Politically correct

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Il vero problema del credo cristiano, oggi, è il politicamente corretto. Gesù parlava secondo verità, e non guardava in faccia a nessuno. Oggi si guarda prima la faccia del destinatario e ci si regola di conseguenza, togliendo o aggiungendo a seconda della convenienza o del quieto vivere. In questo stile non c’è nulla del Vangelo, della parresia del cristianesimo, del compromettersi fino all’effusione del sangue. Se Gesù avesse voluto andar d’accordo con tutti, avrebbe fatto una brillante carriera. Non è stato così: si è inimicato i potenti, per sostenere i deboli, è stato giustiziato, per avere predicato un Dio che è amore integrale e non un idolo a compartimenti stagni, a sezioni intercambiabili. Il credente politicamente corretto si illude due volte: primo, di essere un discepolo di Cristo; secondo, di raggiungere qualche esito valido, con la sua edulcorazione del messaggio. In realtà riceve solo la paga di un intimo disprezzo, il sorriso ironico di chi conserva la propria identità e non la svende per nessun motivo.

8 pensieri su “Politically correct

  1. “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti…!
    Serpenti, razza di vipere, come potrete
    sfuggire alla condanna della Geenna?”
    (Matteo 23, 13.33)

    “Nel cap. 23 di Matteo questi “guai!” si compongono in un settenario che colpisce «scribi e farisei ipocriti».
    Il filo conduttore di queste imprecazioni è appunto l’ipocrisia, il bersaglio frequente degli strali di Gesù. Egli è generoso, misericordioso, paziente con ogni genere di peccatori. Ciò che non tollera è l’uso della religione a proprio vantaggio, è l’ammantarsi con pratiche esteriori per nascondere vizi privati, è l’ostentazione rituale che cela un inganno nei confronti del prossimo, è la falsa giustizia che è legalismo oppressivo. L’immagine più folgorante è il sepolcro ornato e dipinto che custodisce nel suo intimo «ossa di morti e marciume» (Matteo 23,27-28). [….] La meta che Gesù vuole raggiungere è indurre alla nausea e al rigetto nei confronti della degenerazione della religione e l’esaltazione di una fede autentica, libera, operosa.” Gianfranco Ravasi, Cardinale arcivescovo e biblista.

    http://www.famigliacristiana.it/blogpost/le-invettive-di-gesu-serpenti-razza-di-vipere.aspx

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  2. Naturalmente non posso che condividere il senso di questo post: essere seguaci di Cristo è incompatibile con l’agire secondo convenienza, con il quieto vivere, con la compromissione dei valori cristiani.
    Per l’importanza che Fabrizio attribuisce alle parole, non condivido, invece, che questi atteggiamenti di ignavia morale e codardia comportamentale corrispondano a ciò che viene solitamente definito “politicamente corretto”.
    Personalmente trovo sbagliato conferire a questi due termini un’accezione negativa: essere politicamente corretti dovrebbe significare attenersi a ciò che nel sentire comune della stragrande maggioranza di un’intera nazione o addirittura, a seconda dell’argomento, dell’intera umanità, è stato recepito e fatto proprio come un valore assoluto.
    Così, ben venga essere politicamente corretti se ciò equivale a non avere atteggiamenti razzisti, sessisti e via dicendo; e anche se il non esserlo debba significare applaudire Salvini o Donald Trump, due noti politicamente scorretti nei quali però, tornando al ragionamento in questione, è piuttosto difficile rinvenire tracce dell’esempio di Gesù.
    Il fatto che tali valori assoluti, a volte, siano stati imposti dall’alto piuttosto che frutto di una effettiva assimilazione dalla base e che le persone, spesso, si esprimano a parole con correttezza politica ma conservino indelebili nel proprio intimo atavici e anacronistici pregiudizi, non sminuisce tutta la verità e il giusto insiti in quel valore, al cui rifarsi diamo la definizione di “politicamente corretto”.
    Quanti cristiani, buoni cristiani praticanti, ad esempio, odiano visceralmente i cosiddetti extra comunitari; conoscendo perfettamente il loro enorme errore, si sforzano e combattono contro loro stessi ma, prima o poi, tutto il loro essere politicamente scorretti erutta senza freni.
    In questo caso è meglio un cristiano sincero o un cristiano politicamente corretto?

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  3. Questa neo-espressione anglofona rischia di rivelarsi una vera palude , nella quale infilandosi, si rischia di non uscirne più.
    Preferisco la vecchia immagine dell’angelo che passa e con la spada divide in due l’umanità: chi di qua e chi di là. La scelta di campo si fa una volta per tutte e il problema degli atteggiamenti non si pone.
    Bello è salire sul carro del ” vero “vincitore non già di chi col politically correct vuol conquistare e conservare un podio elettorale, un piatto finanziario, un polo informativo (perchè una cosa “corretta”viol dire che è stata aggiustata ) , ma di Colui, (di cui quì si discetta) che usò solo il politically direct per consegnare finalmente al mondo il politically perfect.

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  4. Cito un’autocritica fatta, tempo fa, da don Tonino Bello:…. dobbiamo dire che come Chiesa abbiamo denunciato molto, rinunciato poco, annunciato pochissimo. Ed e’ ora di invertire la collocazione di questi avverbi e di cominciare a denunciare meno, a rinunciare di piu’ e ad annunciare moltissimo.

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