Quando cadono le stelle di Gian Paolo Serino

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di Guido Michelone

“(…) un grande show di uomini e donne che hanno vissuto, creduto, sbagliato, pianto, sofferto, hanno abusato di se stessi o della loro fama, hanno mentito, hanno amato e sono stati amati tanto quanto hanno odiato, hanno perso e hanno vinto, ma non sono mai morti”. Con queste parole si conclude il nuovo libro di Gian Paolo Serino, che sembra di proposito riassumere quanto scritto in ogni pagina antecedente: un libro anomalo, ma proprio per questo genialmente originale, fin dalla scelta del genere letterario a metà strada fra saggio, romanzo, raccolta di racconti con un filo conduttore.
Forse la parola ‘saggio’ sta stretta a un’opera che si distingue in primis nella singolarità narrativa, nel modo e nel piacere di affabulare, rinunciando giustamente all’analisi dei dati oggettivi, che è invece tipica del lavoro (e della penna) dello storico o del cronista. Pur partendo da fatti veri – di cui la sostanza non viene per nulla alterata – Serino va ben oltre il linguaggio divulgativo, per inventarsi, al contrario, un approccio artistico, dove la creatività della prosa – frasi concise, mood incalzante, ritmi serrati, coinvolgimento passionale, gusto erudito, chiarezza assai fluida, curiosità appagate – sovrasta la materia quasi sempre tragica di cui viene composta: tragica perché quasi tutti i protagonisti sono perdenti o afflitti da gravi turbe esistenziali, che talvolta ne compromettono o all’opposto ne esaltano le carriere artistiche e politiche.
Pur con dosi massicce di genuina letterarietà, Quando cadono le stelle non è un romanzo in senso stretto, benché presentato come tale forse per ragioni editoriali: non basta insomma far incontrare, nell’ultimo capitolo, tutti i personaggi al MOMA di New York sotto l’occhio vigile e al contempo stupefatto di Maurizio Cattelan; gli otto precedenti capitoli risultano infatti storie a sé stanti, come veri e propri racconti, anche da un punto di vista strutturale ed estetico: cambiano spesso le modalità narrative, dal punto di vista al numero di personaggi, sebbene ogni vicenda esprima una sorta di dialettica fra una grossa celebrità e un antagonista alla ricerca di una affermazione negatagli dalla vita, dal caso, dalle circostanze.
E in tal senso, Serino è abilissimo a far rinascere sulla carta otto episodi talvolta marginali via via di Pablo Picasso alle prese con la figlia di una cameriera; di Gary Grant in viaggio da Hollywood a Londra per incontrare un persona che non vede da anni; del giovane imbranato J.D. Salinger che si fidanza nientemeno che con Oona O’Neill; dell’impiegato modello Franz Kafka, anch’egli innamorato di una giovane di ben altre condizioni sociali; di Edgar Allan Poe ricoverato in ospedale dopo una serie di ciucche tanto squallide quanto memorabili; di Ernest Hemingway che riflette sulla propria esistenza poco prima di compiere il gesto estremo; di Stephen King che, in una metafisica Alice Springs incontra, nell’unica libreria del posto, la titolare del negozio, guarda a caso, aspirante scrittrice; dell’esuberante Rosemary Kennedy che subisce la durezza di un padre disposto a tutto pur di evitare scandali in famiglia.
E dunque Serino è davvero impareggiabile a rendere quasi iperrealisti l’attore, il pittore, il politico e i quattro romanzieri evidentemente studiatissimi, al punto che fra le righe compaiono anche citazioni dotte, la più bella delle quali resta forse l’hemingwaiana “l’uomo può essere distrutto, ma non sconfitto” (da Il vecchio e il mare). A questo punto la ‘raccolta di racconti con un filo conduttore’ forse diventa davvero un romanzo per unicità d’intenti nel rimarcare il fato incombente sulla caduta degli idoli nella realtà novecentesca, dove i vari Grant, Picasso, Salinger, Kafka, eccetera, rappresentano fragili moderne mitologie, alcune probabilmente resistenti al tempo, altre molto meno o altre ancora destinate a precocissimo autoannullamento.

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