“AVVENTURE DI UN TEPPISTA”, DI MAURO BALDRATI

Recensione di Giovanni Agnoloni

da Lankenauta

Mauro Baldrati, Avventure di un teppista, ed. Transeuropa, 2016

teppistaAvventure di un teppista è un romanzo di un’ottima penna, Mauro Baldrati, scrittore che in qualche modo ne è anche il protagonista. Non solo perché Toni Rinaldi, il bambino e poi ragazzino di cui seguiamo le vicissitudini, in quel di Mezzaluna, nella Bassa Romagna, nella copertina è idealmente trasposto su di lui, ritratto in una foto d’infanzia. Il fatto più importante, piuttosto, è che Baldrati si è perfettamente trasfuso nel punto di vista, di percezione e di memoria dell’io narrante, facendo di quest’opera un particolarissimo ibrido tra il romanzo di formazione e il diario. Romanzo di formazione (o magari di de-formazione), perché racconta la vita della famiglia e il percorso stralunato di un monello destinato a diventare, appunto, un teppista. Diario, in un senso molto speciale: i capitoli si succedono infatti con titoli che sembrano piccoli eserghi, o comunque voci introduttive di pagine di un almanacco. E ogni singola “fetta” di questa sequenza di strati giustapposti è densa di sapori caratterizzanti, direi quasi di essudati di ricordo.

Questa chiara e pregnante identificazione con il protagonista, che si trasmette immediata al lettore, è anche frutto dell’ambientazione, molto dettagliata, nella provincia romagnola all’epoca del boom economico, con il fioccare diffuso di nuove costruzioni, attività in cui lavora il padre di Toni, che per seguirla dovrà anche viaggiare fino all’Africa. La madre, intanto, lavorerà intensamente nel suo laboratorio di parrucchiera, per cui il ragazzino, superata l’età infantile, quando non guardato dai nonni, inizierà le sue scorribande insieme a vari “compari” proprio per colmare i vuoti del suo tempo e della sua vita.

Detto questo, non siamo davanti a un romanzo esclusivamente “narrativo”, ma – soprattutto nella seconda parte – arricchito da risvolti simbolici. Come quando Toni parla dei (e coi) suoi pensieri, personificati in demoni: “Spettrus”, che è quello che gli trasmette le idee cattive, e “Kryptonite”, che è quasi uno scongiuro filosofico, perché gli chiede ossessivamente “Chi sono?”, riportandolo a un ideale – e sia pur precario – centro di equilibrio.

Figura tormentata e scavezzacollo, Toni vive in bilico tra l’antica tradizione della provincia rurale – personificata dalla quasi archetipica figura della nonna – e un Nuovo che avanza, spesso spiazzando e creando vortici di solitudine e smarrimento.

Il romanzo, così, si inserisce nella ricca tradizione della narrativa italiana – in senso nobile – “di provincia”, che dal piccolo mondo di un paese e dalle vite dei suoi abitanti riesce ad aprirsi su dimensioni intime e universali (penso a Bassani, per fare un esempio). Al tempo stesso, è carico di una modernità il cui segno distintivo è la “criticità” della percezione del mondo e di se stesso del suo eroe/antieroe.

5 pensieri su ““AVVENTURE DI UN TEPPISTA”, DI MAURO BALDRATI

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