59. Il Cristo giudice

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Che gli eventi fossero vicini lo dimostrava il fatto che nei rapporti cadevano le maschere: sempre più si rivelavano i veri sentimenti, i fini celati in abitudini o proposte apparentemente benefiche e sincere. Bastava niente per creare attriti che segnavano distanze, incomprensioni che generavano silenzi e malumori. Chi poteva capire che il Signore ci trasformava in monaci guerrieri, sepolti nelle celle a pregare, a scrivere, addestrandoci alle grandi rinunce che la storia avrebbe chiesto di lì a poco? Gesù ci voleva indipendenti: sia dal successo mondano, dal plauso della gente, sia da legami affettivi sotterraneamente esposti alle leggi del “do ut des”. Il Cristo giudice della Cappella Sistina era il simbolo pregnante del nostro cammino: la mano alzata, che minacciava pene eterne, si trasformava, per noi, nel palmo aperto che mostrava la piaga, la pena dell’amore, l’offerta di una vita piena, perché colma di Dio. Ogni giorno, dunque, perdevamo pezzi di passato, ma ci aprivamo ai tesori del futuro, diventato presente. L’Emmanuele, il Dio con noi, ci prendeva per mano e ci lasciava scivolare nel mondo dello spirito, dove buono, bello, vero, tenerezza, comprensione e perdono si facevano linfa vitale che nutriva, energia che ogni giorno ci rendeva più pronti agli eventi che bussavano alle porte.

5 pensieri su “59. Il Cristo giudice

  1. Abbiamo tutti un pezzettino di passato che va in rovina o che viene venduto pezzo per pezzo. Solo che per la maggior parte delle persone non è un giardino; è il modo in cui pensavamo a qualcosa o qualcuno.
    (Amor Towles)

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  2. Dio è l’unico a non avere passato né futuro. È qui presente e compiuto. Noi invece siamo nella storia, siamo la storia . Ciò nonostante, per qualcuno possiamo diventare quel presente compiuto quando, anche solo per un istante, lasciamo trasparire quello stesso amore che Dio ha per noi. Allora benedetto anche il passato.

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  3. Belle e coinvolgenti le parole di Papa Francesco pronunciate oggi a Santa Marta . “L’evangelizzazione è farsi tutto a tutti” e poi continua “andare e condividere la vita degli altri, accompagnare; accompagnare nel cammino della fede, far crescere nel cammino della fede”
    Ecco , io, in quella mano grande, aperta, vedo la parola che si fa azione, l’esempio concreto dell’amore gratuito ricevuto e riversato all’altro. Il Suo invito discreto e seguire la Sua strada.

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  4. Siamo tutti indagati, nessuno escluso, qualcuno ha ricevuto avviso di garanzia, a molti sono già state aplicate misure cautelari e si trovano rinchiusi nelle celle del carcere preventivo in attesa che il Giudice ne decida le sorti.
    Credevamo di fare i furbetti, sicuri di farla franca, nonostante i reati commessi e reiterati. Sto parlando di un Tribunale dove le sentenze sono sempre giuste e inappellabili e non si concedono attenuanti generiche che abbassano la pena. Nè basterà recitare un “mea culpa” a salvarci dalla condanna a “vita eterna”. Questo il futuro che ci aspetta. Soltanto una confessione piena dei nostri delitti e un sincero pentimento, se accolti, servirebbero a ribaltare la sentenza della Suprema Corte.

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  5. Assecondare le diverse fasi che si succedono nella nostra vita, lasciar andare ciò che ormai è inutile o addirittura dannoso, è forse una vera e propria arte da imparare. Lo scopo è acquistare l’agilità necessaria per seguire il soffio leggero dello Spirito, che ci spinge sempre un po’ più il là.

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