Il football secondo Marc Augé

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di Guido Michelone

Si tratta di un ‘vecchio’ articolo per la rivista “Le debat“, apparso nel 1982 e ora riesumato come libriccino (davvero minuscolo, 36 pagine di testo in corpo 13), apparso per gli Europei di calcio, ma da leggersi anche ora, vista l’attualità che il gioco del pallone riveste in Italia 365 giorni su 365. Solo un anno prima, nel 1981, l’antropologo inglese Desmond Morris pubblica il grosso volume illustrato The Soccer Tribe (La tribù del calcio), dove le tesi di fondo risultano più o meno analoghe: per il britannico si tratta di un fenomeno mistico-barbarico (a volte guerriero-cavalleresco), per l’etnologo francese il risultato è l’espressione di una cultura fideistica.
Tuttavia, nell’argomentare, con le armi affilate delle scienze umane contemporanee (qui imbevute altresì di filosofia parigina), l’Augé di Football. Il calcio come fenomeno religioso considera soltanto i risvolti puramente rituali e non quelli trascendenti, dimenticando che il culto della sfera di cuoio è fatto anche e soprattutto di agonismo e di antagonismo, per due squadre che si combattono fra loro, onde contendersi una vittoria.
È anche vero che, per la prima volta, nella storia dell’uomo, milioni o miliardi di persone si ritrovano davanti alla tv, non solo per assistere, ma addirittura a partecipare ‘religiosamente’ al rito della partita, così come ogni domenica milioni o miliardi di credenti si ritrovano nelle Chiese a pregare il Signore. Tuttavia, si tratti di fedi mono o politeiste, le folle sono dirette verso un’unica direzione, mentre nel football le masse sono divise in due, a seconda dei colori delle maglie, giacché parteggiano per l’una o l’altra compagine: e sia in campo sia sugli spalti l’incontro diventa scontro, talvolta degenerando in fenomeni di guerriglia urbana oppure dividendo i tifosi di uno stesso team fra i normali spettatori e gli ultras sfegatati, per i quali ogni regola, dentro o fuori lo stadio, viene disattesa.
Forse lo scopo di Augé, nel 1982, non è raccontare il calcio in toto, ma solo vederlo come ‘fenomeno religioso’ o meglio, come spiega il sottotitolo originario, presentarlo ‘dalla storia sociale all’antropologia religiosa‘: in questo vi riesce con inappuntabile stile attraverso serie argomentazioni; tuttavia, dopo la lettura delle 36 paginette, viene voglia di saperne di più e magari di rifarsi ad altri testi: perché no, anche quello di Morris, di recente ristampato con prefazione dell’allenatore José Mourinho, a riprova di un librone divenuto – nonostante i cambiamenti dello sport giocato, fruito, mediatizzato degli ultimi trent’anni – un autentico longseller e forse già un ‘classico’ del sapere contemporaneo.

Augé Marc, Football. Il calcio come fenomeno religioso, EDB Lampi, Centro editoriale dehoniano, Bologna 2016, pagine 43, € 6.

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