Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcia Lorca. 17

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a cura di Luigi Maria Corsanico

FEDERICO È VIVO!

A ottant’anni dall’uccisione di Federico García Lorca,
fucilato all’alba del 19 agosto 1936.

«Federico García Lorca fu una creatura straordinaria. Creatura questa volta significa più che uomo. Federico infatti ci metteva in contatto con la creazione, con questo tutto primordiale dove risiedono le fertili forze. Quell’uomo era prima di tutto sorgente, freschissimo zampillo di sorgente, trasparenza originaria alle radici dell’universo».

Chi lo rievoca è Jorge Guillén, poeta e scrittore spagnolo, membro della generazione del ’27, uno dei suoi amici madrileni e sono parole limpide, forse le più chiare dette su García Lorca, parole sorte dal filo della memoria e che ci offrono un’immagine del poeta semplice, ma carica di vita. La sua poesia, infatti, è prima di tutto all’insegna di questa immagine; poesia che nasce con l’uomo stesso, al di là di ogni manierismo letterario o speculazione che intacchino la verginità dell’ispirazione.

Antonio Machado

Il delitto avvenne a Granada
a Federico García Lorca

I
Il delitto

Fu visto, camminando tra fucili,
in una lunga strada,
uscire ai freddi campi,
ancora con le stelle del mattino.
Uccisero Federico
quando la luce spuntava.
Il plotone dei carnefici
non osò guardargli la faccia;
Tutti chiusero gli occhi; mormoravano:
neppure Dio ti salva!
Cadde morto Federico
sangue alla fronte e piombo alle viscere
…Sappiate che fu a Granada il delitto
povera Granada! -, nella sua Granada…

II
Il Poeta e la Morte

Fu visto camminare con Lei solo,
non temendo la falce.
Fu visto camminare…
Di pietra e sogno, amici, fabbricate
un tumulo al poeta nell’Alambra,
sopra una fonte dove l’acqua pianga
e dica eternamente: nella sua
Granada fu il delitto, lì in Granada!

Diván del Tamarit
1927/1934
Gacelas

VIII. Gacela de la muerte oscura

Quiero dormir el sueño de las manzanas,
alejarme del tumulto de los cementerios.
Quiero dormir el sueño de aquel niño
que quería cortarse el corazón en alta mar.

No quiero que me repitan que los muertos no pierden la sangre;
que la boca podrida sigue pidiendo agua.
Ño quiero enterarme de los martirios que da la hierba,
ni de la luna con boca de serpiente
que trabaja antes del amanecer.

Quiero dormir un rato, un rato,
un minuto, un siglo;
pero que todos sepan que no he muerto;
que hay un establo de oro en mis labios;
que soy el pequeño amigo del viento Oeste;
que soy la sombra inmensa de mis lágrimas.

Cúbreme por la aurora con un velo,
porque me arrojará puñados de hormigas,
y moja con agua dura mis zapatos
para que resbale la pinza de su alacrán.

Porque quiero dormir el sueño de las manzanas
para aprender un llanto que me limpie de tierra;
porque quiero vivir con aquel niño oscuro
que quería cortarse el corazón en alta mar.

Divano del Tamarit
1927/1934

Gazzelle
VIII. Gazzella della morte oscura

Voglio dormire il sonno delle mele,
allontanarmi dal tumulto dei cimiteri.
Voglio dormire il sonno di quel bimbo
che voleva spezzarsi il cuore in alto mare.

Non voglio che mi ripetano che i morti non perdono il sangue;
che la putrida bocca seguita a chiedere acqua.
Non voglio sapere i martìri che dà l’erba
né la luna dalla bocca di serpente
che lavora prima dell’alba.

Voglio dormire un istante, un istante,
un minuto, un secolo;
ma che tutti sappiano che non sono morto;
che c’è una stalla d’oro sulle mie labbra;
che sono il piccolo amico del vento dell’ovest;
che sono l’ombra immensa delle mie lacrime.

Coprimi all’aurora con un velo,
perché mi rovescerà addosso pugni di formiche,
e bagna con acqua forte le mie scarpe
perché faccia scivolare la pinza del suo scorpione.

Perché voglio dormire il sonno delle mele
per apprendere un pianto che mi sbarazzi della terra;
perché voglio vivere con quel bimbo oscuro
che voleva spezzarsi il cuore in alto mare.

Federico García Lorca

Tutte le poesie e tutto il teatro

A cura di Claudio Rendina e Elena Clementelli

Edizioni integrali con testo spagnolo delle poesie a fronte

Newton Compton editori

6 pensieri su “Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcia Lorca. 17

  1. Carissimo Luigi Maria, come ti ho accennato , a suo tempo ho fatto un recital sul personaggio Federico Garcia Lorca e naturalmente sulla sua straordinaria poesia, che ha mille risvolti e sfaccettature, con una ricchezza di suoni, di timbri, di temi, che sono proprie del genio. Per lui la poesia era tutto, era l’uomo e oltre l’uomo ; lo dice molto meglio di me il suo amico Jorge Guillen che tu citi in epigrafe . Ora tutto questo lo ritrovo nella eccezionale lettura che tu ne fai, soprattutto con la poesia Gazzella della morte oscura. Ci metti, in quella voce, caro Luigi Maria quella intensa testimonianza di fede nella bellezza di cui parla Fabrizio, ed è qualcosa che non appartiene all’attore, né al lettore. No, tu, semplicemente vivi quella poesia come se fosse una sorgente nata ora, che ti scorre nella gola, nelle corde vocali, che fanno musica, ma che parlano anche di dolore e di morte, in quella voce castigliana (?) c’è Federico, con tutta la sua epica , con a sua breve storia dolorosa di uomo , ma infinita, immortale di poeta. Basta la tua voce per immergersi in un viaggio sognante nella terra del poeta, scavare nei suoi anfratti, entrare nella sua anima, tentare di capire il suo dramma e la sua passione per la sua terra, per la sua gente, per la vita di cui fa parte la morte. La tua sola voce riesce a dare un corpo fisico alle immagini mentali, alle parole scritte, obbligarle ad un percorso uditivo sempre nuovo, renderle continuamente un’orgia sensitiva che lo spettatore riceve come volume sonoro ; è una voce che trattiene in sé e rimanda l’intreccio , le situazioni, i presagi , le malinconie, i conflitti, le attese, la fine. Avresti dovuto essere tu il protagonista dei miei recital su Lorca, sarebbe bastato che avessi letto le poesie in lingua originale, o in “dialetto” andaluso . Ma non si sa mai, l’occasione potrebbe ripresentarsi in futuro. In questo caso, fammelo sapere, amico mio e qualcosa faremo di certo. Intanto ti lascio , di seguito, alcuni brani che si rifanno al recital del 2012, con la partecipazione di un’attrice uruguaiana, che non fu lontanissima dalla tua interpretazione, e di una danzatrice di flamenco.
    Un abbraccio
    Augusto

    ——————————-

    Epica lorchiana

    Quando si parla di Federico Garcia Lorca viene subito alla mente il famoso “Lamento per Ignacio Sanchez Mejias , uno dei personaggi dell’epica lorchiana , grande amico del poeta , e per lui l’amicizia era una passione . Con la morte del grande toreador, purissimo creatore e interprete di sé stesso sulla scena , inimitabile e irripetibile , dell’arena , che era la sua vita e il suo tragico destino , per il poeta muore tutta l’umanità intera . Alle fatidiche “cinque della sera” avviene una sorta di apocalisse lirica , alal cinque della sera scompare l’uomo , e il mondo dell’uomo. Ma rimangono tenerezze che da nessuna morte potranno essere sminuite , rimangono le intime , indecifrabili notizie che ci racconta la musica e la gravitazione dell’amore che ci giustifica . Prima di Ignacio , Federico aveva cantato altre figure nobili e tragiche come Antonio Camborio , Mariana Pineda , Rosalia Castro, gitani , zingare, lavandaie , spose infedeli , o figure apocalittiche , come i negri e i marinai del poema newyorchese. Si tratta di persone vere, fatte di carne e di sangue , che esigono il canto del poeta-aedo e il sigillo di un’immortalità interamente umana E Lorca ridona loro un volto , una voce , un respiro, un grido , un paesaggio, una struttura , una plastica armonia , una nuova luce che li rischiara , anche se il loro destino non è la vittoria , ma quasi sempre la sconfitta , la polvere, il sangue, la morte. Lorca , coi suoi versi , scolpisce la loro grandezza umana , recupera quel senso di pietà umana che non esiste più ai nostri tempi e quel soffio vitale di poesia che li fa rivivere per sempre nel nostro cuore , con intatta commozione e tenera passione

    La poesia

    Ciò che passa davanti ai nostri occhi , man mano che ci addentriamo nella sua vicenda letteraria e umana , in cui la logica onirica della sua poesia incontra la logica spietata e inesorabile della storia, è come un film in rapidissima successione , una specie di incatenamento di immagini ,parole ,figure musiche , canti, versi… la poesia di Lorca era un’autentica polvere da sparo che lo spingeva a chiedere alla vita sempre qualcosa di più, di più … fino all’estremo sacrificio? Non lo sappiamo. Ma quel che è certo e che un poeta , un vero poeta è sempre un rivoluzionario. E lui lo dichiarò nella sua ultima intervista, in cui disse che la poesia era di tutti gli uomini, di tutte le creature viventi, ma era anche un grande mistero :

    ” La poesia è qualcosa che cammina per le strade, che si muove, che passa accanto a noi. Tutte le cose hanno il loro mistero e la poesia è il mistero di tutte le cose. Si passa accanto ad un uomo, si guarda una donna, si percepisce l’incedere obliquo di un cane e in ciascuno c’è la poesia “.

    Ecco , queste sono le ultime parole pubbliche di Federico Garcia Lorca . Le pronunciò Il 27 luglio 1936. Poco più di venti giorni dopo , tra il 19 e il 20 agosto , veniva fucilato a Viznar, presso Granada. Un testimone raccontò che durante il percorso dalla casa dei suoi amici Rosales , – in cui era stato preso a forza dagli aguzzini ,- al luogo della fucilazione, presso una fontana , detta fuentes de las lagrimas , Federico pianse. E da quelle lacrime fiorirono rose e versi . E oggi , tutt’intorno a quel luogo delle esecuzioni e delle tombe senza nomi , che digrada nella campagna andalusa , c’è un grande parco di tombe, di martiri , di polemiche, di lacrime e di dolori mai sopiti , che porta il suo nome , Parco Federico Garcia Lorca, il poeta della bellezza e della struggente tenerezza. Il poeta del mistero , del silenzio , del sangue e delle lacrime , ma anche dell’amore e della morte.

    Granada
    Aveva detto Lorca: Credo che l’essere di Granada mi porta alla comprensione simpatica dei perseguitati. Del negro, del gitano, dell’ebreo…del moro che tutti portiamo dentro. Granada sa di mistero , di cose che non possono essere e tuttavia esistono. Che non esistono ma contano. O che contano precisamente per il fatto di non esistere, che perdono il corpo e tuttavia aumentano la forza del loro profumo…E ora vuole tornare a Granada, nella sua Granada. Siamo alla fine, allo scioglimento del dramma della sua vita che era un tutt’uno con l’arte, le interviste, l’adesione al fronte popolare , i venti di guerra civile che vanno preparandosi, il progetto di tornare di nuovo in America, New York , Messico , per partecipare alle rappresentazioni del suo teatro e tenere una conferenza su Quevedo . L’abbiamo più volte detto, aveva il biglietto in tasca dell’aereo, invece da Madrid tornò a Granada , il 16 luglio, per riabbracciare i suoi genitori prima di imbarcarsi , ma a Granada era scoppiata la guerra , e trovò l’atmosfera tetra e sanguinosa di un secolo prima , al tempo di Mariana Pineda , di cui aveva scritto un dramma , trovò lo stesso destino di tutte le donne dei suoi drammi, in Nozze di Sangue, Yerma. Bernarda Alba , in cui si era trasferito e che forse aveva da lungi presentito …Federico è un po’ come Cristo nell’orto dei Getsemani , è atterrito dalla morte, dalla sofferenza, suda sangue , vorrebbe che quel calice passasse. Insultato e picchiato dentro la sua casa per due volte , telefona all’amico Rosales , la cui famiglia è falangista , chiede aiuto. Nella loro casa sarà al sicuro. Ma a Granada la morte l’aspetta e lui lo sa , l’ha sempre saputo, fin da quand’era ragazzo e sentiva nel suo cuore la tragedia autunnale che cade dagli alberi. Aveva detto subito dopo la notizia della morte dell’amico torero. Aveva detto: La morte di Ignacio è come l’apprendistato della mia morte. Provo una pace che mi stupisce. ” E forse Federico avrebbe voluto morire come lui , e non fucilato all’alba in forma quasi clandestina , davanti ad una fontana di Viznar, insieme a due sconosciuti banderilleros, Joaquin Arcollas Cabezas e Francisco Galadi di Melgar , tre croci i loro corpi , come sul Golgota , abbattuti dalle schioppettate dei falangisti. Sì, Federico avrebbe voluto morire come il suo amico Ignacio , nell’arena , incornato da un toro nero di nome Granadino, alle cinque della sera.”Tromba di giglio per i verdi inguini…/Le ferite bruciavano come soli//la folla rompeva le finestre / alle cinque della sera. / Ah, che terribili cinque della sera! Erano le cinque a tutti gli orologi! / Erano le cinque in ombra della sera

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  2. Carissimo Augusto! Che dire? Sono confuso e, sì, commosso, per il commento che scrivi per la mia interpretazione, anche perché mi raggiunge in un periodo doloroso della mia vita e mi reca calore all’animo, così necessario quando si pena. Grazie, doppiamente grazie! Ammirato per i brani che si rifanno al tuo recital, cosi umanamente intense le analisi e insieme poetiche esse stesse, grazie per questo dono! Anche io mi sono messo alla prova nel recitare il Llanto e non ti nascondo che più volte dovetti interrompere la registrazione, perché le lacrime e la profonda commozione mi impedivano di proseguire. È presente anche in questo blog, sia in lingua originale che nella traduzione in italiano. Riporto qui gli ultimi versi del poema, così perfettamente aderenti alla vita del Poeta stesso :

    “Tardará mucho tiempo en nacer, si es que nace,
    un andaluz tan claro, tan rico de aventura.
    Yo canto su elegancia con palabras que gimen
    y recuerdo una brisa triste por los olivos.”

    Sarebbe stato per me un onore partecipare ai tuoi recital e condividere tanta Bellezza, ma la vita spesso ci porta dove non vorremmo e come naufraghi che approdano a lidi sconosciuti, dobbiamo accettare una prova che ci rende più umani, almeno spero sia così, per dare un senso a ciò che non comprendo.
    Ti sono grato per avermi accolto nella tua attenzione, così raro oggi incontrare ascolto, per questo il dono è ancor pù prezioso.
    Un lungo abbraccio!
    Luigi Maria.

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  3. Grazie a te, Luigi Maria, d’avermi fatto davvero palpitare e commuovere ascoltando versi che non sono solo voce, perizia tecnica, ma profonda ricerca interiore, oserei dire ricupero dell’anima stessa dell’autore , separata da quelle parole. Come direbbe Fabrizio , la tua voce si fa corpo sottile, epifania silenziosa, evento. E c’è tutto l’amore e il dolore umano, che è anche il tuo, caro Luigi Maria. Un abbraccio forte.
    Augusto

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