Tempi durex

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Mi ero perso il fertility day,
col solito contorno di proteste,
ironiche twittate intorno a durex,
oscuri medioevi e bui ventenni.
La mia mente cattolica, d’istinto,
va al versetto di Genesi uno ventidue.
Altri tempi, direte: “Quando il bambino era bambino,
camminava con le braccia ciondoloni,
voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente
e questa pozzanghera il mare”.
Mi consolo col mio Piccolo Principe:
accarezzo la rosa e guardo il fondo
liscio del mio bellissimo pianeta.

7 pensieri su “Tempi durex

  1. Spesso chi lo svolge, confonde il ruolo di ministro con quello di maestro. Soprattutto in materie come questa dove una superficialità stonata ed autoriferita, ( Beatrice sembra aver scoperto da poco la maternità) può ferire chi per diverse sorti e convinzioni trovasi a fare ardue scelte.
    Pensiamo a come funzioneranno gli ospedali anzichè gli apparati genitali altrui.

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  2. Non capisco gli strilli contro questa campagna. È ovvio che se la natalità è bassa è perché ci sono problemi seri a mettere al mondo e mantenere un figlio. Ma è anche vero che i problemi ci sono sempre stati e che oggi c’è un problema di fuga dalle responsabilità. Ma perché scandalizzarsi per due o tre manifesti? Ognuno è libero e decide come fare uso della sua libertà.

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  3. è che certe donne
    sono uno scherzo della natura
    e nelle anticamere del potere
    ne sostano parecchie
    e agguerrite
    e dimentiche di essere donne
    e madri
    ci sarebbe da piangere, su queste sconsiderate🙂

    baci
    la funambola

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  4. Quello della crescente infertilità di entrambi i sessi e della denatalità con conseguente calo demografico, da tempo a livelli preoccupanti, è un tema troppo serio per essere affidato da un ministro a campagne divulgative poco efficaci o addirittura sbagliate.
    Però mi pare molto meno apprezzabile, dal mio punto di vista, chi approfitti di questo tema per innescare le solite polemiche politiche, senza alcuna voglia o capacità di entrare nel merito del problema.
    E’ che bisognerebbe fare tutti un po’ più di silenzio. Ciò consentirebbe di riflettere prima di parlare, soprattutto per capire se abbiamo qualcosa da dire. Perché democrazia è avere tutti diritto di parola, ma non è detto che debba essere esercitato sempre e comunque.

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