Dylan Poeta. Due nuovi libri sui testi del cantautore

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di Guido Michelone

Chissà se quest’anno il Nobel per la Letteratura andrà finalmente a Bob Dylan? A quanto pare il menestrello di Duluth, all’anagrafe Robert Zimmerman, il maggior folk singer degli ultimi sessant’anni non rientra nella lista dei papabili per il 2016, benché risulti candidato in molte altre precedenti edizioni. Certo, una sua vittoria farebbe scalpore perché sarebbe la prima assoluta per un cantautore ascritto oltretutto al mondo rock e alla cultura giovanile, nonostante le 75 lune da poco passate.
Il Nobel da sempre assegnato a poeti e romanzieri (e assai di rado a drammaturghi e saggisti), se conferito a Bob Dylan, andrebbe a ridiscutere o confermare, a seconda dei punti di vista, l’attuale situazione della cultura internazionale, dove la parola scritta su libri e giornali (ancora comunque decisiva per la scienza, la scuola, l’informazione) è da tempo affiancata dai messaggi audio visuali o da quelli suonati e cantai in ambiti pop, rock, folk, rap, eccetera.
Tuttavia l’arte di Bob Dylan vive anche sui libri, avendo egli pubblicato un romanzo sperimentale (Tarantola), una prima autobiografia (Chronicles 1), diverse prose e poesie (Poems, Prose and Other Broken Thoughts) e cataloghi della sua notevole attività pittorica, senza dimenticare che proprio le raccolte dei testi delle sue canzoni costituiscono l’attività editoriale di maggior successo, in particolare all’estero (Italia compresa), dove le difficoltà della lingua vengono eluse da più o meno brillanti traduzioni.
Detto questo, Nobel o no, due recenti libri italiani analizzano le canzoni di Dylan proprio sotto il profilo del valore letterario.
C’è innanzitutto Bob Dylan: Tu Sei Quel Che Sogni (Melville) di Alex R. Falzon, anglista e docente universitario, in cui l’autore si chiede cosa vi sia in generale di più liberatorio, e disinibito, del sogno e cosa possa esserci di più incommensurabile e sfuggente dell’attività onirica. Eppure, Falzon sostiene che persino il sogno sia culturalmente determinato e subordinato a precise leggi sociali. Avendo ogni epoca sognato in modo diverso e, conseguentemente, raccontato il sogno in maniera diversa, ecco una monografia dedicata all’universo onirico del canzoniere di Bob Dylan in cui si vuole dimostrare come i sogni cantati nelle sue liriche siano anche il prodotto dei propri tempi e che riflettono la fine del cosiddetto American Dream.
La discografia di Dylan si presta benissimo a questo tipo d’indagine in quanto il sogno vi occupa una posizione di rilievo, essendo indissolubilmente legato alla sua visione d’artista. Come ebbe a dire, nel corso di un’intervista a Rolling Stone nel 1978: “I’m sure of my dream self. I live in my dreams”. Tale dimensione onirica attraversa, per l’appunto, tutta la sua carriera, dai primi anni Sessanta ( “Bob Dylan’s Dream”, 1963), fino all’ultimo album di inediti Tempest (2012). E parlare delle sue dream-songs equivale, per Falzon a trattare una delle caratteristiche più salienti – e paradigmatiche – del suo vasto repertorio.
Il libro Bob Dylan: Tu Sei Quel Che Sogni pertanto si concentra su una dozzina di queste dream-songs, da quelle classiche come “Gates of Eden”(1965) a quelle meno conosciute come “All You Have To Do Is Dream” (1967), ciascuna delle quali viene analizzata nei particolari, rilevandone, volta dopo volta, l’alto ‘tasso’ onirico.
Esistono sul mercato (anche italiano), diverse biografie e monografie su Bob Dylan, ma l’eccellente lavoro di Falzon non solo approfondisce un aspetto (nient’affatto trascurabile) del suo canzoniere ma è anche il primo a farlo in modo esaustivo e definitivo. Nel 2016, Bob Dylan, come detto, prima ha compiuto 75 anni e questa monografia Bob Dylan: Tu Sei Quel Che Sogni ben si presta ai festeggiamenti di tale anniversario.
C’è poi Ballando con Mr. D. Nessuno canta il blues come Bob Dylan (La Vita Felice) di Marco Zoppas, che è un libro pronto ad affrontare la mistica ruotante intorno alle chiose ai testi delle songs del menestrello di Duluth, con la sensazione divenuta talvolta ‘immaginario collettivo’ che alcuni versi o intere liriche riescano a svolgere argomenti inaspettati, se non insospettabili a prima vista.
Ogni capitolo di Ballando con Mr D.viene perciò ripartito in due parti: da un lato la prima (in corpo minore) assomiglia più al racconto che alla dissertazione, giacché Zoppas dedica ampio spazio alla fantasia, grazie all’inserimento di interviste o scene immaginarie che si ispirano (spesso alla lettera) alle gesta di personaggi inventati da Bob Dylan medesimo. nelle sue canzoni.
Dall’altro lato, la seconda parte (in corpo più grande) viene scritta invece nella forma del saggio vero e proprio allo scopo di fornire un senso articolato al flusso di coscienza della prima parte, assieme al tentativo parallelo di tentare di offrire un’esegesi ai testi medesimi.
L’assunto principale è che Bob Dylan sia ancora frainteso dai propri fans di sinistra che vedono in lui il perenne combattente in funzione anticapitalista, mentre, per Zoppas, Bob Dylan si farebbe beffe della sua originaria tendenza contro culturale, aspirando a diventare un paladino delle antiche tradizioni americane. L’ambiguità o l’apertura di molte sue liriche del resto non conferma né smentisce l’ipotesi di questo libro.

Cfr:
Falzon Alex R., Bob Dylan: Tu Sei Quel Che Sogni, Melville, Siena 2016,pagine 204, euro 16,90.
Zoppas Marco, Mr. D. Nessuno canta il blues come Bob Dylan, La Vita Felice, Book Time, Milano 2016, pagine 148, euro 14,00.

4 pensieri su “Dylan Poeta. Due nuovi libri sui testi del cantautore

  1. Per favore non continuiamo a confondere la poesia con la canzone (testi in musica). È come stravolgere il concetto logico matematico che ci hanno insegnato alle scuole elementari: non si possono sommare o sottrarre o moltiplicare o dividere pere mele pesche e albicocche… non facciamo ulteriori confusioni e diamo a Cesare quel che è di Cesare. E il Nobel per la Letteratura che venga dato a un vero poeta e non a un cantautore, per quanto valido e bravo sia stato e sia.
    Maurizio Soldini

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  2. Se il Nobel per la pace è stato consegnato ad Obama non vedo alcun motivo per non consegnare il nobel per la lettura ad un cantautore quale è Dylan.
    Un cantautore non solo poeta ma anche musicista; userà o non userà metriche ma in fondo la poesia non é quel che scaturisce dall’animo…?
    Questo è il mio modesto pensiero

    Saluti
    .marta

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  3. Non condivido il ragionamento. Il Nobel a Obama “sulla fiducia” è stato una vera stupidaggine. Sarebbe il caso di non farne altre. Del resto, la giuria del Nobel ha sulla coscienza ben altre mancanze: Borges e Ungaretti, tanto per dirne un paio. Altro che Dylan!

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