) fare altrettanto”.

Eventi che sembravano minori, ma che in realtà erano stati preparati da un’infinità d’altri precedenti, portarono a conseguenze di dimensioni inimmaginabili: “l’assassinio di un Arciduca d’Austria-Ungheria scatenò quello successivo di 17 milioni di persone”.

Per quanto non possa concordare in maniera totale con le premesse, le analisi e le conclusioni espresse nell’articolo di Stone –– la Storia in fondo non può mai essere davvero prevista sulla base di quanto accaduto in precedenza, e alle volte le popolazioni si dimostrano più intelligenti dei leader che le governano (alle volte) –– devo ammettere che il dibattito che ha suscitato e che sta suscitando in rete è uno dei più suggestivi degli ultimi anni.

Sto d’altra parte cominciando a notare con crescente preoccupazione che quel senso d’attesa con cui molte persone guardavano alla Brexit nei mesi precedenti il 23 giugno assomiglia in maniera sempre più inquietante a quello con cui adesso stanno aspettando le elezioni americane di novembre: un senso quasi rassegnato di paura e insieme d’inevitabilità, ma al tempo stesso anche qualcosa d’altro – qualcosa di ben più preoccupante – come una sorta di sostegno nascosto o d’inconfessabile curiosità, come dire, di ‘novecentesca’ morbosità, d’irrazionale voglia di sedersi al tavolo della roulette e provare a tentare la sorte: l’azzardo di andare a vedere cosa succederebbe se…

Un pensiero su “L’azzardo di andare a vedere cosa succederebbe se…

  1. Grazie,
    molto interessante e devo dirle mi sono posta le sue stesse domande e condivido le sue risposte… un momento, questo che viviamo, davvero oscuro!

    Ma noi combatteremo sempre, non foss’altro che per la generazione che viene e quella già presente.
    Glielo dobbiamo, no!
    Ernestina.

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