Il professore brasiliano. Riflessione sul nuovo romanzo di Cristovão Tezza

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di Guido Michelone

Se per meglio comprendere il contesto socioculturale in cui avvengono le attuali Olimpiadi – Rio de Janeiro 2016 – si volesse leggere un libro emblematico, la scelta potrebbe tranquillamente riguardare La caduta delle consonanti intervocaliche, di recente proposto da Fazi Editore. L’originale data 2013 ed è opera di Cristovão Tezza, forse il massimo romanziere brasiliano vivente, mentre il titolo originale O professor – letteralmente il professore – riflette meglio l’argomento del libro, oltre a essere in patria una trovata di marketing decisamente popolare rispetto all’elitaria soluzione italiana; di certo puntare su un accostamento di parole ignote ai più – quanti sanno cosa siano le consonanti intervocaliche? – significa respingere un pubblico di massa, puntando invece su un lettore minoritario, colto, erudito, magari abituato ai romanzi dove la forma (ricerca, sperimentazione, lavorio attorno a linguaggio, prosa, sintassi) risulta parte integrante del tessuto narrativo.
In effetti, nel raccontare la vicenda di un professore universitario di filologia, la cui teoria riguarda appunto la caduta di talune consonanti nelle lingue neolatine, in particolare tra i secoli IX e X, con il passaggio dal latino iberico al portoghese moderno, l’attenzione di Tezza è tutta rivolta al ‘come’ e al ‘perché’ viene narrata la storia, con un esercizio stilistico di estrema raffinatezza e sobria avanguardia, che lo avvicina via via a Borges, a Joyce, a Proust, a Musil, pur con un’enfasi baroccheggiante, spesso ironica (e autoironica), tipica a sua volta della letteratura sudamericana contemporanea. Il settantenne professor Heliseu è ‘studiato’ nell’ora trascorsa in casa prima di recarsi a ricevere un’importante onorificenza, per i quarant’anni di attività universitaria: i gesti quotidiani, dal risveglio alla colazione, dalla rasatura alla doccia, dai vestiti al nodo di cravatta, sono però intervallati, a mo’ di rapidi flashback quasi cinematografici, da pensieri angoscianti che veleggiano di proposito confusi e sovraimpressi, anche nella dialettica passato/presente: preoccupato su cosa dire alla cerimonia, ‘o professor’ esterna sulla pagina idee contraddittorie, fino ad accavallarle ai ricordi di una vita: ed è questa la trovata geniale del libro stesso, che diventa il baricentro di una cronaca tra il pubblico e il privato, che esterna, a sua volta, in maniera simbolica, l’essenza del Brasile dal dopoguerra ai nostri giorni, benché il nucleo fondante riguardi soprattutto gli anni ’80 e ’90 del Novecento con qualche aggancio al 2013 (i titoli del giornale con la rinuncia di Benedetto XVI al Pontificato). Tuttavia è la vicenda personale del professore a coinvolgere il lettore in uno straordinario flusso di coscienza, tra discorso libero sia diretto sia interiore, dove lo sfogo in prima persona si inserisce repentinamente nella asetticità della terza singolare o nei dialoghi evocati dal protagonista o ancora nelle poesie citate e soprattutto nelle mirabolanti invenzioni dell’antico lusitano (tradotto in uno pseudo-volgare tra Divina Commedia e poemi cavallereschi). E la storia individuale, al di là delle figure di contorno, dalla fedele domestica al figlio gay, dai colleghi pettegoli ai politici autentici, si concentra attorno alle due figure femminili – la moglie Monica e l’amante Therese, dai caratteri antipodici, i cui destini riflettono l’indole di un uomo che si mette a nudo in maniera lucida ma frammentaria, forse narcisisticamente autocritica, tra coraggio e spavalderia, in una sorta di psicanalisi selvaggia irrisolta, che diventa alla fine il ritratto di una nazione con tanti problemi: non ultimi i modelli di difesa verso la cultura americana è quella europea, verso la quale il complesso di inferiorità permane latente, anche quando si organizzano ‘grandi’ Olimpiadi.

Cristovão Tezza, La caduta delle consonanti intervocaliche, Fazi Editore, Roma 2016, pagine 237, € 17,50.

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