Quando l’uomo smarrisce il senso della vita

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Sulla quarta di copertina si legge: “L’uomo è l’unico animale che non sa smettere di essere violento quando cessa il pericolo”. Vero, purtroppo.

La violenza, come la gelosia, come la felicità, come il riso, sono cose tutte umane. Troppo umane, nel male e nel bene. Per averne una conferma vi consiglio la lettura di questo graphic novel, Aiuto!, uscito per i tipi di Bao Publishing da pochissimi giorni (pp. 144, euro 18). Ai testi e al layout Isaak Friedl, alle matite Yi Yang. È la storia di uno scoiattolo che in un angolo del bosco sorprende un orsetto piangente sul pelo biondo della sua grande mamma. Lì accanto c’è la testa mozza del cacciatore che l’ha uccisa. La storia, per così dire – e per come la direbbero i bambini – inizia in parità. All’incirca. Perché – per continuare a parlare come un bambino – aggiungerei che “è stato l’uomo a cominciare”, invadendo il territorio altrui. In ogni caso, lì sulla pagina, le due teste, quella dell’uomo e quella dell’animale, occupano lo stesso spazio, sono reclinate allo stesso modo, le narici solide e amare, la pelle cruenta, gli occhi sbarrati a contemplare il nulla immobile.

Solo che l’orsetto piange. Invece i compagni del cacciatore no. Non piangono, non soffrono, non sentono vibrare il senso di smarrimento, la mancanza per l’amico perduto. Solo invocano la vendetta. E Isaak Friedl e Yi Yang la sanno disegnare bene. La senti frusciare tra i fogli ruvidi, nel solido telaio delle vignette, nel tratto denso delle matite, nei colori graffianti.

Da quella doppia uccisione iniziale, dai rigagnoli di carne sanguinante, la storia degli uomini e degli animali biforca irrimediabilmente. Come i rami diversi di un unico palo teleologico che purtroppo, e per tutti – uomini e bestie –, inizia dalla vita e s’infossa nella morte. Da una parte l’insaziabile dolore che solo a poco a poco si cambia in accettabile sopportazione; dall’altra l’inaccettabile idiozia che, purtroppo, resta tale. L’orsetto, fatto orfano dal fucile, non prova odio ma vira i sentimenti – perché qui gli animali ne hanno, e sono di qualità migliore rispetto a quelli umani – verso la doglia, la mestizia, la malinconia (lo dicono i suoi occhi in primo piano, le sue lacrime disegnate più volte); i cacciatori attorno al corpo decapitato del loro compagno non soffrono, invece, e neppure odiano. Perché la loro vendetta ha la forma e i colori di un folle divertimento. È come se la loro battuta di caccia non fosse mai finita e, anzi, la morte di un loro simile divenisse solamente un pretesto per continuare a uccidere. Senza discrezione. Fucilando le anime di altri animali che nulla c’entrano con l’orso – scimmie, rane –, accumulando derrate di carne ferita – nelle ultime pagine urlano disegni quasi splatter – senza smettere mai il loro riso isterico.

Tra gli uomini non c’è fratellanza, non c’è amore, non c’è speranza; ciò cui sembrano aspirare si riduce infine al più idiota dei futuri, alla distruzione di tutto e di tutti (forse per questo i cacciatori sono disegnati con un cranio piccolissimo su corpi enormi!).

Gli animali invece si soccorrono, il loro futuro – sempre fragile – è riscattato dalla pietas; il grido d’aiuto del titolo è raccolto dallo scoiattolo che solleva da terra l’orsetto e gli insegna a reagire. Isaak Friedl e Yi Yang innalzano l’anima delle bestie, mandandole in soccorso di altri animali in pericolo, mettendo in scena la loro paura e la potenza dei loro affetti; così è splendido chiudere con la descrizione di ciò che avviene scorrendo il quarto capitolo di questa storia: è la notte che segue alla mattanza, nel bivacco gli uomini hanno acceso il fuoco e si raccontano – tanto è il loro dolore! – barzellette sporche; poco distante, gli animali contemplano, invece, il cielo, con la schiena tra l’erba, buttando il loro naso all’insù, a odorare le galassie, a cercare di dare un senso alla vita. Quello che gli uomini non vogliono più cercare, quello che gli uomini sono ormai incapaci di scorgere.

2 pensieri su “Quando l’uomo smarrisce il senso della vita

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