58. Un uomo felice

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In un clima di violenza e confusione, come riscoprire la bellezza dell’uomo, evocata da don Mario nell’atto di fede da lui scritto? La negatività sembrava avere il sopravvento: le notizie di attentati e omicidi si moltiplicavano, cresceva la precarietà nel mondo del lavoro, e i valori fondamentali si disgregavano in un soggettivismo senza limiti.
Il mondo occidentale provava a opporre i suoi valori in risposta alla furia distruttiva, ma di quali valori si trattava? Cosa spingeva persone cresciute nella nostra civiltà, e spesso apparentemente integrate, a lasciare tutto per ciò che ritenevano un ideale tanto alto e attraente da indurli a giocarsi la vita?
La crisi in atto sembrava riferirsi a qualcosa di profondo, alla stessa identità dell’essere umano, alla domanda eterna sul senso delle cose. Un vuoto di valori a cui l’Occidente in declino non era più in grado di rispondere. E come avrebbe mai potuto farlo? La mentalità materialistica non intercetta la realtà ricca e complessa che caratterizza l’essere: corpo, mente e spirito sono dimensioni peculiari, e ciascuna richiede specifiche risposte. Trascurarne una sola compromette l’integrità del tutto. La parola chiave era “
persona”.  Era questo il bagaglio che don Mario ci lasciava: un’antropologia che univa i valori fondanti dell’essere umano con le virtù teologali, ossia fede, speranza e carità. Un uomo può essere felice – sosteneva lui – solo quando, a partire dai valori umani, arriva a dire dal profondo: io credo, io spero, io amo. Era questo che avevamo ricevuto, e che avremmo trasmesso a un mondo più che mai disorientato.

5 pensieri su “58. Un uomo felice

  1. Tra qualche anno rileggere i capitoli del libro e dire: é storia passata, è tutto accaduto nel bene e nel male, come l’uomo ha voluto, come Dio ha perdonato e ricostrunito, rimane adesso la Fede, la Speranza, la Carità…la Pace

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  2. Felicità

    Fin quando dai la caccia alla felicità,
    non sei maturo per essere felice,
    anche se quello che più ami è già tuo.

    Fin quando ti lamenti del perduto
    ed hai solo mete e nessuna quiete,
    non conosci ancora cos’è pace.

    Solo quando rinunci ad ogni desiderio
    e non conosci né meta né brama
    e non chiami per nome la felicità,

    Allora le onde dell’accadere non ti raggiungono più
    e il tuo cuore e la tua anima hanno pace.
    Hermann Hesse

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  3. L’uomo felice non è “L’Uomo che ride”, sol perchè qualcuno gli ha tagliato di netto le labbra. La felicità è invisibile e non si collega con le cose del corpo..E’ come lo Spirito Santo che dalla Centrale Eterna eroga una luce infinita che uniforma i contorni dell’essere. La persona è solo una maschera che oscura le vere virtù che “vedono” Dio in mezzo a noi.

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  4. Dio con me, ci ha provato, ma io ho fallito!
    Ho dedicato tutta la mia vita a costruire una famiglia buona….forse!

    Spero sempre che Gesù mi ripeta “Chi di voi,volendo costruire una torre,non siede prima a calcolare la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? “.
    Forse non avevo calcolato come voleva Lui!

    Ernestina
    Mamma che sei lassù aiutami ad affrontare un’altra prova!

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