Intervista a Karto

karto
 

di Guido Michelone

 

Sulla copertina del disco d’esordio è ritratto come un’autentica rock star: chiodo, ray ban scuri, guanti neri, collanina, gibson in mano. Anche il retro di copertina e l’immagine del dischetto presentano tratti inequivocabili di cultura rock dal divano bolidista in simil pelle, la fonovaligia con tanto di 45 giri sul piatto. Si sente che Giovanni Cartei – in arte Karto – livornese è un giovane cantautore che aderisce in pieno alla filosofia r’n’r.

Che sia il nuovo erede di Blasco e del Liga? Difficile a dirsi per il momento: certo è che l’album Give Me My Rock’N’Roll Band scritto tutto da lui (e cantato in inglese) è un disco rock come se ne sentono pochi in Italia, forse per via del fatto che pochi usa tributare direttamente un omaggio al sound d’Oltremanica e d’Oltreoceano che ha segnato un‘epoca nella seconda metà del Novecento e che ancora oggi continua ad attrarre molti ragazzi, all’insegna rollingstoniana del “It’s only rock and roll, but I like it!!!”.

 

Anzitutto chi è Karto?

Karto è, fondamentalmente, un chitarrista che diventa, in seguito, anche cantautore per la voglia di sentire realizzate le proprie idee compositive e di raccontare la vita ed esprimersi attraverso le liriche delle sue canzoni.

Allo stesso tempo, Karto è un progetto musicale, altamente sperimentale, il cui scopo è fare musica rock senza attenersi a nessuna regola. È un’entità assolutamente libera di spaziare, in ambito stilistico e compositivo, in territori musicali completamente eterogenei tra loro, cercando di creare la miscela esplosiva.

 

Mi racconti ora il primo ricordo che hai della musica?

Incredibile! Il mio ricordo del primo impatto con la musica leggera è legato ad una canzone nella quale, nel suo incipit, il cantautore racconta, a sua volta, del suo primo impatto con la musica! Avevo 10 anni quando sentii quella canzone in un juke-box davvero di sfuggita dentro ad un bar della mia città…

Era Edoardo Bennato con Sono solo canzonette. E davvero nei sogni di bambino la chitarra diventò una spada ed io, esattamente in quel momento, decisi che quella spada doveva essere mia. Dopo pochissimo piombarono nella mia vita i Rolling Stones di Tattoo You ed è iniziata la mia avventura nel Rock’n’Roll. Ovvero la mia vita!

 

Quali sono i motivi che ti hanno spinto a diventare un musicista?

La musica è la forma d’ arte perfetta a mio parere. Il suono è impalpabile ed è, allo stesso momento, emozione allo stato puro. Puoi fare e dire tutto con la musica. Ti può allietare le giornate, come salvarti la vita. Per me è un esigenza innata e primordiale. Non parlerei di motivi. È puro istinto. Io vado dietro alle emozioni.

 

E in particolare un cantautore rock?

Beh… La musica Rock è quella che è sempre riuscita a tirarmi fuori una gamma di emozioni che si avvicina quasi alla completezza e, allo stesso tempo, a farmele sfogare.

Ovviamente tutta la musica è emozione; mi emoziono e mi carico con un pezzo di Mozart come mi rilasso e provo sensazioni con la musica Jazz e mi sfogo con il Blues. Il Rock, però, riesce a comprendere ed a soddisfare tutta la gamma di queste sensazioni.

Ho iniziato come musicista classico all’ età di 7 anni; suonavo il piano. Appena scoprii il Rock’n’Roll passai subito alla chitarra, da autodidatta. E di lì a poco iniziai a suonare in alcune band Heavy Metal della mia città.

 

Ma cos’è per te il rock?

Rock per me è il nome dell’ angolazione dalla quale inquadrare la vita intera, nei suoi molteplici aspetti e sfaccettature. È qualcosa di più che imbracciare la chitarra sul palco. È una filosofia di vita. Devo ancora capire se me l’ ha salvata o me la distruggerà!! Sicuramente la visuale delle cose, da questa angolazione, non è male. Comunque è l’ unica che concepisco e che conosco.

 

Quali sono le idee, i concetti o i sentimenti che associ alla tua musica?

Ironia, provocazione, disordine e ribellione.

Sia nei testi che nella musica. Potrei dire che il mio è Rock che si ribella al Rock stesso. Che si ribella al modo ed alla concezione di fare rock attenendosi a dei canoni e secondo delle regole.

La mia musica vuole essere rottura di questi schemi. È, sostanzialmente, “Voi dite pure ciò che volete, Io faccio quello che mi pare”. Per cui nell’ album troverai chitarre distorte accostate a synth di ultima generazione in brani influenzati stilisticamente talvolta da Iggy Pop, talvolta dai Depeche Mode…

 

Tra i brani che hai fatto nell’ album Give Me My Rock’n’Roll Back ce ne è uno a cui sei particolarmente affezionato?

Guarda sono affezionato a tutti effettivamente. Ma non perché sono tutti figli miei… È che ognuno di quei brani ha una storia dietro. Give Me My Rock’n’Roll Back non è un album composto ed arrangiato in tre mesi per un’ etichetta al fine di metterlo in commercio, rispettando delle tempistiche commerciali e poi partire con un tour. No… Questo album è un diario di esperienze, storie di vita, emozioni, riflessioni deliranti di una notte, allucinazioni e provocazioni alle quali segue una risata autoironica.

 

Raccontacelo però brano su brano…

Sono affezionato a The Rocknrollest per la sua vena fortemente provocatoria ed autoironica e per la chitarra dal suono zeppeliniano.

In Lawyer of Mayhem e Breakdown lascio il mio testamento spirituale, in Typical Awakening racconto alcuni aspetti di una vita scellerata e bipolare; nella title-track Give Me My Rock’n’Roll Back urlo tutto ciò che penso; in Why Can’t We Stay That Way, Shee e Red This Ever narro amore e sesso nella mia visuale mentre in Whatever You Want” ti racconto cosa ho combinato stanotte!

Non posso scegliere!

 

E tra i dischi che hai ascoltato quale porteresti sull’isola deserta?

Difficile scegliere anche in questo caso…

Tattoo You degli Stones, The Velvet Underground and Nico, Killing Machine dei Judas Priest, Back in Black degli AC/DC Lunatic Paper Asylum dei Kasabian, No Sleep ‘til Hammersmith dei Motorhead, 45:33 degli LCD Sound System… Posso anche 1970 degli Stooges? (Sennò prendo la barca e torno indietro..) Poi il mio I-pod con un altro milione di brani!

 

Quali sono stati i tuoi maestri nella musica, nella cultura e nella vita?

Sono un amante dell’arte a 360 gradi. Mi piace tutto, pittura, fotografia, cinema… Sono un grande ammiratore di Modigliani, della sua pittura caratterizzata dalla bellezza e dalla semplicità ma così aderente alla realtà, in grado di trasmettere sempre una forte sensazione di verità. Sono da sempre affascinato dalla sua storia e dal suo stile di vita maledetto. Modigliani era un Livornese… Il vizio, l’ arte e l’ anarchia sono ciò che a Livorno ci caratterizza tantissimo..

Amo la scrittura e l’ arte filosofica di Herman Hesse, essendo, io, sempre alla costante ricerca del significato della vita. La vita di un uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una via, l’ accesso di un sentiero... Quando lessi “Demian” rimasi fulminato!

Il genio musicale di Ennio Morricone nella composizione e negli arrangiamenti….

Maestri di vita non ne ho uno in particolare e cerco di non averlo (potrebbe essere deviante!). Ognuno ha la sua di vita; come dice Hesse quel sentiero lo percorri da solo…

Cerco, tuttalpiù, di soffermarmi sui consigli che mi provengono dalle persone che mi stanno accanto e di cui mi fido.

 

E cantautori o gruppi rock che ti hanno maggiormente influenzato?

Iggy Pop, Billy Idol, Mick Jagger (Stones), AC/DC, Led Zeppelin, Doors, Velvet Underground, Motorhead, Oasis…

Ma i miei riferimenti musicali sono comunque molto ampi; sai… sono influenze che ti arrivano anche solo per il semplice fatto di vivere in un posto durante un determinato periodo storico o di frequentare e muoversi per locali notturni e discoteche; per questo risento anche delle influenze della New Wave e mi piace la musica elettronica degli Orbital e LCD Sound System….

 

Qual è per te il momento più bello della tua carriera di musicista?

Ne ho diversi… Il primo concerto a Londra… poi sul palco del Wakestock Festival nell’edizione 2008 per aprire i giochi… Ma, soprattutto, quest’ anno 2016, l’ uscita del mio album! Davvero uno dei momenti più belli della vita!

 

Come vedi la situazione del rock e dei cantautori in Italia?

Tantissimi talenti per poche strutture e pochissimo mercato.

 

Cosa stai progettando a livello musicale per l’immediato futuro?

Sto preparando dei live sia in Italia che in Gran Bretagna. Dopodiché rientrerò in studio a Londra per registrare del materiale che sto scrivendo e che darà vita ben presto, ad un nuovo album!

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