Caterina DAVINIO, Alieni in safari. Recensione di Narda Fattori.

alieni in safari copertina libro

Caterina Davinio, Alieni in safari, edizioni Robin&Sons, 2016 (poesia e fotografia)

 

Caterina torna a stuzzicarci con nuovo libro ibrido perché oltre alle poesie ospita un discreto numero di fotografie inerenti ai temi affrontati; il bianco/nero usato fa emergere da lontananze storiche le immagini, che invece sono attuali e colgono la quotidianità di paesi poveri e distanti dal consueto nostro panorama da sembrare alieni.

Nelle poesie né nelle fotografie c’è alcuna forma di compiacimento e/o di ricerca estenuata del limite.

La Davinio ha conosciuto la vita sotto molteplici aspetti e molte forme dolenti e autolesioniste; non sarebbe da lei ora tendere la mano e indicare lo squallore che si apre davanti al suo sguardo; non cerca pietismo, non è interessata allo stupore; che il suo sguardo sia vicino e premuroso lo afferma la scelta dei soggetti, sempre umani: bambini, vecchi, folla.

Ma le foto non sono un corollario della poesia, si integrano con essa e ne amplificano il contenuto come se le parole spesso non bastassero ad illustrare mondi lontani, diversi dove la povertà è dignità.

È un lungo viaggio questo di Caterina che trapassa l’India per finire in Africa orientale ; è un viaggio dove non si incontrano mezzi di trasporto, pietismi, lamenti ma fermenti e lacerazioni dei suoi pensieri : “ Tu, io / e gli occhi/ del gatto, / l’asfalto / e l’immaginazione, / e i rigagnoli, / l’acciaio / rilucente, / la linea bianca / delmezzodellavia / camminare ubriachi / acrobati   / senza / scampo / nella sapienza / ermetica / del nulla.”

Già dall’incipit vengono arruolati i temi e gli argomenti e viene affermato e all’uomo viene dedicata la sapienza del nulla; eccolo perché alieno di fronte a un mondo ridente e gaudioso anche se misero: l’uomo è estraneo alla forza della vita e le domande che si pone non sono ermeneutiche, originarie; no, sono semplici eppure restano senza risposta.

Le città che aprono la raccolta sono Benares, dal dolce odore di defunti, Goa dove invece sembra che il cielo manifesti la sua frenesia e mostri come dalle frivolezze si aprano crogiuoli di cimbali. Belli gli ultimi versi:”……. Dis-ancorata/ dis-ancora- mento/ decollo/ (atleti del caos) / Goa!- Festa! / al cuore del mondo-fiore / tuttintornocerchio / l’universo e le stelle / *** Infinito ***

Tutte le poesie si declinano dignitose, mai mendiche, semplici anche se qua e là si coglie qualche sperimentazione linguistica, direi che rispetto alle scritture precedenti della Davinio sussurrano, si sono mondate nel gran mondo del dire e hanno aperto i canali della comunicazione ai quattro punti cardinali e non solo ai letterati.

Suppongo sia stata una scoperta anche per lei, scrittrice sperimentale, questo linguaggio piano capace di sollevare messaggi che sono duri, d’acciaio e sangue rappreso come piume.

Caterina ci dice che è ancora in cammino, che rifà quel viaggio e noi la capiamo: è tanto e tale il materiale che ha diretto la sua visione che occorre davvero rifare il cammino, magari con qualche scantonamento. Sarà l’autrice a decidere. E a stabilire se si sente ancora aliena, diversa, altra o se avrà trovato una condivisione che la affratelli.

Non ho detto che le poesie sono scritte in italiano e tradotte in inglese dalla Davinio stessa, operazione che richiede sicurezza di sé e padronanza della lingua.

Pur corposo, il libro “Alieni in safari” si lascia leggere piacevolmente, è corroborante per il cervello, parliamo di vera poesia, e per la visione.

 

Narda Fattori

 

 

Poesie da: Alieni in safari

 

 

Africa

 

Solo le nostre voci

e grigie lamelle di palma

come dorsi lucenti

di coleotteri

atroci

e dolenti

sotto il sole infinito

che uccide intorno;

le ali nere

della capanna

si chiusero su di noi,

ci protessero come elitre

di un gigantesco insetto,

tremammo di

rassegnazione

e bevemmo l’acqua,

rassegnammo le armi

nell’ombra sparuta

dinanzi all’orizzonte

in ogni direzione.

 

Seppi che eravamo la Terra

il nostro

pianeta

festoso

di forme

e che per sempre

saremmo stati

nella pelle rugosa

dell’immenso animale

Oceano,

che tuonava lì

con i suoi venti

e freschi serpenti di corrente

segreti,

ci lambivano

il corpo

con scaglie d’oro nell’acqua

ora calda

ora mossa

ora placata

ora violenta frusta

di schiume lucenti

sui nostri piedi umili.

 

*

Africa 2

 

Un odore grasso

e dolce

di decomposizione

insinua serpi sottili

in aria sotto i nostri nasi

increduli,

condiva

incestuoso

i sapori,

ci toccava sacche segrete

di bile e vomito

ovunque come dio,

carezzevole

e spossato

nei tramonti

(nei tramonti)

sul giallo orizzonte.

 

 

*

Calcutta II

 

Nella gioiosa

miseria degli ultimi

che scivolano

come nobili ombre

nella sera,

sotto i ponti,

agli angoli neri

sotto tettoie fragili

e teli di plastica,

mentre il monsone

con allegre gocce tiepide

a inzupparci il cuore.

 

11 Calcutta 2010

12 Somewhere Varanasi

 

 

 

 

 

 

 

Un pensiero su “Caterina DAVINIO, Alieni in safari. Recensione di Narda Fattori.

  1. Ho appena letto questo bel libro dove le poesie parlano di lunghi viaggi in Africa, India, Nepal, Brasile, Europa, con tanti spunti riferiti anche all’Italia, alla nostra contraddittoria contemporaneità e alle radici dell’autrice (Roma, il Salento). Parlando di viaggi, sa parlare di spiritualità, ma anche di denuncia, senza però cadere mai nella retorica, e questo l’ho molto apprezzato. La natura è potentissima nei testi, come la descrizione della folla delle metropoli asiatiche. Con un congruo numero di fotografie d’arte in bianco e nero che documentano un percorso dove l’altro e il mondo tutto sono guardati con empatia. Lo consiglio.

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