LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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Requim per un luogo

(“Amatriciana” post mortem)

Rai Uno dedica un programma ai beni culturali distrutti dal terremoto nel reatino. Si sofferma in particolare su Accumoli e sul Palazzo del Guasto costruito nel XV secolo e luogo di predicazione di S. Bernardino. “Un patrimonio di inestimabile valore” lo definisce l’esperto chiamato a commentare. Concordo. Eppure lo ammetto. Non solo non conoscevo questo monumento, non conoscevo neppure l’esistenza di questa cittadina. Non credo di commettere un atto di superbia se penso che molti – purtroppo – non conoscevano il Palazzo del Guasto – e quante altre bellezze ancora disseminate in tutta Italia. Il punto è un altro. Perché il servizio pubblico non lo ha fatto prima? Perché non ci hanno fatto conoscere Accumoli e i suoi gioielli prima che la Natura la radesse al suolo? Delle celebrazione post mortem sinceramente sono stanco.

burriMi è permesso qui di essere cinico (alla maniera dei filosofi ovviamente)? Allora, devo ritornare su quelli “ignoranti di ritorno” che continuano a contrapporre cultura “alta” a cultura “bassa”; a mettere l’uno contro l’altra, sviluppo economico e cultura; a pensare che con l’arte non si mangia. Il terremoto – drammaticamente – ha dimostrato il contrario: della cittadina di Amatrice così come era esistita prima non ne è rimasto nulla. Di quella città resta oggi solo il nome dato agli spaghetti, appunto, all’ “amatriciana”. E questo malgrado l’ (inascoltato) avvertimento che la Natura già dette nel 1639. Più accorta Norcia, che ha saputo nel tempo prevenire ed è per questo sopravvissuta: la città e il nome della buonissima salsiccia.

All’opposto a Gibellina dopo il tremendo terremoto del 1968 menti illuminate chiesero al grande Alberto Burri di realizzare sul perimetro della città rasa al suolo la più grande opera d’arte vivente esistente e la più grande lapide funerea ad eterna memoria di una città che non c’è più e dunque di un’intera civiltà sepolta sotto le macerie. Peccato che il Cretto sia stato abbandonato allo scempio del tempo (almeno così si trovava nel 2011 quando l’ ho visitato) al punto da rendere qualche turista passivo ignaro di trovarsi a camminare nel mezzo di un capolavoro artistico di importanza mondiale.

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