9 pensieri su “Terré motó

  1. Charlie, Charlie.., forse era sua intenzione comunicare qualcosa di interessante, un tentativo di evidenziare le responsabilità’ ma il risultato è stato decisamente altro. A volte bisogna pensare di più e meglio.

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  2. ma che orrore! La satira è libera, come si disse ai tempi delle vignette su Maometto, ma può essere molto stronza, oggi come allora.

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  3. Evidentemente in quella redazione, dove il sangue è stato abbondantemente di casa,lo considerano alla stregua di una salsa di pomodoro (questo si potrebbe anche comprendere),
    Charlie ( che sul piano della pietà umana non è difendibile per tale ironica esternazione nei confronti della tragedia italiana), va letto però nei suoi significati a volte criptici, mai di evidente epidermicità, di certo sempre sconcertanti e dissacranti.
    L’Hebdo traumatizzato è forse diventato insensibile anche alle cadute di stile. Sarebbe stato più tranchant per l’organo satirico francese accostare la vicenda per esempio ad un “pasticcio di maltagliati” (leggasi “imbroglio di politici”).

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  4. La satira è un ottimo strumento di comunicazione se sapiente ed elegante. in questo caso scadiamo nella volgarità, nella tracotanza e nella banalità. pur di far notizia!… Ho vissuto in prima persona il sisma in Irpinia e in Basilicata. Ero molto giovane allora eppure certe ferite non guariscono mai. Rispetto e solidarietà: le uniche risposte possibili.

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  5. Non sarebbe la prima volta se quella redazione avesse scelto di scivolare nella facile provocazione piuttosto che esprimere semplicemente satira sociale.
    Tuttavia, è innegabile che l’immagine sulla destra di questa vignetta rappresenti la raffigurazione caricaturale perfetta di quanto abbiamo visto scorrere in questi giorni nelle immagini televisive; ed è altrettanto innegabile che quel disegno assomigli tremendamente al più tipico dei piatti italiani: la lasagna.
    Tipico, proprio come una località di villeggiatura situata in una zona altamente sismica con costruzioni di sabbia.
    – Se è sicura? Ma certamente, se vuole le facciamo vedere anche la certificazione antisismica; tutto in regola! –, come avrebbe potuto affermare uno di quegli amministratori che oggi piangono e si mostrano così vicini alle loro popolazioni.
    C’è poco orgoglio patriottico da poter tirar fuori di fronte a questa vignetta.
    Semmai si potrebbe criticare da un punto di vista grafico-artistico.
    La vignetta, infatti, sarebbe stata perfetta con la sola immagine a destra e la scritta “lasagna”, senza nemmeno bisogno del riferimento all’Italia nel titolo; anzi, sarebbe dovuta rimanere proprio senza titolo. I due personaggi sulla destra appesantiscono solo il racconto senza aggiungere alcunché di divertente, di satirico o di denuncia.
    A ben vedere denotano solo l’ignoranza, tipicamente francese, in tema di pasta.
    E su questo si che allora possiamo scatenare tutto il nostro italico orgoglio.

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  6. Ha dato in pasto al pubblico lasagne e penne al sugo, senza cuore, il vignettista. Ma non c’è fame senza rispetto. se la ricetta non è stata eseguita ad arte qualcuno pagherà, ma questa povera gente non può e non deve essere umiliata.
    Je ne suis pas Charlie Hebdo!

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  7. salve, sono antonio molisso da napoli.
    personalmente sono uno strenuo sostenitore del senso dell’umorismo, che considero un valore (tanto per intenderci, una persona che ha il senso dell’umorismo non sarà mai un integralista, ovvero un SS o un ISIS) di conseguenza sono anche un grande estimatore della satira.
    Ma non perdo mai la consapevolezza che entrambe sono terreni molto scivolosi e, pertanto, è facile cadere nella volgarità, la cui essenza, per me, non si trova in parole più o meno grossolane o in ambigui riferimenti alla sfera intima.
    Personalmente ritengo che la vera radice della volgarità stia nella mancanza di rispetto verso gli altri, figuriamoci poi se la suddetta mancanza di rispetto riguarda il dolore e la sofferenza degli altri.
    I sigg. di EDBO, se avessero voluto fare vera satira (ma ne sono capaci?) avrebbero avuto spunti a iosa, senza mettere alla berlina chi già ha tanto sofferto e continua a soffrire; sarebbe bastata, come spunto di partenza e riflessione, la frase del vescovo di Rieti (se ricordo bene) durante i funerali delle vittime “non è la natura che uccide ma l’opera dell’uomo” – chi vuole intendere intenda.
    ciao

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  8. Grazie a tutti.
    La satira non rispetta per principio: anzi, il suo principio è abbattere le cose e le persone più (o meno) rispettabili. Poi sta alle persone (più o meno) rispettabili cercare di farla tacere. Alla fine, ognuno fa il suo mestiere, più o meno rispettabile. Dal mio punto di vista, fare satira è un brutto mestiere. E infatti, come si è visto, a volte chi la fa viene eliminato in senso stretto. Se devo essere eliminato, spero che sia per un motivo rispettabile.

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