Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcia Lorca. 18

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A cura di Luigi Maria Corsanico

POETA A NEW YORK
III. STRADE E SOGNI
a Rafael R. Rapún
Un uccello di carta sul cuore
dice che non è arrivato il tempo dei baci.

VICENTE ALEIXANDRE

***

L’AURORA

L’aurora di New York ha
quattro colonne di fango
e un uragano di nere colombe
che guazzano nelle acque putride.

L’aurora di New York geme
sulle immense scale
cercando fra le lische
tuberose di angoscia disegnata.

L’aurora viene e nessuno la riceve in bocca
perché non c’è domani né speranza possibile.
A volte le monete in sciami furiosi
trapassano e divorano bambini abbandonati.

I primi che escono capiscono con le loro ossa
che non vi saranno paradiso né amori sfogliati;
sanno che vanno nel fango di numeri e leggi,
nei giuochi senz’arte, in sudori infruttuosi.

La luce è sepolta con catene e rumori
in impudica sfida di scienza senza radici.
Nei sobborghi c’è gente che vacilla insonne
come appena uscita da un naufragio di sangue.

Traduzione della poesia originale di Carlo Bo

(Federico García Lorca “Poesie”. Milano : RCS Quotidiani, 2004)

***

POETA EN NUEVA YORK
III. CALLES Y SUEÑOS
a Rafael R. Rapún
Un pájaro de papel en el pecho
dice quel el tiempo de los besos no ha llegado.

VICENTE ALEIXANDRE

***

La aurora

La aurora de Nueva York tiene
cuatro columnas de cieno
y un huracán de negras palomas
que chapotean las aguas podridas.

La aurora de Nueva York gime
por las inmensas escaleras
buscando entre las aristas
nardos de angustia dibujada.

La aurora llega y nadie la recibe en su boca
porque allí no hay mañana ni esperanza posible.
A veces las monedas en enjambres furiosos
taladran y devoran abandonados niños.

Los primeros que salen comprenden con sus huesos
que no habrá paraíso ni amores deshojados;
saben que van al cieno de números y leyes,
a los juegos sin arte, a sudores sin fruto.

La luz es sepultada por cadenas y ruidos
en impúdico reto de ciencia sin raíces.
Por los barrios hay gentes que vacilan insomnes
como recién salidas de un naufragio de sangre.

***

“Poeta en Nueva York“, frutto di un viaggio effettuato fra il 1929 e il 1930, è un’opera postuma, pubblicata nel 1940: opera di rottura e di cambiamento, come se il successo del “Romancero Gitano” avesse provocato in García Lorca un’oscura depressione e un bisogno di rinnovamento. E qui, infatti, rinnova e amplia la sua voce per esasperare la tensione immaginativa della parola nello scoprire il volto inumano della civiltà tecno-capitalista. Raramente è stata descritta con tale intensità la miseria anonima della città terribile, lo sradicamento delle etnie, il dolore insonne, la vischiosa angoscia del disadattamento e della nostalgia.” (Da: Federico García Lorca “Yerma. Poeta en Nueva York”. 2. ed. Barcelona : Editorial Bruguera, 1983).

“A New York, Lorca fu testimone diretto della crisi del ’29, dei suicidi, della miseria, dell’emarginazione di masse crescenti di esseri umani; l’impressione che ne ricavò fu fortissima.

Questa poesia, nella sua brevità, è un’efficace sintesi dei temi sviluppati nel libro: New York, città simbolo del capitalismo trionfante, è un inferno, un mattatoio, un labirinto di squallide solitudini: un mondo senza speranza e senza possibile redenzione, dove i vivi sono morti che camminano, sonnambuli nell’alba senza luce, e i morti trascinano un’infravita dolorosa, rabbiosa e insoddisfatta; il denaro, invece, è una creatura viva, feroce, multiforme, perennemente assetata del sangue degli innocenti.

Il linguaggio è surrealista, onirico, allucinato, ma la visione del poeta è lucidissima, tanto acuta e potente da conservare, ancora oggi, un’incredibile attualità; ora più che mai milioni di fabbri stanno forgiando catene per i bambini che nasceranno (“Grido a Roma” ), sotto la fredda indifferenza dei numeri scorrono ancora fiumi di sangue tenero (“Nuyol – New York oficina y denuncia)”) , e non è forse il sistema finanziario un’inafferrabile, mortifera danza, i cui protagonisti sono “gli ubriachi dell’argento, gli uomini freddi/…/quelli che cercano il verme nel paesaggio delle scale/ quelli che bevono al banco lacrime di bambina morta” (“Danza de la muerte”)?

Ciò che Lorca denunciava nel 1930 non ha mai smesso di accadere, non è il passato: è il nostro presente e, temo, anche il nostro futuro.”

Maria Cristina Costantini

2 pensieri su “Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcia Lorca. 18

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