LA SOVRANITA’ SULLA CARTA

nicoletta-dosio

E’ giusto distruggere una montagna e l’ambiente per costruirvi una galleria inutile? E’ giusto che i Governi la impongano con ogni mezzo, probabilmente su pressione di lobby? E’ giusto che la popolazione che da generazioni vive in quella valle (Val di Susa) non sia mai stata ascoltata e si ribelli? E’ il caso della TAV Torino – Lione, ma che pone un problema generale di sovranità.

“La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, recita la Costituzione (art. 1, co. 2°), e ci scappa un sorriso, consapevoli di come in realtà siamo stati spogliati sia della sovranità sia di diritti fondamentali. Ma la nostra, obietterebbe subito qualcuno, è una democrazia rappresentativa, e poi a decidere di un interesse di valenza non locale ma nazionale devono essere le istituzioni, non i cittadini residenti nel territorio interessato, comprensibilmente contrari.

Avvertiamo però che qualcosa non quadra, perché intuiamo che la ragion d’essere dello Stato e delle istituzioni deve essere la tutela dei diritti delle persone, e il compimento di quelle cose che i singoli non possono compiere individualmente. E’ la persona, dunque, al centro dell’azione dello Stato e delle istituzioni. Tanto più quando l’esigenza di tutelarne i diritti non si contrappone a quello di tutelare più persone, o un interesse pubblico rilevante (alla difesa, alla salute etc.). L’infrastruttura che si sta realizzando in Val di Susa è peraltro inutile, per il ridursi ormai da tempo del traffico su rotaia delle merci.

Un altro problema di sovranità denegata lo pongono le servitù militari concentrate per il 65% in Sardegna. Ben 35.000 ettari di territorio sottratti alla popolazione e riempiti in parte di sostanze tossiche. Si protesta da anni per questa ingiusta servitù sul territorio sardo, la cui specificità sono proprio le bellezze ambientali. Ma niente da fare, nemmeno la promessa da parte del Governo di una congrua riduzione ha mai trovato riscontro.

Nulla possono fare neppure le regioni, trattandosi di materie – quella relativa alla tutela dell’ambiente e quella riguardante la difesa – ricomprese nella legislazione esclusiva dello Stato (art. 117 cost.).

Le cose sono però destinate a peggiorare. Prevede l’art. 31 del disegno di legge costituzionale 1429-D (Riforma Renzi – Boschi) la sottrazione alle regioni, attribuendola in via esclusiva allo Stato, della competenza legislativa in materia di trasporti; anzi, rafforzandola, integrandola e dettagliandola inserendo all’art. 117 un apposito comma: “z) infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione di interesse nazionale e relative norme di sicurezza; porti e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale»). Confermando e allargando, altresì, anche la competenza in materia di ambiente «s) ambiente, ecosistema, beni culturali e paesaggistici; norme generali sulle attività culturali, sul turismo e sull’ordinamento sportivo»). Aggiungendo dunque assieme ai beni culturali anche quelli paesaggistici. Insomma, un controllo e una gestione piena e accentrata che nulla concede alle regioni, in linea di principio.

In linea di principio, dicevo, perché tale competenza esclusiva potrebbe essere delegata: “Con legge dello Stato, approvata a maggioranza assoluta dei componenti della Camera dei deputati, l’esercizio della funzione legislativa, in materie o funzioni di competenza esclusiva statale, ad esclusione di quelle previste dal secondo comma, lettere h), salva la polizia amministrativa locale, i) e l), salva l’organizzazione della giustizia di pace, può essere delegato ad una o più Regioni, anche su richiesta delle stesse e per un tempo limitato, previa intesa con le Regioni interessate.” Delega, inutile dirlo, altamente improbabile, ma ad ogni modo non impossibile, con buona pace delle regioni e delle forze politiche favorevoli alla riforma, che potranno sbandierarla come cosa da farsi.

Lo stessa riforma e lo stesso comma, come già detto, decreta anche la fine della legislazione concorrente con le regioni in materia di trasporti (“grandi reti di trasporti e di navigazione”); un tema che vede da sempre la Sardegna ostaggio dei signori delle navi e degli aerei, e che l’attuazione della riforma anzidetta potrà solo peggiorare.

Il problema della sovranità e dunque dell’auto determinazione (o della non esclusione ) della popolazione nelle scelte che la riguardano, è un tema che di rado si tocca nel dibattito politico, a cui inspiegabilmente sembra essere sensibile e interessata solo una piccola parte della popolazione e dei movimenti e soggetti politici. Eppure, nella prospettiva peggiorativa che la riforma costituzionale evidenzia, accresciuta dalla mancanza di rappresentanza da parte delle istituzioni e delle forze politiche in esse presenti, non c’è da stare tranquilli. Si è sempre più consapevoli che il proprio destino e propri diritti sono e saranno fortemente condizionati dall’interesse e dagli appetiti di pochi, per il tramite delle istituzioni; che la sottomissione e la spoliazione dei diritti delle popolazioni non derivano da una legge di natura.

Chi prova a opporsi a questo stato di cose, come Nicoletta Dosio in Val di Susa, attualmente agli arresti domiciliari, ne paga le conseguenze, senza alcun risultato se non la sensibilizzazione al problema di altre persone.

La riforma costituzionale sulla quale i cittadini dovranno esprimersi a breve preannuncia (art. 11, co. 1, lett. C) l’istituto del referendum propositivo («Al fine di favorire la partecipazione dei cittadini alla determinazione delle politiche pubbliche, la legge costituzionale stabilisce condizioni ed effetti di referendum popolari propositivi e d’indirizzo, nonché di altre forme di consultazione, anche delle formazioni sociali. Con legge approvata da entrambe le Camere sono disposte le modalità di attuazione».) demandando però ad altra occasione la sua formale previsione.

Nessuna norma, dunque, in questo momento considera e impone le ragioni delle persone e dei territori quando non vi si contrapponga un interesse collettivo realmente superiore. La sovranità e la democrazia diretta sono da sempre decantate e urlate, ma di fatto vengono contenute invece che ampliate, e la stessa riforma costituzionale né da ampia prova, prevedendosi (art. 11, co. 1 lett. B) un aumento da 50.000 a 150.000 delle firme necessarie per le iniziative di legge popolare (art. 71, 2° co. Cost.); lasciando a 500.000 le firme richieste per proporre il referendum abrogativo (art. 15), e il quorum per l’approvazione della maggioranza degli aventi diritto; a meno che a proporre l’abrogazione non siano state 800.000 persone (!), ipotesi nella quale sarebbe sufficiente “la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera dei deputati,” e sempre che sia “raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi”.

Nel frattempo i territori vengono svenduti o avvelenati, la sovranità calpestata, la democrazia svilita e sostituita da una oligarchia che, passando l’attuale proposta di riforma e permanendo l’attuale legge elettorale, andrà a gestire più di adesso e con le carte in regola le principali istituzioni, prendendo sempre più le distanze dagli interessi e dai bisogni reali dei cittadini.

(Giovanni Nuscis)

3 pensieri su “LA SOVRANITA’ SULLA CARTA

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