La ‘poesia’ della scienza. Riflessioni su tre libri bio-divulgativi

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di Guido Michelone

Da ‘vecchio’ umanista quale mi reputo, per le mie brevi vacanze marittime, ho voluto leggermi, oltre romanzi, poesie e graphic novel, anche tre testi scientifici o per meglio dire tre libri che hanno a che fare con la scienza (in particolare la biologia): i primi due sono recenti e divulgativi, il terzo è un classico di tutti i tempi in una nuova bella riedizione bilingue.
Vorrei partire proprio da quest’ultimo, ossia La natura delle cose (De Rerum Natura, in latino) di Tito Lucrezio Caro (noto solo come Lucrezio) nell’ottima curatela di Ugo Dotti: un poema filosofico, scritto attorno al 56 a.C., che riprende l’antico pensiero greco (Epicuro e Democrito in particolare), nel cercare di spiegare il momento in cui viviamo, sbarazzandosi delle cosmogonie legate a superstizioni o credulità, per basarsi invece sulla nozione di atomo da cui partirebbe l’origine di tutto, con una modernità e una preveggenza che ancor oggi stupiscono.
A stupire, però, ci sono anche i risultati dell’attuale ricerca scientifica in continuo divenire, così come viene raccontata in 50 grandi idee di biologia dal francese Jv Chamary: il volume – assai ben impostato anche dal punto di vista grafico per consultazioni rapide, quasi a navigare in rete per i frequenti richiami intertestuali – parla dunque di evoluzione, geni, cellule, DNA (ma anche di virus, ecosistemi, impollinazione e altre 44 singole voci) per tentare di rispondere, scientificamente, alla domanda suprema: che cos’è la vita? Per capirci qualcosa, non da addetto ai lavori, credo che occorra studiare molto e avere solide basi in materia: la mia cultura umanistica, in questo caso, ha riscontrato parecchie difficoltà nel leggere un testo che comunque vuole con ogni mezzo chiarire o illustrare la biologia ai lettori profani come il sottoscritto (al quale servirà certamente una seconda o terza lettura per una soddisfazione intellettuale completa).
Riesce invece nell’intento Piccoli equivoci tra noi animali scritto a quattro mani da Lisa Vozza e Giorgio Vallortigara: un delizioso tascabile che fa chiarezza – per non dire piazza pulita – sui molti pregiudizi che ancora oggi l’essere umano in genere nutre nei confronti del mondo animale. Si tratta di un testo che aiuta, ponendo svariate domande al mondo della scienza, sia me lettore a riflettere sul senso della vita delle ‘bestie’, sia a sostenere ancor più la ricerca pura di dati oggettivi attraverso l’esperienza empirica e il lavoro laboratoriale. Constato, infatti, ancor prima di leggere il testo di Vozza e Vallortigara, che gli animali sono ancora oggi ritenuti esseri inferiori sia dalla maggioranza della popolazione sia da molte religioni, soprattutto monoteiste, le quali pongono l’uomo alla sommità di una piramide vivente di cui è costituita la Terra e magari l’intero universo. Per millenni le civiltà distruggono e umiliano, anche teoricamente, la fauna (e la flora), con qualche significativa eccezione, soprattutto fra scrittori, filosofi e scienziati, dal citato Lucrezio agli Illuministi, sino a Charles Darwin. E proprio di Darwin questo libro può ritenersi l’ultima recente propaggine, soprattutto a livello divulgativo. E non credo sia utile riassumere qui i contenuti di Piccoli equivoci fra noi animali, soprattutto per chi non è zoologo e per non far perdere il gusto della sorpresa che si cela dietro ogni libro di spessore; penso che basti sottolineare che viene scritto con un tono accattivante e con argomentazioni documentatissime, di cui la sito-bibliografia finale resta una testimonianza seria, persuasiva e amorevole. La tesi di fondo di Vozza e Vallortigara, rispettivamente biologa e neuroetologo, è che gli animali risultano semplicemente diversi dall’uomo, talvolta a lui superiori in molte attività persino cognitive (per non parlare di quelle fisiche escluse dal libro). Occupandosi dunque il testo quasi esclusivamente del pensiero animale, esso sfata parecchi luoghi comuni, connessi in un senso o nell’altro all’antropocentrismo, trascurando giustamente gli eccessi di alcuni pseudo-scienziati che caricano di psicologia taluni comportamenti – per cani, gatti, primati, uccelli, persino elefanti – derivanti invece da meccanismi neuronali. Gli autori sono ben consapevoli dei risultati ancora incerti nell’attuale ricerca e non ne fanno mistero, soprattutto quando si tratta di argomenti delicati quali ad esempio la coscienza: non si sa nulla – scientificamente parlando – di quella umana, figuriamoci, mi verrebbe da dire, per di quella animale, intorno alla quale occorreranno ancora molti anni di analisi, prove, esprimenti, per ottenere esiti attendibili su alcune questioni: su altre, dal riso dei delfini al koala abbracciato a un tronco, dalla solitudine degli orsi alla ‘stupidità’ dei pesci, Vozza e Vallortigara hanno risposte precise e definitive in un’opera che definirei ‘la poesia della scienza’.

Lucrezio, La natura delle cose, Feltrinelli, Milano 2015, pagine 473, € 10,00.
JV Chamary , 50 grandi idee. Biologia, Edizoni Dedalo, Bari 2016, pagine 208, € 18,00.
Vozza Lisa, Vallortigara Giorgio, Piccoli equivoci tra noi animali. Siamo sicuri di capirci con le altre specie?, Zanichelli, Bologna 2015, pagine 253, € 13,90.

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